Il Tirreno

Piombino, che hai? I tormenti dei due capitani

di Alessandro De Gregorio
Piombino, che hai? I tormenti dei due capitani

Gherardini e Fatticcioni preoccupati per il futuro «Non è possibile pensare di andare avanti così»

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PIOMBINO. Uno, Luca Gherardini, è capitano e in nerazzurro da nove stagioni. L’altro, Alessio Fatticcioni, è vicecapitano e in nerazzurro da tre. Non sono solo compagni di squadra: sono amici, portano lo stesso soprannome “Leone”, se lo sono tatuati entrambi su una coscia. Sono colonne del Piombino, la squadra della loro città. Non parlano mai a vanvera e se aprono bocca è sempre per unire, per costruire. E amano sinceramente quella maglia.

I capitani ora hanno un tormento e non ci girano intorno. Sanno che questa stagione agli sgoccioli non è affatto da buttare, potrebbe anche regalare i playoff. Ma qualcosa è cambiato rispetto all’anno precedente, e non solo per la finale di Gavorrano e il sogno della serie D cullato a lungo. Qualcosa è cambiato nell’ambiente e loro sono preoccupati per il futuro. Quella del 22 contro il San Gimignano potrebbe essere la loro ultima partita con l’Atletico.

«Noi vogliamo restare ma non è possibile pensare di andare avanti così», dicono.

Il loro ragionamento comincia con la base del calcio e della loro attività: il campo. «Sia sotto il profilo della capienza - dice Fatticcioni - perché quello dei 200 posti è un limite ridicolo e non è possibile trasferirsi a Venturina per le partite di cartello come è avvenuto quest’anno contro il Grosseto, sia sotto l’aspetto del terreno di gioco. Troppi infortuni, sia in partita che in allenamento. Spesso siamo stati costretti ad allenarci sul sintetico a sette del Cotone, addirittura su quello di calcio a 5 al Magonello oppure in un agriturismo a San Vincenzo. Allenamenti che, negli ultimi tre mesi, abbiamo fatto senza il preparatore». Perché anche Andrea Del Gaudio se ne è andato a campionato in corso, con il povero Seba Miano costretto a fare un po’ di tutto: mister, preparatore, confessore, motivatore. Lo stesso Miano potrebbe lasciare il Piombino a fine stagione, provando magari a salire di categoria visto che le offerte non gli mancano. «Ma io aspetterei a dirlo, vediamo, non è detto», aggiunge Gherardini. E il suo sembra più un auspicio.

Poi c’è la questione del direttore generale. Enzo Madau ha già annunciato l’addio a fine stagione. «Enzo ha un carattere particolare ma è un punto fermo per il Piombino - dice Gherardini - Non ce ne sono di più bravi in giro a questi livelli. La società dovrebbe fare di tutto per convincerlo a restare».

Altri se ne sono andati negli ultimi mesi. Alcuni volontari, per esempio. Con la conseguenza che, aggiunge Gherardini, «in settimana non c’è quasi nessuno e la domenica mattina quando facciamo il risveglio muscolare c’è lo Zezze, un ultrà, a fare le righe del campo. Oppure Elena della segreteria (la mamma di Kevyn Catalano, ndr), l’ho vista tracciare il campo anche sotto l’acqua».

E poi c’è un presidente, Massimiliano Spagnesi, che di recente ha ribadito l’intenzione di restare e ha anche rilanciato l’idea di un azionariato popolare. Ma che quest’anno è sembrato più assente.

«Capisco che abbia problemi con la propria azienda - dice Gherardini - e per il Piombino fa anche troppo. Ma noi ne sentiamo la mancanza. Nello spogliatoio è venuto una sola volta, in trasferta non si vede più, insomma ci sentiamo quasi abbandonati. Poi magari è anche colpa nostra, perché siamo noi ad andare in campo e dobbiamo prenderci le responsabilità per primi. Ma è un clima pericoloso, si rischia di perdere e far perdere l’entusiasmo. A chi? Al pubblico, ma anche ai giocatori. Soprattutto a quelli che non sono piombinesi».

«Dopo la vittoria sul Grosseto - riprende Fatticcioni - è successo qualcosa. A dicembre siamo entrati in crisi con un filotto di risultati negativi. Invece di potenziare la squadra abbiamo perso tre giocatori: due se ne sono andati e uno ha smesso. E meno male che a gennaio è arrivato Buselli...».

«Siamo giocatori - prosegue Gherardini - e non spetta a noi mettere bocca nell’organizzazione. Non è il nostro obiettivo. Il fatto è che amiamo davvero questa squadra, questi tifosi e questa società. Vorremmo solo più chiarezza: cosa si vuole fare per il Piombino? Vivacchiare e rischiare di perdere l’Eccellenza, e magari tornare a sprofondare in Seconda categoria, o impegnarci a ritrovare lo slancio e la voglia? La squadra c’è ed è ancora competitiva, il settore giovanile è un vero patrimonio. Ma non bastano. Ripeto, la nostra intenzione è restare qui, per me fino alla fine della carriera ma credo anche per Alessio. Però vogliamo chiarezza».

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