Toscana
Nazionale fuori dai mondiali, il grido dei settori giovanili: «Pochi investimenti e non si insegna più a giocare a calcio»
Val di Cornia, l fallimento della Nazionale apre la discussione tra le società calcistiche locali Per i millennials il pallone non è adorato come prima: «E non si pensi solo a vincere»
VAL DI CORNIA. Inutile girarci intorno, l’esclusione dell’Italia dai Mondiali di calcio brucia moltissimo. E trattandosi della terza volta consecutiva non rappresenta soltanto un mancato obiettivo ma la fotografia di una crisi che parte da lontano e che, probabilmente, necessita di quella ristrutturazione del sistema calcistico italiano invocata da più parti. Analizzando la questione dalla base, ovvero dalle scuole di calcio del territorio, emergono problemi comuni: da quelli di natura economica al calo demografico in atto, fino a quella tecnica un tempo considerata fondamentale e oggi praticamente sparita dagli allenamenti ad appannaggio della tattica.
«Il punto è che la nostra è una società non particolarmente dotata di risorse economiche, inoltre – dice Roberto Allori, vicepresidente e segretario Salivoli Calcio – se prima avevamo una squadra della stessa annata tanto a Salivoli quanto a Piombino, ora fatichiamo a tirarne su una. Attualmente contiamo 220 tesserati compresa la prima squadra ma ogni anno diversi ragazzini vanno altrove per salire di categoria». Cosa che spesso accade quando i tempi non sono ancora maturi con il rischio di gravare eccessivamente bimbi non ancora strutturati fisicamente (e mentalmente) tra allenamenti, partite e trasferimenti vari. Ma c’è di più. «Forse la cosa più importante – sottolinea – è che le società di calcio devono avvalersi di allenatori cartellinati UEFA per giocare nei campionati di Serie B,C,D. Purtroppo - prosegue – dati gli ingenti costi (fino a 1000 euro) e la necessità di spostarsi nelle città per frequentare i corsi poiché in periferia non vengono mai organizzati, sono pochissimi a possedere tale tesserino. Inoltre, sono d’accordo con chi sostiene che non si insegna più la tecnica ai ragazzini: nei corsi per allenatore ormai passa il messaggio che la priorità vada assegnata alla tattica. Ecco – chiosa Allori – riterrei più giusto imporre l’acquisizione di un cartellino per insegnare la tecnica che ormai tende a latitare».
Concorde su molti punti Luca Bruni, responsabile del settore giovanile e allenatore degli Esordienti Piombino Calcio (che conta circa 120 ragazzi esclusi juniores e prima squadra), tra cui proprio quest’ultimo, giudicato fondamentale. «Io continuo a puntare sulla tecnica – evidenzia – ma purtroppo è vero che non viene più insegnato a dribblare, saltare l’uomo, passaggio, tiro, ricezione. Tutti fanno la tattica perché vogliono vincere e pensano che il resto non sia così importante». Un tema a Piombino è anche quello degli impianti calcistici. «Noi abbiamo il vero stadio – dice – ma resta il problema di un unico campo dove potersi allenare, cosa che induce il terreno in sofferenza. Un altro problema è che spesso, precocemente, le famiglie scelgono di mandare i ragazzini altrove pensando possano vincere di più o fare carriera». Sempre più soventemente le due società calcistiche piombinesi collaborano insieme tanto che il Piombino sta chiedendo a Salivoli di formare una società unica. Una proposta su cui sono in corso diverse riflessioni. Ma la madre di tutti i problemi, secondo Simone Poli, presidente del Venturina calcio, dove si contano circa 350 tesserati, è il sistema al vertice. «C’è una percentuale troppo alta di giocatori stranieri nel calcio italiano – evidenziacosa che impedisce di fare una nazionale di qualità dovendo scegliere tra un numero esiguo di nostri connazionali. Le società non investono nei settori giovanili perché la Federazione permette questo, ciononostante noi ci crediamo moltissimo, per intenderci destiniamo il 70% del budget in questo settore ed il restante 30 nella prima squadra (basti pensare anche al grosso investimento fatto nel 2016 sull’impianto, anche grazie al comune di Campiglia Marittima che è sempre stata vicina alla società) tanto che i risultati ci sono. Noi siamo società satellite della Fiorentina – prosegue – per cui lavoriamo con i loro allenatori e capita che il club ci venga a prendere ragazzini più in gamba, ma credo che fino almeno ai 12 anni debbano formarsi sia fisicamente che mentalmente, anche perché i sacrifici non mancano». Tutti concordi che oggi ci troviamo di fronte anche ad un problema generazionale: i millennials nascono più adatti alla digitalizzazione che alla fatica degli allenamenti mentre i genitori si permettono spesso di lanciarsi in polemiche un tempo neppure prese in considerazione.
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