Il Tirreno

Il sogno, la rabbia, l’amore 

di Alessandro De Gregorio
Il sogno, la rabbia, l’amore 

Applausi scroscianti per i nerazzurri a fine partita nonostante la sconfitta

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GAVORRANO. La scena finale racchiude tutto. La partita è appena conclusa, scorrono i titoli di coda mentre i tifosi del Piombino sono aggrappati alla rete di recinzione, inferociti non per la sconfitta ma con l’arbitro e i guardalinee.
I giocatori del Roselle, quelli «col pigiama biancoceleste» come li aveva chiamati un ultrà, festeggiano la vittoria. I giocatori nerazzurri sono ancora disorientati, delusi, alcuni furiosi. L’adrenalina è ancora in circolo. In campo e fuori. Alla rete, i tifosi sembrano sul punto di straripare. Non c’è un poliziotto, sono tutti fuori. Ci hanno perquisiti una, due, tre volte, ma sono tutti all’ingresso dello stadio.
Qualche giocatore del Piombino si avvicina, quasi titubante, a quella rete infuocata.
La rabbia si spegne, si accende qualcos’altro.
Parte un applauso che sembra non finire più. Oltre cinquecento persone, tante sono venute a Gavorrano per sostenere il Piombino in questa inaspettata finale playoff, tributano la loro gratitudine, esprimono il loro amore per questi ragazzi. Sconfitti ma vincitori. Si levano i cori, sventolano le bandiere, suonano le trombe, i tifosi sono tutti in piedi a battere le mani e anche i piedi.
Mille mani, mille piedi.
Capitan Luca Gherardini è il più commosso. Ricambia l’applauso, poi si gira per nascondere le lacrime.
C’è Sebastiano Miano, l’allenatore esordiente, il siciliano di poche parole e tanti fatti, che riunisce la squadra in mezzo al campo. «Vedete – dice ai suoi ragazzi indicando i tifosi – tutto questo è merito vostro. Siate orgogliosi di quello che avete fatto, oggi avete perso solo una partita ma in questi mesi avete conquistato l’affetto e la stima della vostra gente».
I giocatori sciolgono il capannello e vengono tutti fin sotto la gradinata. Si spogliano, lanciano maglie e calzoncini ai ragazzini delle giovanili. Come se avessero vinto il campionato di serie A.
C’è un clima di festa, come doveva essere e come è stato.
La scena finale racchiude tutto, dunque. Ed è da questa che bisogna ripartire.
E pazienza se non è andata come sperava il popolo nerazzurro. La serie D resta un sogno, cullato per quasi tutto il campionato di Eccellenza.
Non era previsto, non era prevedibile, è successo.
Il Piombino ha stupito tutti ed entra ai box con la testa altissima dopo un’interminabile corsa ingaggiata con due fuoriserie costruite per stravincere, la capolista Seravezza e questo Roselle che da domani potrebbe cambiare casacca per indossare quella del Grosseto.
Ripartire dal terzo posto, quindi, da una finale playoff; da una squadra giovane e competitiva; da un rinnovato feeling con la propria gente. Non è poco. È moltissimo.
Quest’anno al Magona le presenze sono pian piano aumentate, gli ultrà delle Brigate d’acciaio hanno sempre seguito la squadra. Le prove generali dello stadio mobile si sono viste nella partita di ritorno proprio con il Roselle, quando quasi quattrocento piombinesi invasero quel campetto assolutamente impreparato.
Ieri sulle gradinate del Malservisi di Gavorrano ce n’erano oltre cinquecento di tifosi sponda nerazzurra. Tra questi, mezza squadra del Salivoli, giocatori e dirigenti del Venturina (Andrea Gherardini, Giacomo Brunacci, il presidente Simone Poli, l’ex allenatore Giovanni Bardocci, il mister degli juniores Felice Cantelli, e ci scusiamo per quelli che non abbiamo riconosciuto) che hanno restituito la cortesia di una settimana fa quando mezzo Atletico andò a sostenere i biancocelesti per la finale playout. C’erano il consigliere regionale Gianni Anselmi, c’erano altri ex come Alessandro Tognarini, Alessandro Guasti, lo stesso Luca Rocchiccioli padre dei gemelli Iacopo e Tommaso.
C’erano un po’ tutti. E le mamme, le immancabili mamme dei giocatori con i nomi dei figli stampati sulle magliette. Era anche la loro festa ed era pure San Mattia, onomastico del portiere Mattia Rizzato che il suo lo ha fatto, compreso un colpo di testa in tuffo fuori area, in apertura di partita, che nemmeno Pierino Prati del vecchio Milan.
C’era tutto e c’era una gran voglia di lasciar esplodere la gioia. Ma è andata diversamente. Il Roselle ha fatto la sua partita: squadra esperta, rocciosa, con un sontuoso Gorelli, fisicamente invalicabile. E là davanti con Nieto e Vento continue spine nel fianco della difesa. Immarcabile solo il secondo, perché stavolta sua maestà Nieto è stato spento da un Alessio Fatticcioni in formato de luxe.
Squadra forte, il Roselle, che ha meritato di proseguire nei playoff nazionali, ma troppo fallosa. Va detto anche questo. Ore 16.00.00, calcio d’inizio battuto dal Piombino. Ore 16.00.03, Gherardini falciato a freddo da Ciolli. Ore 16.06, Diego Pellegrini cinturato in piena area sotto gli occhi di un arbitro Maccarini che ha permesso qualsiasi ruvidezza ai maremmani e che invece ai nerazzurri non ha perdonato nemmeno un “porcamiseria”. Ne hanno fatto le spese Vincenzo Quarta, cacciato all’inizio del secondo tempo, e i gemelli Rocchiccioli (uno dal campo, uno dalla panchina) che hanno protestato dopo la clamorosa svista, il fallo laterale non concesso nei minuti di recupero dal quale è nato il raddoppio del Roselle.
È andata come è andata. Grazie lo stesso, ragazzi, per averci fatto vivere un sogno.

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