Il Tirreno

Su un campo infame una partita brutta e meravigliosa

Nel calcio, ci sono vittorie che possono davvero cambiare il corso della stagione. Perché magari sono frutto del bel gioco, degli scambi puliti, dei movimenti giusti e della tattica. O perché sono...

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Nel calcio, ci sono vittorie che possono davvero cambiare il corso della stagione. Perché magari sono frutto del bel gioco, degli scambi puliti, dei movimenti giusti e della tattica. O perché sono straripanti e rendono consapevoli gli stessi giocatori del loro valore.

Oppure perché sono sofferte, strappate coi denti e con le unghie al termine di partite bruttine se non proprio brutte. La partita di ieri è stata brutta perché giocata su un campo infame. Brutta sotto il profilo tecnico. Brutta perché ha prodotto un risultato striminzito, stiracchiato. Brutta perché si sono sprecati i calcioni, le spinte, i rinvii come viene viene, le palle lunghe, le palle sporche, le palle piantate nelle pozze.

Brutta, insomma. E meravigliosa.

Su quel fango si è combattuta una battaglia vera, durissima. Chi pensava che il Cecina venisse a timbrare il cartellino per poi ordinare il rompete le righe si è sbagliato in pieno. I ragazzi in rossoblù hanno dato l’anima. Quelli in maglia bianca (in maglia marrone dopo un minuto) hanno dato l’anima e mezzo. Sul quel campo hanno lasciato sudore, sangue e anche l’illusione che bastasse giocar bene per uscire dalla crisi. Serve anche altro. Serve quello che si è visto ieri al Magona: la rabbia, la fame, la voglia di rivincita.

C’è una scena alla quale hanno assistito in pochi, dopo la partita. Fuori dalla sede, un omone grosso così non riusciva a stare fermo, camminava e si nascondeva per non far vedere che stava piangendo. Quell’omone gonfio di muscoli era Simone Palumbo, il preparatore atletico, “il prof” come lo chiamano i ragazzi. E le sue erano lacrime di gioia, di liberazione.

In campo si è visto anche il rientro di bomber Petrone. E si è visto eccome. Anche se non ha segnato, ha fatto reparto da solo. Letteralmente da solo, visto che il Piombino era in dieci dopo l’assurda espulsione di Calabrese. Cala questa partita la sentiva. Cecinese come Buselli, per loro due il derby valeva doppio. Ma il Buse è un marine che lascia l’emotività nello spogliatoio e si porta in campo solo la grinta. Calabrese no, aveva voglia di dimostrare troppe cose. Ci è riuscito eccome con il gol partita, ha rischiato di rovinar tutto con due cartellini gialli (il primo però non si dovrebbe mai dare). Errori di gioventù.

E poi Giacobbe. Cosa si può dire di un portiere che in una partita del genere, con il Piombino in vantaggio ma in inferiorità numerica, si distende e para un calcio di rigore? E si ripete due secondi dopo. E che già nel primo tempo aveva tenuto in partita i suoi con un paio di interventi provvidenziali? Si può dire bravo, anzi si deve dire bravissimo. A lui ma anche a tutti gli altri.

Il Piombino ora ha agganciato il Cecina a quota 10, non è più penultimo ma terz’ultimo e a due punti dalla zona salvezza. È solo un primo passo, un inizio, ma è un passo importante. Che potrebbe invertire la rotta. —

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