L'analisi
Casone di Baratti, tanto rumore per nulla: «La proprietà non lo vende»
Coppola: «L’annuncio di cessione? La proprietà esterrefatta, si tratta di un annuncio che potrebbe risalire ad alcuni anni fa»
PIOMBINO. Una tempesta in un bicchiere d’acqua. O, più precisamente, un ampio e articolato dibattito cittadino partito da un annuncio di vendita di un bene che, nella realtà, in vendita non è. Stiamo parlando della vicenda del Casone di Baratti, che ormai da giorni è finita al centro dell’attenzione della politica e dei social, in seguito alla “segnalazione” di un annuncio di vendita pubblicato su un portale specializzato in compravendite di immobili di pregio. Il piccolo particolare – che poi tanto piccolo non è – è che la società proprietaria del bene (la fiorentina Casone di Baratti Srl) fa sapere di non voler vendere l’immobile. Non solo. Attraverso la posizione riportata dal vicesindaco e assessore all’urbanistica Luigi Coppola, la società stessa si dice «esterrefatta dalla notizia». E, di conseguenza, dal dibattito che alla notizia ha fatto seguito. Insomma, mentre in città ci si interroga sul futuro del bene tra proposte di acquisizione pubblica, cambi di destinazione d’uso e ipotesi progettuali, il percorso di vendita dato per scontato viene negato dai diretti interessati.
«A fronte del dibattito sorto sul Casone – fa presente il vicesindaco Luigi Coppola al Tirreno – ho ritenuto opportuno contattare direttamente la proprietà, che è rimasta piuttosto esterrefatta dalla notizia. Secondo quanto riferito, potrebbe infatti trattarsi di un vecchio annuncio, risalente ad alcuni anni fa, pubblicato su un sito inglese che periodicamente rinnova e ripropone le proprie offerte». Nell’inserzione, infatti, si faceva riferimento alla vendita per un valore compreso tra 2,5 e 5 milioni di euro del Casone di Baratti.
Assieme alla vendita veniva riproposto il vecchio progetto di riqualificazione in chiave turistica dell’immobile in grave stato di degrado, situato a pochi passi dalla spiaggia, con trasformazione «in un luxury hotel che prevede di ricavare – si legge sul sito di Lionard – all’interno degli edifici che compongono la struttura, un totale di oltre 30 camere, offrendo la possibilità ideale per la creazione di un resort di lusso dove storia, comfort e design si fondono in un'offerta senza precedenti. Internamente, la redistribuzione degli spazi potrà dare vita a un'esperienza di soggiorno unica, con suite lussuose, aree comuni accoglienti e spazi dedicati al benessere e al relax, come un centro benessere con spa, un ristorante e un bar».
Uno scenario che, tuttavia, fa a cazzotti con le parole del vicesindaco Coppola e con la posizione della proprietà.
«La proprietà – continua il vicesindaco Coppola – ha invece confermato la volontà di procedere con l’intervento già preannunciato al sindaco e al sottoscritto, mettendo a disposizione proprie risorse per la ristrutturazione dell’immobile, nel rispetto degli indirizzi e delle previsioni degli strumenti urbanistici vigenti. L’obiettivo, coerentemente con quanto previsto dal piano, è quello di realizzare un intervento a carattere turistico-ricettivo».
Sui tempi lo stesso vicesindaco, titolare della delega all’urbanistica, nega lo scenario secondo cui vi sarebbero delle scadenze imminenti tali da accelerare eventuali procedure di vendita, peraltro scongiurate dalla proprietà. «Ricordo che, nel caso specifico, il Piano Particolareggiato del Parco Archeologico di Baratti e Populonia è attualmente vigente, anche alla luce delle proroghe intervenute, fino al 2030 – precisa il vicesindaco – A breve la proprietà ci presenterà un progetto preliminare, come concordato nel corso dell’ultimo incontro. In questa fase di elaborazione del Piano Operativo, ci siamo confrontati ripetutamente con tutti i portatori di interesse, con l’obiettivo di approfondire il quadro conoscitivo e raccogliere gli elementi utili alla definizione delle future scelte urbanistiche. Tra gli interlocutori rientra naturalmente anche la proprietà del Casone».
Alla luce del percorso intavolato, l’indiscrezione su una possibile vendita non ha convinto fin da subito gli amministratori. «Fin dall’inizio l’ipotesi di una vendita dell’immobile ci è apparsa poco attendibile e, soprattutto, non coerente con quanto ci è stato direttamente rappresentato dalla proprietà – conclude il vicesindaco – Ritengo quindi che, prima di trarre conclusioni sulla base di un annuncio, sia opportuno attendere il progetto che la proprietà si è impegnata a presentare e valutare l’intervento sulla base di elementi concreti e verificabili».
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