Il Tirreno

L’anniversario

Storie e passione tra i banchi, il mercato di Piombino festeggia 100 anni

di Cecilia Cecchi
Scorci del mercato coperto (fotoservizio Paolo Barlettani)
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Scorci del mercato coperto (fotoservizio Paolo Barlettani)

In via Gori la mostra di foto di Celati che racconta la vita di ogni giorno. Nel video di Fontana le memorie dagli anni Cinquanta e i progetti futuri

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PIOMBINO. Appese in alto le foto di Andrea Celati con i volti di quanti fanno vivere ogni giorno il mercato coperto. Poi in via Cairoli, sede dell’associazione S. T. Art., il video di 15 minuti di Stefano Fontana con racconti di commercianti qui da tanto tempo o più di recente accomunati dalla passione di fare tutto al meglio. Parte così l’evento dedicato ai cento anni del mercato di via Giordano Bruno. Grazie a un’idea del fotografo Celati e dell’operaio - artista Stefano Fontana, in occasione della ricorrenza (col patrocinio del Comune): 2 giugno 2024 . C’è il sindaco Ferrari con gran parte della giunta in uscita. C’è Gianni Anselmi. Poi candidati consiglieri delle liste in corsa elettorale tra i tanti clienti di sempre.

Affollato il buffet. Momento di condividere la gioia. Tra i titolari dei banchi storici la fioraia Marcella Testi: «Qui dagli anni Settanta, commercianti – dice – ma nasciamo produttori, le serre sono in località Mortelliccio a Vignale Riotorto: l’idea del mio babbo e io ho continuato. All’inizio vendevamo molte più piante per i giardini. Poi tanti fiori recisi da mettere nei vasi a casa oppure al cimitero. Ora stanno tutti molto attenti a quanto spendono». La vita tra le piante. «Ho 77 anni – sorride – e da 50 anni al mercato. Prima? Fuori in via Gori con la macchina per vendere un’infinità di gladioli recisi. Poi il Comune mi propose il primo piccolo spazio vicino all’ingresso che occupavo solo in estate, quando c’erano fiori da vendere... però sono ancora qui, la passione prima di tutto! ».

Un po’di fila prima di raggiungere al banco le sorelle Angela e Silvana Bruschi, della storica omonima macelleria di famiglia: «Babbo – ricorda Angela – mise la macelleria nel 1959 di novembre e sempre qui siamo rimasti “allargandoci” un po’. Finché è passata a noi. Ora funziona molto il pronto-cuoci anche per i più giovani perché la maggior parte delle persone lavora e c poco tempo per cucinare. Qualcuno prova a fare l’esperto ma soprattutto ci chiedono consigli». «Sempre una soddisfazione – aggiunge Silvana – quando i nostri clienti storici, anche se sono andati a vivere lontano, nel caso di una festa importante da celebrare ci chiamano, prenotano e magari vengono apposta a prendere quanto scelto».

«Magari una persona viene e chiede “ce l’ha il polmone?”– riprende Angela – . Alla risposta “ no ma glielo posso portare”, prende fiducia. Siamo sopravvissuti alla “mucca pazza” grazie alla cura che babbo ha sempre dedicato alle macellazioni con animali della zona. Durante la pandemia Covid in tanti si sono rivolti a noi. Babbo c’era era già da ragazzo. E noi restiamo, fare le macellaie l’abbiamo nel sangue! » .

«Dieci anni fa ho scelto di spostare la legatoria da via XXV aprile – ricorda Monica Remorini (“Di carta in carta”) – portando con me clienti. Mi appassiona creare cose fatte a mano: piacciono ai turisti che apprezzano la creatività».

Al banco del pesce Marisapesca l’imprenditore Angelo Tondellini, insieme alla responsabile Claudia Raspolli. «Nonostante che il luogo non sia curato come dovrebbe – ricorda Tondellini – il mercato funziona comunque grazie alla passione dei commercianti che ci mettono la faccia. Si potrebbe fare meglio e basterebbe poco. Noi siamo qui da due anni soltanto, di nuovo. Era destino: già 1932 c’era mio nonno. Ancora oggi conta la volontà degli esercenti che ci sono dentro e che ci mettono tanta cura distinguendosi – sottolinea Tondellini – dai grandi supermercati. Il sabato c’è un buon movimento e i giovani si stanno affacciando perché un po’ tutti sono in cerca di produzioni di vicinanza. Da poco è stato rifatto il pavimento, circa 15 anni fa il tetto. Secondo me ed ho già chiesto a diversi assessori basterebbe poco per migliorare. Accorgimenti e piccoli costi, a rappresentare l’amore per la struttura e la città, come cambiare l’insegna con nomi di persone che purtroppo non ci sono più poi una nuova tinteggiatura esterna. C’è da sistemare il cancello che si affaccia su via XX Settembre, poco agibile anche se viene usato molto per lavorare e pure il marciapiede che circonda un platano coetaneo col mercato. Piccole cose farebbero già la differenza».

Al “Al mio negozio” si stanno preparando abiti che devono essere ritirati a breve. Manuela Lancioni insieme alla mamma Lorena Cozzatelli: «Abbiamo appena festeggiato 40 anni dall’apertura – affermano – siamo tra le poche storiche e dimostriamo che è ancora un valore stare qui».

«Prima del Covid – racconta Manuela – avevamo un ragazzo giovane con noi e pensavamo di spostarci per ampliare anche con l’uomo sempre taglie comode. Poi il fondo che non si trovata e la seguente pandemia. Il collaboratore ha fatto un’altra scelta. Oggi siamo contente di essere rimasta. Di negozi così in giro ce ne sono rimasti pochi. Ho davvero tante clienti che tornano da Firenze, Pisa, Livorno proprio per cercare taglie un pochino più comode; magari una 46 ma ben fatta. La forza del negozio di vicinato, come il nostro, è poter acquistare per vestirsi ma scherzando, sentendosi come a casa. Dispiace che tanti piombinesi non entrino mai. Molte attività sono portate avanti da giovani». Ora c’è la mostra, occasione in più per scoprire il mercato che ha sì cento anni ma davvero ben portati.

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