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«L’antifascismo è mafia»: bufera sul consigliere di FdI – Il caso a Piombino

di Luca Centini

	Elvis Cosimi, consigliere di FdI di Piombino
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Elvis Cosimi, consigliere di FdI di Piombino

Il commento di Elvis Cosimi al video del poliziotto picchiato da un gruppo di antagonisti a Torino: «Non ritratto»

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PIOMBINO. «L’antifascismo è mafia (tutto in stampatello, ndr), questa ne è l’ennesima dimostrazione». Così Elvis Cosimi, consigliere comunale di 21 anni eletto con la lista Ferrari sindaco e poi passato al gruppo di Fratelli d’Italia, ha commentato sui social il video del poliziotto preso a martellate da un gruppo di antagonisti a Torino. Apriti cielo. Il consigliere piombinese ha diffuso il video con tanto di hashtag di berniniana memoria #sietedeipovericomunisti. Non solo. Si è lasciato andare a un accostamento tra le immagini dell’aggressione al poliziotto, l’antifascismo e la mafia che, oltre ad essere complicato da seguire, ha mandato di traverso il pranzo della domenica a tutti i consiglieri di opposizione. Tanto che, con una nota congiunta, tutte le forze di minoranza chiedono le dimissioni del consigliere Fdi ritenendo incompatibili le sue dichiarazioni con il ruolo da consigliere comunale.

Ma davvero Cosimi pensa che l’antifascismo sia roba da Cosa nostra? Era una provocazione? Uno scivolone? Una buccia di banana ha fatto appiccicare per sbaglio il ricordo di Pertini a quello di Riina? No, dai. Per chiarire la situazione Il Tirreno si è rivolto al diretto interessato.

Consigliere Cosimi, salve. Lo sa che ce l’hanno tutti con lei per quello che ha scritto? Chiedono le sue dimissioni. Ma davvero lei pensa che l’antifascismo è mafia?

«Aspetti, gliela contestualizzo. Mi lasci entrare in macchina. Stavo proprio registrando un video per contestualizzare...».

Contestualizzi pure…

«Allora, io penso fondamentalmente che la nozione di antifascismo sia mutata nel tempo. Ora mi spiego. Quando c’era il fascismo in Italia essere antifascista era una cosa nobilissima, che io appoggio e rispetto perché ho sempre condannato tutti i crimini perpetrati in quel periodo. Mentre, dal Dopoguerra in poi, per me l’antifascismo è diventato una cosa diversa. Il fascismo non esisteva più, al limite si può parlare di neofascismo che è una cosa diversa, ma io non sono assolutamente neofascista, nessuno mi può tacciare di questo».

Ci mancherebbe…

«Guardi, io l’avversario politico lo rispetto. Ho molti amici che non la pensano come me. Sono un democratico, sono per la democrazia e per la libertà di tutti».

Sì, capito. Quindi il fascismo non esiste e l’antifascismo è mutato…

«Pur essendo finito il fascismo l’antifascismo ha continuato ad esistere. In nome dell’antifascismo sono stati uccisi e infoibati degli italiani, lo sa questo? Ci sono stati gli esuli giuliani».

Cosimi, ma i primi antifascisti sono stati i partigiani…

«No - interrompe ndr - non siamo più in quel tempo lì. I partigiani li rispetto, li stimo».

Quindi per lei l’antifascismo oggi non è più un valore? Perché non dovrebbe esserlo più?

«Senta, glielo ripeto. Non sono fascista. Solo che ora l’antifascismo è diventato andare alle manifestazioni e prendere a martellate un poliziotto».

Non sta un attimino generalizzando?

«No, quella è la mafia. In America ci sono gli Antifa, sono un’organizzazione terroristica ben precisa, hanno anche un logo. Ecco, loro sono la mafia».

Loro chi?

«Gli Antifa!».

Sì, ma lei non se la prende mica col movimento Antifa, le parla di antifascismo. Non crede di aver offeso tante persone che si ritengono antifasciste?

«Non faccio riferimento alle persone moderate di sinistra o di destra». 

Senta, le sue parole le ha pronunciate Luca Marsella di Casapound davanti a Montecitorio. È un caso?

«Assolutamente no, per favore. Riconosco però che aver bloccato una conferenza stampa è una cosa mafiosa. Lui ha detto quelle parole, ma io non mi riferivo a lui».

Una combinazione, dunque. Però la frase era uguale uguale…

«Allora, io non ho alcun tipo di contatto o ammirazione verso Casapound».

Però non ritratta le parole nel post, non crede di aver urtato delle sensibilità, dunque?

«No, volevo una contestualizzazione, le ho dato il contesto».

Il contesto, dimenticavo. Quindi rifarebbe il post?

«Ho esplicitato il mio pensiero, ora l’ho spiegato anche a lei».

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