Il Tirreno

L’intervista

Da Piombino alla morte al fronte: Dmytro, il figlio che l’Ucraina ha strappato a mamma Liya – «Ha dato la vita per la libertà»

di Luca Balestri

	Liya e il figlio Dmytro 
Liya e il figlio Dmytro 

La madre ucraina che vive in Toscana racconta il figlio partito per difendere la sua patria e mai più tornato: «La guerra gli ha spento il futuro, non il coraggio»

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«La mia guerra è finita. L’Ucraina è ricca del sangue versato dei nostri figli». Sono strazianti le parole di Liya Nazarovska. Ucraina di Novovolynsk, in Italia da oltre vent’anni. È con le lacrime agli occhi che la donna racconta al Tirreno lo strazio di aver perso il figlio in guerra. Si chiamava Dmytro Nazarovsky, aveva 36 anni, e dallo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina era tornato nella sua madrepatria per aiutare il Paese a difendersi dall’invasione russa, arruolandosi nell’esercito. «Combatteva per la democrazia e per la libertà», ricorda Liya. La morte del militare risale allo scorso 30 gennaio, quando ha perso la vita a seguito dell’esplosione di una bomba.

L’arrivo in Italia

A raccontare chi era Dmytro, e il legame che l’uomo aveva con Piombino, è la madre. «Io sono venuta in Italia nel 2003, per il mio secondo marito, quando mio figlio aveva quasi 13 anni – dice –. Per quattro anni sono stata senza documenti, fino al 2007, e non ho potuto vederlo per tutto questo tempo. Mio figlio è venuto in Italia quando ha finito la scuola, nel 2009». Già dopo gli studi, in Ucraina, l’allora quasi ventenne aveva lavorato nel campo delle costruzioni. E così ha fatto anche quando è arrivato a Piombino, dove ha trovato occupazione nell’impresa edile Topi. La vita di Dmytro era all’insegna del costante movimento, non si fermava mai. «Amava lo sport – descrive ancora il figlio scomparso Liya –. Noi siamo sempre stati sportivi. Io ho fatto pallacanestro, e lui in Ucraina praticava pallamano. Non era un tipo che andava al bar a fumare o a bere. Lavorava dal lunedì al sabato, e la domenica andava in bicicletta a Cecina, a Calamoresca, a Punta Ala». Una vita tranquilla, quella del ragazzo. Ma con un desiderio che, più passavano gli anni, più diventava un chiodo fisso: Dmytro sognava di arruolarsi nell’esercito, la sua passione erano i carri armati.

La guerra dentro

Il fratello di Dmytro si chiama Yaromir, ed è nato nel 2013. Lo stesso anno in cui in Ucraina è scoppiata la cosiddetta “Rivoluzione del Maidan”, la grande protesta di popolo che ha portato alla destituzione del presidente della Repubblica Viktor Yanukovich. Durante le violenze in piazza, tra il 2013 e il 2014, sono morte circa 100 persone. Commemorate dagli ucraini, poi, come “I cento eroi celesti”. Tra questi, c’era anche un amico d’infanzia di Dmytro. «Saputa la notizia di questo ragazzo, mio figlio sarebbe voluto partire subito – continua sua madre –. Ma lui era l’unico uomo di cui mi fidavo. Mi ha detto che se ne voleva andare per il Maidan, ma ho insistito per farlo restare. Era appena nato Yaromir, non volevo rimanere senza di lui. Voleva andare a combattere per la democrazia e la libertà, ma non mi ha abbandonata. E mi ha aiutata a tenere il bimbo». L’attaccamento alla madre e l’amore per il fratello hanno fatto desistere il futuro militare dall’imbarcarsi nell’“oceano” della guerra. Ma il conflitto dentro, la voglia di partire e difendere la sua patria, «è iniziata a crescere – va avanti l’ucraina – non l’ha mai abbandonato». Fallita la ditta edile per la quale lavorava, e non più neonato il fratello, Dmytro è volato a casa, a Novovolynsk, vicina a Leopoli. «Prima di arruolarsi, lavorava nel settore degli infissi, metteva le finestre. Ogni tanto tornava a Piombino e lavorava anche qua con le finestre – prosegue la mamma –. In Ucraina ha trovato anche una ragazza, Irina, che ha sposato pochi giorni prima dello scoppio della guerra con la Russia». Il 12 febbraio 2022 Liya, con Yaromir, è volata in terra ucraina, a Leopoli, per il matrimonio del figlio e della nuora. Ma la gioia delle nozze è durata poco, e ben presto ha fatto spazio a quella voglia di andare in guerra che in Dmytro non si era mai sopita.

L’invasione russa

Il 24 febbraio 2022 la Russia di Putin ha invaso l’Ucraina: è in questo momento che la vita dell’ucraino è cambiata per sempre. «La mattina di giovedì 24 febbraio alle 7 di mattina, suo zio gli ha detto che i Lugansk era stata bombardata – le ore drammatiche per il popolo ucraino –. Quel giorno non c’è stato verso di fermarlo, Dmytro è andato subito a comprare il necessario per arruolarsi. E il 3 marzo è entrato nell’esercito». Il compito che il militare aveva, appena arruolato, era quello di guidare dei pullman per portare le truppe in trincea. Liya ricorda bene quel periodo. «Per un anno e mezzo Dmytro ha dormito nel pullmino, con condizioni sanitarie pessime. Io non l’ho visto per tutto questo tempo. Ma contavo le ore per vederlo», afferma.

L’ora più buia

«Dmytro aveva tutto qua a Piombino. Noi stiamo bene come famiglia, e lui lavorava. Era bello, sportivo, aveva aperto diversi negozi per infissi, non gli mancava niente – sottolinea Liya –. Mi ha aiutato per tutta la vita, mi diceva “Ti proteggo e non ti lascerò mai”». Ma con l’intensificarsi delle operazioni militari sul campo, il ruolo di Dmytro è cambiato. Era arrivato a fabbricare bombe, dei piccoli droni artigianali. Lo scorso 30 gennaio il militare è caduto proprio così: è esploso un drone mentre lo stava costruendo. «Lui è andato lì perché per la libertà, non per rimanere come ai tempi dell’Unione sovietica. Non per morire», sottolinea la madre.

La madre

Il messaggio che Liya Nazarovska vuole lanciare ai più giovani è chiaro. La guerra è terribile, è più vicina di come possa sembrare: «Dmytro è tornato in Ucraina per la democrazia e la libertà di crescere, per non lasciare il Paese come ai tempi dell’Unione sovietica – ripete la donna –. L’Ucraina voleva vivere come si vive oggi in Europa, ma la corruzione là è ancora tanta. La luce del Maidan ormai si è spenta, questo me lo diceva anche Dmytro. Voleva giustizia per il suo Paese».

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