Il Tirreno

la nuova avventura 

Luca Gherardini la tocca piano «Piombino, mi aspettavo altro»

FRANCESCA LENZI
Luca Gherardini la tocca piano «Piombino, mi aspettavo altro»

L’ex capitano nerazzurro spiega i motivi dell’addio e la scelta del Venturina «Qui ho trovato un ambiente giusto, un progetto e un modello di società»

3 MINUTI DI LETTURA





PIOMBINO

I primi calci da bimbetto, sull’erba di quel vecchio glorioso Magona nel quale è tornato poi a giocare da grande. 9 anni in nerazzurro, dalla Prima categoria all’Eccellenza. Gli ultimi quattro da capitano, dopo che il fratello Andrea scelse di andare a Venturina. E il Venturina adesso è anche la sua realtà. Luca Gherardini, capitano, piedi, testa e cuore piombinesi ha scelto infatti in estate la maglia biancoceleste.

Quando è maturata la scelta di lasciare il Piombino?

«Qualcosa si è rotto nella passata stagione, durissima sia dal punto di vista calcistico che extra. Non funzionava niente. Il campo, le persone intorno sempre meno. L’unica cosa che andava bene era il gruppo, insieme a mister Miano e al direttore Madau».

Che però a fine stagione se ne sono andati. Insieme ad alcuni giocatori. Quanto ha contato tutto questo nell’addio al Piombino?

«Ha influito, perché oltre al calcio c’era l’amicizia».

Perché il Venturina?

«I motivi di lavoro sono all’ultimo posto. Fra l’altro ero stato chiamato anche dal Cecina, neopromosso in Eccellenza e con allenamenti serali. Invece ho scelto il Venturina dove ho trovato un modello di società che tutti dovrebbero seguire. Un settore giovanile che funziona, un’organizzazione importante e la capacità di riuscire in tutto quel che fa. Insomma, un ambiente giusto, inutile nascondersi».

E tuo fratello Andrea?

«No, lui non mi ha detto nulla. Certo, ha sempre parlato bene del Venturina, ma non ha influenzato la mia scelta, anche perché aveva già deciso di passare al San Vincenzo. Dopo tutti gli anni che abbiamo giocato insieme mi ha rotto le scatole e ho aspettato andasse via per vestire la maglia biancoceleste (ride, ndr)».

Da lui prenderai anche la fascia da capitano?

« No, figuriamoci, non mi permetterei mai. Il capitano è Matteino (Lunghi, ndr) ed è giusto così dopo 10 anni col Venturina. Io sono solo l’ultimo arrivato».

Come ti trovi?

«Bene. È un bel gruppo, tanti giovani e del posto. E questa cosa conta, ed era il segreto del Piombino degli ultimi anni. Piombino al quale resto ovviamente affezionato, ma dal quale mi sarei aspettato altro nel momento del mio addio. Sicuramente non un grazie, insieme ad altri sei nomi, su un post di Facebook. Comunque spero che faccia bene pure in questa stagione, anche se vedo tutta un’altra cosa rispetto alle dichiarazioni rilasciate dalla società negli ultimi anni. Credevo si continuasse a portare avanti un gruppo di ragazzi del posto e invece non è così. E penso anche ai sacrifici chiesti a noi piombinesi dalla società, serviti a poco, direi. Voglio però ringraziare qualcuno».

Prego.

«Il comitato #stadioxtutti. Un ringraziamento più che doveroso per persone che hanno fatto un lavoro eccezionale per quel Magona che speravo di rivedere “in forma”».

Possibile un ritorno in nerazzurro in futuro?

«Ora dico no. A Venturina posso pensare solo a giocare, alleno anche i bimbi del 2005 e ho trovato un progetto giusto. A Piombino non lo sapevo che progetto c’era. Fra l’altro per i miei problemi ad allenarmi la sera, la società mi propose di unirmi alla Juniores provinciale. Una proposta, calcisticamente parlando, inaccettabile. Per educazione risposi che dovevo pensarci. Era meglio ringraziarmi e salutare. Sarei stato più contento». —

FRANCESCA LENZI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino