Il presidio
San Mattia Rizzato (e la sua mamma) tra Pelle e Cata
Il Piombino soffre e poi gioisce con l’Urbino Taccola Un centinaio di tifosi in delirio anche a Uliveto Terme
INVIATO A ULIVETO TERME. Per le coronarie, i momenti più terribili della partita sono stati il pareggio di Sammuri e le grida della mamma di Rizzato. Ogni volta che la palla arrivava dalle parti del portiere del Piombino, dalla tribuna partiva un «Matiiiiiiiiiiiiii» tra i duemila e i tremila decibel, un urlo che ti rimescolava il sangue (agghiaggiande, cit. Antonio Conte). Però non dovevano esserci cardiopatici nei paraggi, perché alla fine non si sono registrati malori a Uliveto Terme.
A parte questo, il resto è stato il solito trionfo dei nerazzurri. Solito non certo perché scontato (anzi), ma nel senso che ormai questi ragazzotti ci hanno abituati bene. E chi se ne importa se anche Seravezza e Roselle continuano a vincere. Oh, alla penultima si scozzeranno fra loro e qualcosa succederà.
Bello l’impianto sportivo dell’Urbino Taccola, squadra intitolata al podista che morì nel 1911 a San Paolo del Brasile subito dopo aver vinto la sua 107ª maratona. Bello davvero, un gioiellino verde immerso nel verde più verde che c’è, incorniciato da dolci colline e con una confortevole tribuna coperta. Unico difetto, il campo dista dalla tribuna una ventina di chilometri, forse ventuno, c’è praticamente un fuso orario diverso. Avercene, comunque, di questi impianti.
Presenti molti tifosi piombinesi, non uno stadio mobile ma comunque un centinaio di persone tra mamme, babbi e fidanzate dei giocatori, dirigenti, pensionati, ragazzi delle giovanili nerazzurre e gli immancabili ultrà delle Brigate d’acciaio con bandiere e striscioni. Questi ultrà non sentono storie, prendono e partono anche se sono in tre o quattro.
In tribuna anche due giocatori che non avrebbero dovuto essere lì: bomber Papa, stirato, e sette-finte Poggi, squalificato.
Un altro che avrebbe voluto essere in campo è Fatticcioni, ma prima una caviglia e poi la febbre hanno tenuto fermo per tutta la settimana il ministro della Difesa. Alessio è in panchina, pronto a immolarsi, ma non ce n’è bisogno: con il numero 5 sulle spalle Del Gratta-e-Vinci offre una prestazione da spellarsi le mani dagli applausi. Non sbaglia un intervento, ma nemmeno mezzo, ma neppure un pezzetto. E poi è rientrato dalla squalifica Tommaso Rocchiccioli e in difesa si sente. Il gemello Iacopo è più avanti, si prende la sua consueta dose domenicale di bòtte ed educatamente - perché sono bimbi educati - provvede a restituirle.
Come parte bene questo Piombino. Mamma mia, sembra che giochi sul velluto. Pellegrini ha il numero 10, si chiama Diego e, insomma, fate voi. Dopo dieci minuti Diego gonfia già la rete e mica perché ci inciampa: si mette in testa di fare il Batistuta e simula il gol realizzato dall’ex viola a Wembley contro l’Arsenal. Esagerato? Mica tanto. Passano altri minuti e Pellegol ha la palla del raddoppio ma tira una sassata in bocca al portiere.
Gli ultrà intanto cantano, il pubblico si diverte.
Poi comincia la sofferenza. Perché i rossi di Uliveto non sono fenomeni ma ci danno dentro, preferibilmente con le cattive.
E cominciano ad arrivare un po’ troppo spesso davanti a Rizzato. Mentre la mamma del portiere si danneggia le corde vocali, lui sembra Gatto Silvestro quando lo prendono a martellate sulla coda. Mattia salta e arriva ovunque, mette pezze, tira giù la saracinesca e difende il risultato.
Nella ripresa però la sofferenza aumenta. Gherardini, il capitano che fuma sigarette normali ed elettroniche nello stesso momento ma che sembra avercene tre, di polmoni, sbuffa a centrocampo e resiste a calcioni di ogni tipo e intensità. Ne prende parecchi anche Giudici, ne prendono i due Luci. Ne prende uno a tradimento Del Gratta, talmente evidente che mister Miano dice qualcosa all’arbitro. Il quale concede il fallo ma caccia l’allenatore. Miano corre via, passa dalla tribuna, scende, si piazza alla rete di recinzione e continua a gestire la squadra da lì.
Il premio per the best pedatone of the day però lo vince Quarta, che in uscita sulla propropria fascia da un anticipo vincente viene abbattuto dal numero 9 Vaglini. Il giovane nerazzurro prova a restare in campo ma, con una gamba sola, al massimo può giocare a campana. E non ci sono gessetti. Così verrà sostituito.
È il momento più difficile per il Piombino, che nel frattempo paga pegno anche alla stanchezza. Rizzato compie un miracolo su Vaglini e tocca la palla anche sulla ribattuta di Sammuri, ma non basta: il tiro è forte e la palla entra.
Tutto finito sull’1-1? Macché. I cento della tribuna urlano come mille - mamma di Rizzato esclusa - e i nerazzurri in campo non ci stanno a smettere di sognare. Miano inietta forze fresche: lo juniores Fontana e il jolly Serri.
Davanti, le provano di tutte per riportarsi in vantaggio. Fino alla zampata di Catalano, che su calcio d’angolo arriva come un treno e firma il 2-1. Poi è batticuore, ma alla fine è festa grande. Come sempre.
Guardatela voi, la serie A.
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