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La sentenza

Perde due bici in vacanza all’Isola d’Elba e ora deve pagare 10mila euro – L’incredibile storia di un turista sfortunato

di Stefano Taglione
Perde due bici in vacanza all’Isola d’Elba e ora deve pagare 10mila euro – L’incredibile storia di un turista sfortunato

Un turista austriaco di 57 anni è stato condannato in sede civile per la mancata restituzione di due costose bici elettriche a pedalata assistita

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MARINA DI CAMPO. La sua vacanza all’Elba, conclusa ormai cinque anni fa, è proseguita a Livorno nelle aule di tribunale. Un turista austriaco di 57 anni è stato condannato in sede civile per la mancata restituzione di due costose bici elettriche a pedalata assistita, noleggiate a Marina di Campo e mai più ritrovate.

La sentenza

La sentenza del giudice Massimiliano Magliacani, pronunciata nei giorni scorsi, ha chiamato in causa i regolamenti europei sulla tutela dei consumatori, i nodi del diritto civile e le traduzioni del sito Internet aziendale. I fatti risalgono all’inizio dell’estate del 2021. Il vacanziere, residente a Bregenz, si trova sull’isola e decide di rivolgersi a un’agenzia di noleggio campese per affittare due e-bike di fascia alta (modello "e-bike full"). Nemmeno 24 ore dopo il ritiro, la brutta sorpresa: le bici spariscono nel nulla. Secondo la versione del cinquantasettenne, i mezzi erano stati parcheggiati e lasciati nel garage privato della struttura alberghiera in cui alloggiava.

La denuncia

Il giorno successivo, ai carabinieri, scatta immediata la denuncia di furto. I problemi per l’ospite, però, sono iniziati al momento del rientro in patria, quando l’azienda elbana - assistita dall’avvocato Andrea Battista - ha chiesto il conto del danno: oltre 7.000 euro per la perdita dei mezzi. Davanti al rifiuto del turista, decide quindi di citarlo in giudizio.

La difesa

L’avvocato del cittadino austriaco ha tentato di giocare la carta diplomatica e burocratica. In prima battuta ha eccepito il difetto di giurisdizione, sostenendo che trattandosi di un consumatore europeo la causa avrebbe dovuto tenersi in Austria ai sensi del regolamento dell’Unione europea "Bruxelles I". A supporto di questa tesi, il legale ha evidenziato come il sito della ditta fosse orientato al mercato internazionale, presentando una versione interamente in lingua tedesca con tanto di bandierina per i visitatori stranieri e un sistema di prenotazione online accessibile dall’estero. Non solo: ha sostenuto di aver firmato il contratto convinto che nel prezzo fosse inclusa una polizza "Kasko" contro incendi e furto, pubblicizzata sul portale in lingua tedesca, mentre la limitazione della polizza alle sole auto sarebbe comparsa unicamente nella versione italiana. Per questo riteneva di dover pagare solo una franchigia di 400 euro (già versata insieme ai 131 di costo del noleggio).

Le decisioni del tribunale

Le tesi difensive sono state però completamente smontate dal giudice civile. Il tribunale ha infatti stabilito che la giurisdizione spetta all’Italia. Il motivo? L’attività della ditta si svolge all’Elba e il contratto di locazione è stato firmato lì, a Marina di Campo, e non per via telematica. Il magistrato ha inoltre dichiarato inammissibili le prove testimoniali sulla presunta assicurazione: per il codice civile il contratto vale nella sua forma scritta e la clausola sul furto nel modulo firmato non compare. Il giudice ha quindi condannato il turista a risarcire l’agenzia di noleggio. Calcolando la svalutazione dei mezzi (all’epoca usati), il danno è stato liquidato per 5.000 euro, saliti a 6.178,28 per effetto della rivalutazione monetaria e degli interessi dal giorno del furto (da cui sono stati tolti i 400 euro di franchigia già versati). Oltre al danno, anche la beffa: il turista dovrà pagare anche le spese di giudizio, per un totale che supera i 3.600 euro oltre al 15% di spese generali, spese vive, Iva e contributo previdenziale avvocati.

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