Il Tirreno

L’appuntamento

Jacopo Fo porta in scena le canzoni del padre a Suvereto: «Ne scrisse almeno 300 e ne racconto molte»

di Redazione Piombino

	Jacopo Fo
Jacopo Fo

Tuffo nell’impegno sociale anni Cinquanta e Sessanta del "giullare" premio Nobel

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SUVERETO. È un tuffo negli ‘50-‘60 lo spettacolo “Le canzoni di Dario Fo” raccontate da Jacopo Fo, in programma alle 21,30 di giovedì 9 luglio in piazza D’Annunzio, settimo appuntamento del Festival Suverart organizzato dall’Ente musicale Puccini. Anni in cui le collaborazioni musicali del “giullare” premio Nobel con Giorgio Strehler, Enzo Jannacci e Fiorenzo Carpi utilizzavano l’ironia, il paradosso e lo scherzo per mettere a fuoco una società in trasformazione ed evidenziarne storture e ingiustizie.

Nel segno del padre

«Mio padre ha scritto almeno trecento canzoni, molte di queste entrano nello spettacolo che propongo a Suvereto, accompagnate dal Collettivo De Cristoforis», ci racconta Jacopo Fo, attore, regista, scrittore, blogger, ecologista, fondatore in Umbria della Libera università Alcatraz, da un treno diretto in Val di Cornia: «Racconto come sono nate. Io ero piccolo e mi entusiasmavano». Canzoni d’amore, scorci divertiti su personaggi della quotidianità (l’“Inno dello spazzino”), altre divertono con sequenze demenziali, altre ancora sono ballate politiche che schierano Dario Fo e la moglie Franca Rame in una trincea di denuncia del conformismo del tempo.

I protagonisti

Nella suggestiva cornice del Chiostro di San Francesco accanto a Jacopo Fo (voce e voce narrante) ci sono Andrea Minidio (voce e chitarra), Alessandro Cerea (voce e pianoforte), Rossella Pennisi (voce), Matisse Berege (contrabbasso), Francesco Mascarello (batteria) con la regia dello stesso Fo. «Mi diverto... sono soddisfatto», sottolinea Fo parlando dello spettacolo, già rappresentato in diverse città, in un tour che prosegue, sempre con la Compagnia teatrale Fo Rame e la collaborazione di Coopuf. Spettacolo frutto di ricerca artistica, recupero di testi che parevano perduti, di valorizzazione della ricchissima produzione musicale del padre. E anche occasione per ricordare e celebrare la lezione artistica e l’impegno civile di Rame, madre di Jacopo e inseparabile compagna del padre sulla scena e nella vita. “Le canzoni di Dario Fo”, lo accennavamo, sono brani diventati celebri o meno conosciuti, nati in anni in cui l’ironia e soprattutto la satira non erano amati dalle grandi produzioni: «Sono gli anni – ricorda oggi Jacopo Fo – in cui la Rai cancellava sette puntate di “Canzonissima” e sei atti unici di Dario e Franca fortunatamente oggi recuperati». E aggiunge: «Ai grandi teatri non piaccio, non riesco a lavorare in Tv, eppure ho un milione di visualizzazioni in rete... è una tradizione di famiglia». Ma il lavoro non manca, l’estate porta in mezza Italia “Le canzoni di Dario Fo”; e per l’anno prossimo in venti scuole di 20 regioni il regista informerà gli studenti sui rischi e le possibilità dell’intelligenza artificiale. Il titolo è un manifesto: “I.A. stupida”.
 

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