Il Tirreno

Il caso

Debito a 5 zeri sotto le macerie dell’edificio alle porte della città

di Manolo Morandini
Debito  a 5 zeri sotto le macerie dell’edificio alle porte della città

Dopo quattro anni si scopre che la società è sparita dal 2020

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PIOMBINO. Scavi tra le macerie della palazzina di via della Repubblica 88 e spunta un buco. Un conto in rosso che il sindaco Francesco Ferrari quantifica in «centinaia di migliaia di euro». Il chiodo fa capo alla società Katerim Anstalt. Li deve al Comune di Piombino. E la cifra sarebbe lievitata negli anni per imposte e tributi locali non pagati. È l’altra faccia di un problema che è sotto gli occhi di tutti. L’edificio fatiscente è talmente ingombrante dall’aver reso necessario chiudere il tratto adiacente di via della Repubblica, a garanzia della pubblica incolumità.

Il problema assume sempre più la dimensione di un intrigo internazionale. La Katerim Anstalt è stata costituita a Vaduz nel 1991. La capitale del Liechtenstein è considerata uno dei più floridi paradisi fiscali. Tant’è che la documentazione pubblica sulla società è ridotta all’osso. E solo a distanza di quattro anni si è avuto cognizione che dal 16 luglio 2020 risulta cancellata dal registro delle imprese. Tuttavia, che i rapporti con Piombino non siano stati semplici lo dimostra più di un passaggio. Già prima di quella data venire a capo del sistema che mette in ombra la compagine societaria è stato impossibile per le amministrazioni comunali che si sono succedute.

Anno dopo anno le condizioni del palazzo sono precipitate. Nel 2012 l’edificio fu interessato da un crollo di un solaio nel quale rimase ferito un inquilino che fece un volo di circa cinque metri. Otto famiglie furono evacuate e l’edificio fu dichiarato inagibile. Da allora la situazione non è migliorata, nell’immobile risultano solo due appartamenti attualmente occupati e riconducibili a diverse proprietà dalla Katerim Anstalt. Balconi avvolti da reti di sicurezza, facciate malandate, impalcature e tetto in parte scoperchiato. È questa la fotografia che si ha posando l’occhio al civico 88.

Gli unici nomi che spuntano dai registri d’impresa sono quelli dei professionisti fiduciari della società con sede a Vaduz. S’incrociano quelli del fiscalista svizzero Emilio Martinenghi, che opera nel Canton Ticino a Cureglia, e del collega commercialista Gian Carlo Akaoui, che invece ha l’ufficio a Comano. Poi nel 2015 spunta anche l’avvocatessa Brigitte Feger, con ufficio a Vaduz. L’ultimo atto di cui si ha notizia è la cancellazione della società nel 2020, sembrerebbe per il peso dei debiti accumulati rispetto al capitale.

Ad incalzare l’amministrazione comunale a trovare una soluzione al caso è il consigliere di Rifondazione Comunista Dario Filippi con un’interrogazione discussa nella seduta del 20 novembre. «Quel restringimento di carreggiata è incompatibile con l’arteria principale di ingresso in città – dice – . Non è una bella cartolina». Consapevole che l’amministrazione comunale è di fronte a «un ginepraio giuridico», sottolinea che «la situazione è una ipoteca sulla capacità di assorbimento del traffico all’ingresso della città». Intanto, nelle more di una soluzione, a fronte del restringimento di carreggiata per ridurre i disagi alla circolazione è stata smantellata la piccola isola spartitraffico all’altezza del semaforo.

È una questione privata quella palazzina, ma con riflessi evidenti sulla sfera dell’interesse pubblico. Due le azioni messe in campo dal Comune. Intanto, la giunta ha affidato un incarico all’avvocato Andrea Grazzini, con studio a Firenze, per una consulenza legale. «Deve dirci come possiamo muoverci per relazionarci con quella società e deve accertare se quell’immobile è passato di proprietà ad altri soggetti prima della cancellazione della società», dice il sindaco Ferrari. L’amministrazione comunale sta interloquendo con l’amministratrice di condominio. «Anche lei è di fronte a una situazione molto complessa – prosegue – , ma ci ha assicurato che farà il possibile per un intervento di messa in sicurezza della facciata e del tetto che ci consenta di riaprire la strada».

C’è un passo che il sindaco chiama «extrema ratio», ovvero che sia il Comune con la formula dell’intervento in danno a sostituirsi al privato e fare i lavori necessari per poi rivalersi sulla proprietà per recuperare le spese. «Non è una strada banale e può essere seguita solo ed esclusivamente dopo aver esperito tutti i tentativi forzosi per costringere i privati ad intervenire», sottolinea Ferrari. Che chiarisce l’eventuale riflesso dell’operazione. «Intervenire significherebbe concentrare su quei lavori risorse ed energie, con la consapevolezza che non potremmo andare a recuperare almeno la stragrande maggioranza dei soldi spesi. E ciò sapendo che per farlo dovremmo andare a depennare dal piano triennale delle opere pubbliche almeno un altro intervento. La situazione è complessa e serve grande senso di responsabilità».

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