Toscana
Il “boss di Baratti” è tornato nel suo mare: la cerimonia per Giancarlo Cappelli – Il ricordo delle figlie
Le figlie, Ilaria e Simona, hanno fatto vedere il mare a Giancarlo ancora un’ultima volta, spargendo le sue ceneri nel Golfo di Baratti
PIOMBINO. A 25 anni dalla sua morte, le ceneri di Giancarlo Cappelli, il "boss" di Baratti, sono tornate a casa, in mare. Nel mare di Baratti, che lui ha sempre amato. "Giancarlone", così era affettuosamente chiamato da tutti, è stato una figura mitica della Baratti d’un tempo, ideatore del primo campo boe della Toscana. E 25 anni dopo la sua morte, e a pochi giorni dalla scomparsa della moglie Maria, e anche dalla dipartito dell’"ultimo pescatore di Baratti" Enzo Papi - che aveva chiamato la barca "Boss", in onore di Giancarlo - è tornato in mare.
La cerimonia
Le figlie, Ilaria e Simona, e gli amici, hanno fatto vedere il mare a Giancarlo ancora un’ultima volta, spargendo le sue ceneri nel Golfo di Baratti. «Ho portato una bella corona di rose rossa, e l’abbiamo appoggiata su un tavolo che si trova davanti al nostro magazzino», dice la figlia Simona, che oggi insieme alla sorella porta avanti l’attività del padre. Venerdì, il giorno in cui c’è stata la cerimonia di commemorazione, era una giornata cupa, «ma ci sono state due ore di sole - continua la figlia -. Sono sicura che il sole sia uscito grazie a babbo, e così siamo riusciti a spargere le sue cenere in mare, spostandoci con un gommone. Eravamo una decina di persone, e abbiamo ricevuto anche la benedizione da parte di un prete». È passato un quarto di secolo da quando Giancarlo, nato nell’ottobre del 1940, se n’è andato. Ma il suo ricordo è ancora nitido. Nelle figlie, certo, ma anche negli ormeggiatori di Baratti. «Alla cerimonia ho raccontato chi era il mio babbo - prosegue Simona -. Ho raccontato della persona squisita che è stata, sempre disposta a dare una mano a tutti. Chi l’ha conosciuto ne parla bene».
«È tornato a navigare»
Il posto di Giancarlo al cimitero è stato preso dalla moglie Maria, scomparsa a 90 anni qualche giorno fa. «Il posto dove era tumulato babbo aveva la pietra in azzurro travertino, il colore del mare e del cielo, e aveva anche delle corone della fabbrica dei mobili della vecchia Marina - spiega la figlia -. Ora metteremo un ricordo di un lui e di nostra madre insieme». Con la cerimonia che si è tenuta a Baratti venerdì mattina, «babbo è tornato a navigare in mare, in un un’urna anche questa azzurra», il racconto della figlia. Una mattina ricca di emozioni, in cui si sono ripercorsi i momenti che hanno segnato Baratti, anzi gli attimi in cui Giancarlo ha forgiato il posto dove ancora ormeggiano le imbarcazioni. «Dopo aver posato le ceneri in mare siamo andati a fare colazione tutti insieme, sempre per ricordare nostro padre - ancora la figlia -. È stato un bel momento».
L’aneddoto
Fondata proprio da Giancarlo Cappelli, nel 1973, «è da 26 stagioni che io e mia sorella portiamo avanti la Rada Etrusca Ormeggi», prosegue Simona. Che al Tirreno racconta anche che «quando mio padre aprì l’attività, l’ormeggio era frequentato anche da alcuni funzionari che lavoravano a Roma - dice -. Grazie a loro il mio babbo riuscì a visitare il Quirinale. Mi diceva sempre "Non pensato di varcare le soglie di quel palazzo"». In quel maledetto 25 febbraio 2001 il Boss venne portato via in meno di un giorno e mezzo. Da allora, le figlie si sono rimboccate le maniche per portare avanti la sua attività di ormeggiatore. «Babbo non ci aveva lasciato indicazioni su come fare, ma io e mia sorella ci siamo comunque date da fare per portare avanti la Rada Etrusca - conclude Cappelli -. Ancora oggi lavoriamo nel ricordo del nostro babbo».
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