Il Tirreno

L’intervista

Italvolley d’oro, Sarah Fahr al Tirreno: «Vi racconto quando abbiamo capito che potevamo farcela»

di Gabriele Buffoni

	L'esultanza delle azzurre con Fahr al centro 
L'esultanza delle azzurre con Fahr al centro 

La pallavolista da Parigi: «Io prima medaglia di Piombino? Mi rende molto orgogliosa e che bello avere vicino la famiglia»

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PIOMBINO. Se domenica (11 agosto) è stata la giornata della gloria e della festa per la storica medaglia d’oro conquistata dall’ItalVolley femminile, ieri – 12 agosto – per Sarah Fahr è stato un lunedì segnato dal tour de force per il rientro in Italia. Atterrata all’aeroporto di Linate, la neo-campionessa olimpica cresciuta a Piombino non ha avuto un istante di pace. E a lenirle la pressione di un rientro a tappe forzate fino a Conegliano, dove vive e gioca nella Imoco (con cui nell’ultima stagione ha vinto ogni titolo nazionale a disposizione) c’è stato solo l’affetto straripante dei tifosi di tutta Italia che già prima del suo arrivo in aeroporto l’ha travolta.

A partire proprio dai tanti messaggi ricevuti da Piombino, dove ha vissuto fino ai 14 anni e dove vivono ancora il babbo Florian e il fratello Gianluca (con lei a Parigi il giorno della finalissima contro gli Usa). Ex allenatori, dirigenti del Volley Piombino ma anche tante amiche di scuola ed ex compagne di squadra in quelle categorie giovanili dove si è fatta le ossa. «Mi sono sentita davvero circondata da un affetto che non ritenevo possibile suscitare – racconta Sarah, raggiunta telefonicamente dal Tirreno – sia io che le mie compagne in nazionale siamo state circondate dai tifosi in aeroporto, al nostro arrivo, trattate come eroine. Ma anche mentre tornavo verso casa mi sono fermata in autogrill ed è successa la stessa cosa, con tantissimi fan che mi chiedevano una foto o un autografo. Un coinvolgimento davvero eccezionale – conclude – che mi ha molto emozionata».

Sarah, torniamo per un momento alle 14,30 di domenica: l’ultima schiacciata delle americane finisce fuori. Lei e le sue compagne avete vinto la medaglia d’oro: cosa ha pensato in quell’istante?

«Non ho realizzato subito la cosa, lo ammetto. Sul momento pensavo di aver vinto la partita, eravamo tutte concentrate sull’obiettivo e il contesto mi appariva più sfumato. Finché non mi hanno messo la medaglia al collo non riuscivo a capirne l’importanza. Poi però siamo salite tutte sul podio, abbiamo cantato l’inno a squarciagola: mi sono passate davanti agli occhi tante immagini della mia vita e della mia carriera mentre cantavo, come se stessi vedendo un film fatto di tanto impegno e di sacrifici. Ecco, forse in quel momento ho davvero realizzato l’importanza di quello che tutte noi avevamo fatto».

Un solo set perso in tutto il percorso olimpico: la cura Velasco ha davvero cambiato volto a questa Nazionale femminile?

«Non parlerei di cambiamento. Piuttosto è riuscito ad andare più a fondo, a creare quell’alchimia che negli ultimi anni era sfumata e si stava perdendo: ogni volta che giocavamo c’era sempre qualcosa che non andava, invece il coach si è concentrato sulla nostra unione, ci ha fatto capire che eravamo tutte atlete e donne con la D maiuscola. La vera svolta è che ci ha fatto comprendere l’importanza di ciascuna di noi e ci ha plasmato come gruppo».

C’è stato un momento in cui ha pensato: la medaglia d’oro è alla nostra portata?

«Forse dopo la semifinale con la Turchia. Sono state tutte gare difficili: giocare un Olimpiade è il sogno di ogni pallavolista, tutte vorrebbero essere al nostro posto e la pressione è stata tanta da gestire. Per questo abbiamo sempre pensato gara dopo gara, a dare il 100 per cento ogni giorno e a colmare ciascuna le lacune delle altre».

La sua è una medaglia olimpica che pesa doppio: è anche la prima nella storia di Piombino, la città dov’è cresciuta.

«Non lo sapevo, non ci avevo pensato in realtà: non sono una che pensa di essere chissà chi o che è abituata a ricevere tanti omaggi e complimenti. È però qualcosa che mi rende ancora più orgogliosa di questo risultato».

La città da domenica si sta preparando a festeggiarla: ha in programma di tornare a Piombino nei prossimi giorni?

«Purtroppo immagino sarà complicato, anche se mi piacerebbe molto. Tra dieci giorni tornerò ad allenarmi con Conegliano, perché inizia la preparazione alla prossima stagione. E con il mio fidanzato stavamo pensando di prenderci qualche giorno di vacanza per staccare un attimo la spina. Forse riuscirò a fare una “toccata e fuga”, anche per rivedere la mia famiglia: purtroppo negli ultimi anni è stato sempre più complicato tornare per il pochissimo tempo a disposizione. Anche a livello personale non è facile, è uno dei sacrifici più duri da affrontare. Vedrò se riuscirò a incastrare tutti gli impegni».

Proprio la sua famiglia l’ha raggiunta a Parigi per la finalissima: com’è stato avere suo padre e suo fratello sugli spalti a fare il tifo?

«Bellissimo. Per tutta l’Olimpiade ho avuto il mio ragazzo vicino, poi nell’ultima settimana mi ha raggiunto addirittura mio nonno che è il mio tifoso numero uno, quello che mi scrive sempre prima di ogni partita e anche dopo per dirmi cosa ne pensa. Quindi sono sempre stata circondata dai miei affetti. Ma avere mio babbo e mio fratello è stato magico. Gianluca fino a qualche anno fa faceva più lo “scorbutico” quando lo portavano a vedere le mie partite, ora invece sa quanto è importante anche la sua presenza per me lì e vederlo così emozionato mi ha riempito di gioia: siamo cresciuti uno lontano dall’altra e il nostro rapporto è davvero qualcosa a cui tengo particolarmente».

Per il volley, in tutta Italia e soprattutto a Piombino, lei è un esempio di tenacia. Ancor di più adesso con l’oro olimpico al collo. Cosa si sente di dire alle giovani che si avvicinano a questo sport?

«Il mio mantra è sempre stato: fai della tua vita un sogno e del tuo sogno una realtà. Mi ritengo fortunata per esserci riuscita, ma mi è costato tanto impegno e sacrifici. A partire dall’essermi allontanata da casa a 14 anni. Ma bisogna vere questo coraggio, crederci sempre fino alla fine e non mollare. Dei miei infortuni parlo sempre malvolentieri, ma non cambierei nulla: i problemi che ho avuto al crociato mi hanno permesso di cambiare come giocatrice e come persona. Io credo in meglio. Questo oro olimpico lo vivo come la chiusura di un cerchio, dopo un anno pieno di soddisfazioni. E ora voglio guardare al futuro senza dare più niente per scontato nella vita».

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