Rugby. I ragazzini allenati da Fabio Caso si impongono alle finalissime dei Giochi studenteschi
Under 12 del Rufus al top nazionale
Paolo Federighi
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Una fase di una partita di rugby a livello giovanile, la squadra Under 12 del Rufus San Vincenzo primeggia nei Giochi studenteschi La bella favola di una piccola società e delle sue squadre multietniche
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SAN VINCENZO. Li possiamo vedere, praticamente tutti i giorni, alla guida dei pulmini tappezzati di scritte di sponsor e con il simbolo del Rugby Rufus di San Vincenzo. Prima, all'andata, li vediamo da soli. Al ritorno, giungono con i mezzi pieni di bambini, parcheggiano in via Azzurri d'Italia e svolgono il consueto allenamento. Poi, di nuovo, tutti a casa, ancora sui pulmini, dopo l'allenamento. Gli autisti sono anche gli allenatori. Uno di loro si chiama Fabio Caso, un lombardo da anni residente a San Vincenzo con la moglie e il figlio. Insieme a lui, altri istruttori sanvincenzini si alternano alla guida degli altri due furgoni della società e nelle sedute di allenamento. In questi anni, insieme all'assiduo e costante lavoro dei dirigenti e degli altri istruttori del Rugby Rufus, Caso è riuscito a togliere dalla strada molti bambini con notevoli problemi familiari, perlopiù provenienti da altre nazioni. Alcuni giorni fa questa sorta di favola ha trovato compimento, quando a San Donà di Piave i ragazzi dell'Under 12 sono diventati campioni d'Italia di categoria a livello scolastico, superando altre 24 squadre di tutte le regioni italiane, vincendo 5 partite su 5, segnando 24 mete senza subirne alcuna. E, fra i piccoli giocatori, anche qualche ragazzina. Questo piccolo miracolo sportivo e di vita si è compiuto grazie agli enormi sforzi della società Rufus. Molti di questi ragazzi non pagano l'iscrizione annuale, e per il gasolio dei pulmini la società sportiva sanvincenzina spende 5.000 euro l'anno. Gli istruttori insegnano lo sport a livello praticamente gratuito, salvo i rimborsi spese per le trasferte, seguendo i bambini anche nelle scuole di San Vincenzo, Castagneto, Venturina e Donoratico. I ragazzi e le ragazze della squadra vengono proprio da questi paesi, e al torneo scolastico nazionale hanno scelto di gareggiare sotto il nome dell'istituto "Borsi" di Donoratico, che più di tutti ha creduto nella bontà di questo progetto, con il Rugby Rufus come tutor. Caso è piuttosto schivo, non lascia trasparire molte emozioni e si capisce che non è tipo da farsi pubblicità. A farla per lui e per il rugby, tuttavia, è Augusto Ottaviano Caboni, ex gestore del Garden Club e adesso consulente turistico-alberghiero, da sempre sostenitore economico e morale della società Rufus. «Probabilmente - dice Caboni - questi istruttori e dirigenti, che lavorano nel silenzio quasi assoluto, non si rendono ben conto della grande opera sociale, di integrazione, educazione e solidarietà che stanno svolgendo. Il rugby è questo: educazione, passione, crescita armonica ed equilibrata, rispetto, lealtà. Uno sport che insegna a crescere bene e a rendere meno dure le asperità della vita». Tra l'Under 12 e l'Under 10, giunta nona ai campionati italiani e anch'essa allenata da Caso, sono 16 le diverse nazionalità di origine dei ragazzi: italiana, giapponese, moldava, ivoriana, cubana, senegalese, romena, macedone, dominicana, albanese, coreana, francese, turca, marocchina, serba, svedese, filippina. Sono in totale 62 i bambini e due, pochi giorni fa, sono stati convocati nella nazionale Under 14: Josè Hernandez Arbolaes, italiano di origine cubana, e Angel Kouras, italiano di origini ivoriane, entrambi nati nel 1998.
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