Il Tirreno

Fischia il vento, infuria la bufera La Cuoio si prende il Magona

Francesca Lenzi

Un gol dopo tre minuti, uno in chiusura di partita. Nel mezzo un Piombino incapace di reagire. Contestazione nel finale

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Fischia il vento e infuria la bufera sullo stadio Magona. E la colpa è non soltanto del maestrale che ieri ha fatto la voce grossa, scompigliando letteralmente capelli, maglie e buoni propositi dei nerazzurri. Il Piombino ha infatti perso contro la Cuoiopelli, secondo una tradizione che è difficile da abbattere. Stavolta però c’è qualcosa in più. O in meno. Dipende da come la si guarda. Di solito le sfide contro i conciari prevedevano di default polemiche e rigori contestati, azioni confuse e recriminazioni a non finire.

Stavolta no. Questa volta abbiamo perso e tutti zitti, anche perché c’è davvero poco da dire. Qualcuno in tribuna ha provato a lamentarsi del risultato: «Hanno fatto mezzo tiro in porta», ma è stato prontamente redarguito da qualche altro piombinese dotato di maggiore obiettività: «E perché noi che s’è fatto?».

Alla fine il tabellino parla di due gol a zero per gli ospiti che hanno iniziato a giocare con il vento a favore, indovinando subito la traiettoria vincente per il vantaggio. Il povero Giacobbe nei primi quarantacinque minuti ha provato a lottare con il maestrale, ma a ogni rinvio più alto di una spanna, le raffiche maligne gli restituivano il pallone come volessero giocare con un boomerang invisibile e beffardo.

Nella ripresa il favore di vento è toccato al Piombino ma pensate che sia cambiato qualcosa? Quando mai. La Cuoio ha gestito senza particolari affanni, trovando anzi il raddoppio nel finale di gara.

Ma andiamo con ordine. Frustati dal vento, i tifosi hanno trovato posto in tribuna o sulle gradinate del Magona. I più freddolosi hanno preferito rinunciare a una seduta, guardando in piedi la partita dal lato bar, dove picchiava un debole solicchio. Aspettavano una vittoria, i tifosi. Se l’aspettavano sia in virtù di una sfida ormai tradizionale e spesso finita a favore della Cuoio, che per il momento particolare che sta vivendo la squadra, relegata in fondo alla classifica quasi al giro di boa della stagione. In settimana erano poi arrivati tre nuovi arrivi (Bigazzi, Valente e Principe) che facevano ben sperare per questa domenica, come per le prossime. Insomma, doveva essere la giornata della svolta. Come nel più crudele dei destini però, pronti, attenti, via e il Piombino va sotto: al 3’, su calcio d’angolo di Ghelardoni, sbuca Tempesti sul secondo palo per l’1-0 degli ospiti. La reazione del Piombino manca a tal punto che all’11’ la Cuoiopelli rischia di raddoppiare con Mengali ed è soltanto la prodezza di Giacobbe a impedirlo. Al 35’ Zaccaria crossa dalla sinistra e ci pensa Mancini, con una mezza papera, a ravvivare la partita, prima di riuscire a liberare. Quattro minuti più tardi è ancora Zaccaria a farsi vedere con un assist in profondità verso Catalano, anticipato all’ultimo proprio da Mancini.

Il rientro dagli spogliatoi non è indimenticabile. Occorre attendere il 10’ per un’azione degna di nota: Bigazzi lavora bene il pallone e appoggia a Zaccaria che calcia rasoterra. Il tiro però è debole e Grasso para senza problemi. Un altro minuto e ci prova Petrone, ma la conclusione è stoppata da Botrini. Al 23’ Cuoio in avanti: punizione dai 25 metri di Ghelardoni, con traiettoria alta. Al 31’ prova a fare meglio, dall’altra parte, Bigazzi, ma anche lui calcia sopra la traversa. Cinque minuti prima, tuttavia, lo stesso cecinese si era messo in mostra con un cross teso sul primo palo, deviato di testa da Iacopo Rocchiccioli con poca fortuna. Il Piombino cerca il gol – con poca convinzione a dire il vero – ma la Cuoio segna. E così al 38’ arriva il 2-0 degli ospiti con Ghelardoni che mette in rete, solo davanti a Giacobbe, su assist di Rossi, la rete della sicurezza. Gli ultimi minuti hanno il sapore del supplizio, con i tifosi che pian piano lasciano lo stadio. Fra questi anche gli ultras che, spostandosi a ridosso dell’ingresso degli spogliatoi, hanno contestato società e giocatori.

Fischia il vento e infuria la bufera al Magona. Nel mezzo, a prendersi le raffiche come fossero schiaffi, un Piombino ultimo e in forte crisi. —

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