Costi, il gran coraggio di un portiere dal carattere indomito
Domani a San Vincenzo una partita di vecchie glorie per ricordare l’ex milanista, recentemente scomparso
SAN VINCENZO. Volava a destra, a sinistra, al “sette”: mille prese plastiche, dentro la cornice di un fisico da atleta. Usciva sui piedi degli attaccanti, rinviava, dava disposizioni alla difesa. Tre mesi fa, è volato in alto. L’ultimo pallonetto dell’arcigno centravanti che lo ha tormentato negli ultimi anni lo ha scavalcato. Nessuna colpa alla difesa: il centravanti, questa volta, ha sferrato la palombella più beffarda, dopo che i suoi bolidi erano stati tutti respinti.
Sergio Costi se n’è andato in silenzio nell’aprile scorso, a 70 anni. Lo ricordiamo ora, visto che domani le squadre di calcio del San Vincenzo delle stagioni 1976-77 e 1990-91 (quelle delle ultime promozioni degli amaranto) gli dedicheranno una partita di “vecchie glorie”. Lo ricordiamo oggi perché il dolore della moglie Silvana e dei figli Simona e Stefano (47 e 44 anni) era troppo forte per finire subito sulle pagine di un giornale.
Quando parliamo del piombinese Sergio Costi, sanvincenzino d’adozione, parliamo di uno dei più grandi talenti che il calcio locale abbia mai espresso. Coriaceo e tenace, a volte burbero, ma gentile e generoso, ben voluto e stimato da tutti, mai ambiguo: pane al pane e vino al vino. Un carattere ribelle e focoso che, secondo la moglie Silvana, ha fatto sì che la sua carriera di portiere non sia stata ancora più grande.
Sergio era una di quelle persone che ragionavano a fondo sulle cose, che non si allineavano mai al gregge, con idee figlie di un’intelligenza cristallina, di una profonda coscienza critica e, non di rado, accompagnate da un grande senso dell’umorismo. Sergio, giovanissimo, andò al Milan. Si trasferì a Milano con i genitori, che lì aprirono un bar. Lui al Milan, il suo grande amico Aldo Agroppi al Torino. Al Milan, Costi trovò la disciplina di Nereo Rocco e il genio dell’”abatino” Gianni Rivera. E trovò, purtroppo, anche un gran portiere come Belli davanti a lui. In seguito, la carriera di Costi, che giocò anche all’Avellino, al Trapani, al Bari e in molte altre squadre di livello, fu segnata da molti gravi infortuni. A ricordarlo è proprio Aldo Agroppi: «Siamo cresciuti insieme – dice l’ex grande giocatore e allenatore – Quando la Magona chiuse, a Piombino c’era miseria. I genitori di Sergio andarono a cercar fortuna a Milano e aprirono un bar. Devo molto ai genitori di Sergio, visto che qualche anno dopo, quando fu mia madre a cercar fortuna a Milano, la ospitarono e la aiutarono. Chiuso, riservato, ma una gran persona. Da giocatore non ha avuto la fortuna che meritava: troppi infortuni gli hanno tarpato le ali. Una vita difficile, la sua: i genitori morirono alle porte di S.Vincenzo in un incidente stradale quando aveva 24 anni, tanti infortuni. Grande fisico, coraggio, talento: davvero un bel portiere. Lo vidi poco tempo fa e mi parlò dei suoi acciacchi. Ho saputo della sua morte solo recentemente: telefonai a sua moglie e lei mi confermò la triste notizia. Nonostante i miei continui viaggi, il mio affetto e la mia amicizia per lui sono sempre stati forti».
Nelle ultime estati si dedicava ai nipoti, andava con loro al parco a giocare a basket e a calcio, con quella sua andatura claudicante per i molti infortuni subìti e lo sguardo fiero di chi è un libro aperto. Allenò a Venturina, fu preparatore dei portieri a San Vincenzo, aveva seguito il talentuoso figlio Stefano nel basket e poi la pallavolo sanvincenzina. Dove c’era un pallone, c’era Sergio. Vedeva lo sport come del resto è: veicolo, per i giovani, di crescita fisica e mentale. «Un amico e un punto di riferimento – racconta il sanvincenzino Vittorio De Logu, ex giocatore di talento – Da allenatore mi diceva che avrei potuto fare di più, e aveva ragione. Una persona di una bontà e un’onestà più uniche che rare, che ha dato tanto allo sport locale. Uno vecchio stile: sacrificio e passione, nessun grillo per la testa. Mi mancherà davvero tanto».
Si unisce a De Logu anche Franco Caporali, che lo ha avuto come allenatore: «Una persona eccezionale – dice Caporali – un uomo onesto, vero, un professionista. Una grossa perdita per chi lo conosceva e per lo sport locale». Costi viveva a San Vincenzo dal 1972. E proprio a San Vincenzo ha cresciuto i figli (che ora vivono entrambi a Roma), partecipando anche alla vita sociale e politica. «Conosco Simona fin dall’asilo, e Stefano è uno dei miei migliori amici – dice il sindaco di San Vincenzo Alessandro Bandini – Ho ammirato sempre Sergio per la sua rettitudine, la professionalità, l’onestà. Anche le sue critiche politiche, a volte dure, sono state sempre costruttive. Ha dato un grande contributo allo sport locale. Se n’è andata una persona perbene».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
