Il Tirreno

L'economia del mare

Piombino, il dirigente Favali risponde sull’itticoltura: «La strada è obbligata»

di Manolo Morandini
Gabbie per l’allevamento offshore nel golfo di Follonica
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Gabbie per l’allevamento offshore nel golfo di Follonica

Tre le concessioni demaniali offshore interessate dalla messa a gara

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PIOMBINO. Tirato per la giacca. Additato come “nemico” del polo dell’itticoltura del golfo di Follonica. Citato a esempio negativo da associazioni di categoria e perfino dalle rappresentanze sindacali. Il dirigente del settore Ambiente del Comune di Piombino Luca Favali ha deciso di dire la sua, restando sul piano tecnico, per ricostruire la genesi della determina 556 del 13 maggio. In pratica, tre campi di allevamento a mare, riconducibili ad altrettante aziende, hanno le concessioni scadute al 31 dicembre 2023 e la strada che l’ente ha scelto di seguire è quella di procedere all’assegnazione con una procedura di evidenza pubblica. Nessuna proroga. Verranno messe a gara. «Stando alla legge in materia non è possibile allo stato di fatto seguire una strada diversa», sottolinea. E annuncia di aver scritto ai ministeri competenti e all’Autorità garante per la concorrenza invitandole a farsi carico della questione.

Il quadro

In ballo ci sono le concessioni di Agroittica Toscana, Ittica Golfo di Follonica e Acqua Azzurra Toscana. Nell’arco di dieci mesi si conta di chiudere la procedura. Al netto di carte bollate e ricorsi che paiono inevitabili.

«Sgombriamo il campo da un equivoco iniziale – dice Favali – . Concordo con chi sostiene che sia la Bolkenstein che la legge 116 del 2022, non si applicano a questo caso. E infatti non c’è alcun riferimento nella determina che ho firmato».

Le norme

Il dirigente mette in fila i punti fermi della vicenda, che sul piano giuridico è articolata. «A fronte della scadenza i concessionari non hanno presentato un’istanza di rinnovo o di nuova concessione – sottolinea Favali – . Le presunte proroghe riferite alla legge Centinaio e ai contratti agrari sono state inequivocabilmente bocciate dal Consiglio di Stato e dal Tar della Toscana. In ogni caso, anche la presentazione di istanze di rinnovo o di nuova concessione, secondo il regolamento comunale del demanio, che risale al 2017, sarebbero state esposte alla concorrenza». A sostegno della linea seguita per mettere a punto la determina 556 ricorda che «la legge regionale della Toscana impone l’evidenza pubblica, disponendo tra l’altro che le concessioni demaniali per acquacoltura non possono durare oltre 15 anni. E le concessioni in scadenza, di cui una del 2005, hanno tutte superato questo limite». E sostiene che l’amministrazione comunale si è fatta carico della questione ben prima di arrivare alla scadenza di fine 2023. «Abbiamo interloquito con i concessionari sin dal 2022 per addivenire a una soluzione anche di carattere legislativo – sottolinea – , redigendo e presentando anche su richiesta di uno dei concessionari un emendamento al ministero delle Infrastrutture per la soluzione del problema».

L’amministrazione

Il Comune di Piombino «non ha messo a bando quelle concessioni, ma ha avviato una procedura amministrativa che intanto dà 60 giorni di tempo per eventuali osservazioni e, solo al termine, salvo indicazioni diverse da parte del Governo o della Regione, procederà al bando», afferma il sindaco di Piombino Francesco Ferrari. La “bomba” concessioni è scoppiata nel pieno della campagna elettorale, a una manciata di giorni dall’appuntamento dell’8 e 9 giugno.

«In questi due mesi, continueremo a fare quello che stiamo facendo da tempo – prosegue Ferrari – : chiedere alle istituzioni superiori un’indicazione precisa sul procedimento amministrativo da seguire. Saremmo ben lieti di annullare la procedura e poter procedere con le proroghe. Ciò detto, la diversificazione economica, su cui da anni lavoriamo, non sarebbe certo messa a rischio da un’eventuale gara per quelle aree, come invece qualcuno vorrebbe strumentalmente far credere. Potrebbero avvicendarsi altri imprenditori, ma il settore dell’itticoltura non sparirebbe dal panorama economico del territorio e, come abbiamo sempre fatto anche in altri ambiti, ci assicureremmo di garantire i lavoratori attualmente impiegati con le dovute clausole sociali». E conclude il sindaco Ferrari: «Questo comparto è uno dei pilastri dell’economia di Piombino e contribuisce enormemente alla diversificazione economica che in questi anni abbiamo perseguito e per la quale continueremo a lavorare».


 

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