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Addio a Vitaliano Neri, il calcio a Venturina
Il ricordo: ci sono uomini che ad un certo punto diventano un tutt’uno con quello che fanno
di STEFANO TAMBURINI
Ci sono uomini che a un certo punto diventano un tutt’uno con quello che fanno. E Vitaliano Neri è stato uno di questi. Nella sua Venturina a lungo ha impersonato il calcio, la maglia biancoceleste e tutta la magia di un modo di fare sport che non esiste più.
Vitaliano è stato salutato ieri per l’ultima volta nella chiesa della Sacra Famiglia. È morto, a 75 anni, all’ospedale di Piombino dopo aver perso l’ultima battaglia contro una malattia che si era aggravata negli ultimi due anni a ridosso della scomparsa della figlia Simonetta. In chiesa c’erano molti dei suoi ragazzi di allora guidati come in campo da Alfonso Sicurani, gli ex presidenti Coraldo Cavicchi e Giulio Mariani, tanti appassionati.
Il mestiere di Vitaliano Neri era quello di imprenditore nel settore degli pneumatici, con le due officine di Venturina e Piombino gestite con l’amorevole cura che ha saputo destinare al pallone. Originario di Grosseto, era stato avviato sia al mondo delle gomme sia al calcio dal fratello Romano. E da Grosseto era arrivato a Venturina diventando amico di tutti. Insomma, sembrava che fosse lì da sempre. La passione per il calcio lo aveva fatto subito innamorare della squadra che si esibiva nel vecchio campo sportivo Valentino Mazzola, molto piccolo e spartano ma capace di aggregare un’intera comunità intorno alle sorti della squadra.
Era così coinvolto e attratto da quei colori fino al punto di diventarne presidente e in gran parte finanziatore, dal 1972 al 1979. Aveva poi passato la mano a Ermanno Paolicchi, ma anche dopo aver ceduto lo scettro la sua opera era andata avanti con altri ruoli. Sempre a braccetto con il grande amico Nado Bettini, ieri in prima fila a piangerlo come si fa per un fratello.
Anche quando era uscito dai quadri societari non aveva mai dimenticato quei colori. Aveva diviso il tifo e la passione con quella per il Grosseto: specie negli anni della B era sempre al Comunale per non far mancare il sostegno e la sua competenza ai biancorossi.
Vitaliano era capace di scovare e mettere nelle condizioni di crescere tanti talenti, di prendere allenatori poi finiti a trionfare in altre piazze. Uno su tutti, Lamberto Pazzi, l’allenatore di una delle ultime grandi squadre piombinesi. E fu grazie anche al suo lavoro, che a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta, i derby fra Piombino e Venturina conobbero i momenti di maggiore passione.
Carattere ruspante, certe volte anche un po’ burbero, Vitaliano per chi giocava nel Venturina dei quegli anni rappresentava un valore aggiunto. Era l’epoca di un piccolo mecenatismo di stagioni in cui non era difficile vedere tremila spettatori per un derby fra nerazzurri e biancocelesti. C’era rivalità vera, perché identificarsi con quel calcio rustico e passionale era la cosa più naturale di questo mondo.
Oggi le cose vanno diversamente e non si tratta né di avere nostalgia né, più semplicemente, di fare confronti. Si tratta di rendere omaggio a Vitaliano e a quelli come lui che a un certo punto si sono messi a offrire piccoli grandi sogni di periferia senza chiedere niente in cambio. I tanti che erano lì a salutarlo per l’ultima volta sono la testimonianza migliore di una memoria che per fortuna non è andata tutta perduta. Che la terra gli sia lieve.
@s__tamburini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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