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Una vittoria nel nome di Gabriele
Enzo Grandi racconta il trionfo nella 100 di Montecristo e ricorda il figlio, scomparso un anno fa a Calamoresca
Qualche giorno fa si è conclusa la splendida manifestazione velistica “100 di Montecristo”, organizzata da lo Yacht Club Marina di Salivoli e il Circolo Nautico San Vincenzo. L’armatore di Luna, lo Swan 45 vincitore, ricorda con commozione quell’impresa e ricorda anche il figlio Gabriele.
di ENZO GRANDI
I. l pensiero di ritornare su Luna senza uno di noi, mi procura un grande malessere, ma Giacomo, attratto dal fascino di Montecristo e dall'insistenza degli amici, decide di partecipare a questa manifestazione.
In fretta e furia, raduna un equipaggio di provata esperienza, purtroppo, nessuno ha buona conoscenza di Luna e così vengo forzatamente arruolato.
La mattina della partenza, è una splendida giornata di sole, buon vento e un bel -cielo limpido.
È la prima regata a cui io e Giacomo partecipiamo senza Gabriele. I ricordi dei nostri giorni più belli mi passano rapidamente davanti.
Assorto nei pensieri vedo salire un nuovo componente l'equipaggio.
Non lo conosco e lui si presenta educatamente.
Piacere sono Gabriele.
Improvvisamente mi assale una grande emozione, esco rapidamente dalla barca e salgo sul molo dove incontro Silvio, maestro e compagno di tante combattute regate. Il ricordo di Gabriele ci bagna gli occhi. Restiamo in disparte immersi in un grande dolore.
Andiamo avanti, la vita continua.
Partenza da piazza Bovio, stupenda terrazza sul mare dove gli spettatori possano ammirare dall'alto le manovre degli equipaggi.
Iniziano le procedure di partenza.
Io al timone, mio figlio Giacomo alle drizze, Roberto Cantini alla tattica. Fortuna Apollonio, detto Apo alla randa, Laura Carlesi, alle scotte, Giacomo Toni prodiere, Alessio Topi grinder Gabriele Ghilardi all'albero.
La partenza non è delle migliori, Roberto, forse intimorito dalla penalizzazione inflitta in caso di partenza anticipata mi tiene a distanza. Le urla di Apo che s'accorge del ritardo non distraggono il resto dell'equipaggio.
Siamo partiti, il vento fresco, ci sbanda notevolmente, siamo leggermente dietro, ma una buona virata ed un ottimo bordo, ci fanno sfilare tutti gli altri concorrenti.
Giriamo la boa del Falcone per primi. Con un'ottima manovra issiamo rapidamente lo spy e prendiamo la direzione di Cerboli.
Per chi ama il mare e la vela, lo spettacolo è fantastico: trentotto imbarcazioni che sfilano in quel mare azzurro armate con vele di tanti colori.
L'isola di Cerboli si avvicina rapidamente, veleggiamo a 9 nodi e tutto l'equipaggio si congratula per le belle manovre.
Giriamo l'isola per primi e dirigiamo su Montecristo.
I vecchi marinai, insegnano che le regate più lunghe, si vincono onda dopo onda, senza scoraggiarsi e senza facili entusiasmi.
Infatti un bordo sbagliato e un calo di vento ci riportano alla realtà.
Tre barche più grandi, approfittando di un bordo più largo, ed un vento più forte, ci superano con facilità; le altre che seguono e da cui avevamo preso un grande vantaggio si avvicinano rapidamente.
Gli entusiasmi si spengono, ma, il panorama con Elba, Pianosa Montecristo e Scoglio D'Africa ci regalano grandi emozioni.
Abbiamo il Gps in panne, così doppiamo l'Affrichella molto a largo e con qualche timore.
Iniziamo una bolina stressante, con vento intorno ai venti nodi e con onda formata, ci alterniamo al timone e riguadagnamo acqua sugli altri concorrenti.
Il vento e le grandi onde, ci sballottano come fuscelli, sembrano accanirsi contro di noi mentre Luna continua ad avanzare senza lamenti o cigolii.
Il tramonto sulla Corsica è spettacolare, ma il freddo e l'umidità cominciano a farsi sentire. Cala il divertimento ed inizia la sofferenza.
Siamo arrivati a punta Polveraia, la luna piena appare in tutta la sua intesità, le luci di Pomonte brillano davanti a noi, il mare comincia finalmente a calmarsi.
Le imbarcazioni che ci precedano sono cadute in una buca di vento, sembrano quasi ferme, davanti c'è calma piatta, ma Luna, che dà il meglio di se con aria leggera, continua a navigare. Vediamo le luci avvicinarsi rapidamente e presto le superiamo.
Soffriamo per un buon tratto. La stanchezza e il freddo si fanno sentire, lasciamo il timone ai più coraggiosi e in molti andiamo a dormire.
Mi sveglio, salgo in coperta, tutti dormono infreddoliti, solo Roberto e Apo, sorretti da una immensa passione di mare, manovrano per non perdere quel briciolo di vento che ci accompagnerà fino all'arrivo.
Ore 2,30 vediamo il porto di San Vincenzo, non si scorgono luci di altre imbarcazioni; siamo sicuri di aver ben navigato, ma non abbiamo certezza di essere primi.
Mentre Giacomo timona tagliando l'arrivo, veniamo accolti dai festeggiamenti insonnoliti del comitato di regata. Ora esultiamo anche noi. Un gommone a motore appare nella notte, porta i suoi personali complimenti. Niente champagne, non era previsto, ma brindiamo con una buona bottiglia di vino.
Abbattiamo il genoa e dirigiamo la prua verso Piombino, il motore ci spinge velocemente, il mare continua ad essere piatto e la luna illumina tutta la costa.
Passiamo davanti a Calamoresca, quel posto magico e bellissimo, dove Gabriele ci ha lasciato in una luminosa mattina di maggio.
Ricordo il suo gesto finale, tante volte ripetuto al termine di ogni regata. Ora sento la sua mano battere con forza nella mia e lo vedo sorridente insieme a noi.
In silenzio Giacomo si porta verso prua, lo vedo rivolto verso terra. So che in questo momento sta parlando con suo fratello. Sentiamo la sua presenza, la sua voce, il suo entusiasmo e la sua felicità per questa bella vittoria.
Un ringraziamento a tutto l'equipaggio che in silenzio ha condiviso con noi questi momenti carichi di emozione.
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