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L'inchiesta

Elba, «Abusi edilizi a Capoliveri»: processo rinviato a dicembre - 24 imputati, chi sono

di Stefano Taglione
La spiaggia di Zuccale e un particolare dell'edificio abusivo (foto Giò Di Stefano)
La spiaggia di Zuccale e un particolare dell'edificio abusivo (foto Giò Di Stefano)

I primi testimoni indicati dal pm Massimo Mannucci ascoltati a fine anno. Ci sarà un’udienza intermedia fra pochi giorni solo per nominare un perito

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CAPOLIVERI. È stato rinviato a dicembre il processo sui presunti abusi edilizi e paesaggistici a Capoliveri che vede imputate 24 persone fra amministratori pubblici, tecnici comunali, professionisti e proprietari di immobili. Nella prossima udienza, prevista per il 16 giugno, sarà solo conferito l’incarico al perito che si occuperà della trascrizione delle intercettazioni, mentre il primo dicembre si entrerà nel vivo del dibattimento con l’ascolto dei primi testimoni indicati dal pubblico ministero Massimo Mannucci, il titolare del fascicolo.

Il processo

Il procedimento penale nasce dall’inchiesta delegata alla guardia di finanza di Portoferraio e del comando provinciale labronico. Le indagini, culminate nella primavera di due anni fa con perquisizioni e sequestri che avevano scosso il paese, si erano concentrate su alcuni immobili realizzati o ristrutturati in aree particolarmente pregiate del territorio capoliverese, fra Barabarca, Zuccale, Lido di Capoliveri e Gualdo. I 24 imputati erano stati rinviati a giudizio dal giudice dell’udienza preliminare nel febbraio scorso. Un solo capo di imputazione, ritenuto marginale nell’economia complessiva del fascicolo, è stato invece dichiarato prescritto.

L’ipotesi corruzione

Il reato più grave contestato dalla procura è la corruzione, che prevede una pena da tre a otto anni di reclusione. A risponderne saranno l’ex vicesindaco di Capoliveri e attuale presidente del consiglio comunale Leonardo Cardelli, 44 anni, Luigi Borriello – dipendente cinquantasettenne dell’ufficio del catasto di Livorno, difeso dall’avvocato Danilo Adoncecchi – il geometra piombinese Luca Rocchiccioli, 66 anni e assistito dal legale Roberto Napoleoni, e l’imprenditore lombardo Marco Marzorati, stessa età, residente in provincia di Monza Brianza. Secondo l’accusa Borriello avrebbe compiuto atti contrari ai doveri d’ufficio nella gestione di pratiche edilizie ricevendo denaro contante attraverso Rocchiccioli. Il dipendente pubblico ha però sempre respinto ogni addebito sostenendo di non aver cancellato particelle catastali né favorito alcuno.

Gli imputati

Gran parte degli altri imputati dovrà invece rispondere di presunti abusi edilizi e violazioni paesaggistiche. Fra questi la capoliverese Gemma Lavorgna, originaria del Beneventano e indicata come committente di alcuni lavori, l’ingegnere Federico Brugioni, cinquantenne e responsabile dell’ufficio edilizia privata del Comune, il settantunenne Roberto Eugeni, la progettista monzese Giselda Maria Perego, l’ex sindaco di Capoliveri Paolo Ballerini, accusato in relazione a un intervento edilizio su un immobile vicino alla spiaggia di Zuccale, oltre all’austriaco Raimund Kober, 58 anni, al progettista Stefano Squarci, di 39 anni, ai committenti Lio Baldoni, settantottenne originario di Grosseto, e Maria Lorena Carmignani, all’architetto cinquantottenne Marco Cardenti, a Luca Armenia, cinquantasettenne residente a Milano, al geometra Giuseppe Linguanti, originario di Ragusa, in Sicilia, e a Gian Francesco Ballerini, capoliverese di 60 anni. Nel corso dell’inchiesta il fascicolo si era inoltre allargato ad altri indagati. Sono finiti a processo, infatti, anche Walter Grassi, progettista e committente di un intervento edilizio a Lido di Capoliveri, l’ex responsabile dell’area tecnica comunale Vincenzo Rabbiolo, i cittadini tedeschi Christoph Benjamin Weltz e Stefan Michel Leberfinger per una ristrutturazione contestata a Barabarca, la capoliverese Agnese Corsetti e il geometra, suo concittadino, Davide Luperini. L’ultimo imputato è invece l’agente della polizia municipale Francesco Arduini, accusato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. Secondo la tesi accusatoria avrebbe attestato falsamente, in un verbale del 2023, l’avvenuta demolizione di una struttura in muratura che in realtà – sempre secondo la procura – non sarebbe mai stata abbattuta. 


 

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