Sicurezza
Piombino, morì a 40 anni per un infarto: resa dell’Asl dopo la sentenza ma il risarcimento ancora non c’è
Piombino, Francesca Camiciottoli perse la vita il 17 febbraio 2015 in seguito a un arresto cardiaco non diagnosticato al pronto soccorso dell’ospedale Villamarina. L’avvocato della famiglia: l’azienda non ha fatto ricorso
PIOMBINO. Nessun ricorso presentato nei tempi previsti dalla legge. Sulla tragica vicenda di Francesca Camiciottoli, la 40enne piombinese morta il 17 febbraio 2015 in seguito a un arresto cardiaco non diagnosticato dal personale del pronto soccorso dell’ospedale di Villamarina, arriva finalmente un punto fermo. La sentenza del Tribunale civile di Livorno dello scorso marzo è infatti passata in giudicato: trascorsi i trenta giorni dalla data della notifica della decisione del giudice in pratica la sentenza è diventata irrevocabile. Se quindi in sede penale i medici inizialmente coinvolti furono tutti assolti, per quanto riguarda il procedimento civile è ormai accertata in modo inequivocabile la responsabilità dell’azienda sanitaria. Che è chiamata per questo a pagare gli oltre 600mila euro (oltre interessi) quantificati come danni alla famiglia di Camiciottoli: 325.500 euro alla figlia (allora 13enne), 225.455 euro al padre della 40enne e 89.133,20 euro al fratello di Francesca. Soldi che, tuttavia, ancora i familiari della donna non hanno visto.
L’attesa del risarcimento
Sebbene dal giorno X nel quale è scattata l’irrevocabilità della sentenza – intorno alla metà di aprile – sia trascorso almeno un altro mese, dei soldi che avrebbero dovuto comporre il risarcimento alla famiglia della 40enne non c’è traccia. Considerando che la notifica della sentenza è avvenuta il 14 marzo, l’azienda sanitaria ha avuto fino al 14 aprile per presentare l’eventuale ricorso in appello. Ma non l’ha fatto. Una decisione che quindi sottintende l’accoglimento della sentenza di primo grado come definitiva. E che obbliga l’Asl Toscana nord ovest a ripagare figlia, padre e fratello di Francesca Camiciottoli per l’intera cifra quantificata dal giudice. Ma da ben 38 giorni l’azienda sanitaria non si è ancora fatta avanti con i familiari, rappresentati nella causa dall’avvocato Alessandro Napoleoni di Piombino. Certo, in quanto azienda pubblica l’Asl ha un margine di 120 giorni dall’irrevocabilità della sentenza per ottemperare agli obblighi sanciti dal Tribunale: quindi, formalmente, ha tempo fino a luglio per ripagare la famiglia della 40enne. «Confido che questo mese di silenzio sia dovuto agli adempimenti burocratici da parte dell’azienda sanitaria – commenta il legale dei famigliari – ho avuto modo di sollecitare l’Asl per le vie brevi e mi hanno risposto che provvederanno, quindi non resta che attendere. La speranza è che questi soldi possano arrivare a breve. E che non si debba quindi procedere in modo coattivo per permettere alla famiglia di ricevere quanto stabilito dal Tribunale. Sarebbe davvero – conclude Napoleoni – il peggiore epilogo di una storia già di per sé particolarmente tragica.
Una tragedia evitabile
Il maxi-risarcimento stabilito dal giudice del Tribunale civile di Livorno arriva dopo un calvario – per la famiglia Camiciottoli, che vive a Braccagni in provincia di Grosseto, e per la figlia oggi maggiorenne e che risiede ancora a Piombino – lungo ben nove anni.
Tutto iniziò il 12 febbraio 2015, cinque giorni prima della morte della 40enne. Francesca si presentò al pronto soccorso dell’ospedale di Villamarina perché da alcuni giorni (circa un mese secondo quanto ricostruito durante la fase di indagine) lamentava episodi di malessere e dolori al petto. Quella mattina il dolore al braccio sinistro e al palato era talmente forte da allarmarla e spingerla a presentarsi dai medici dell’ospedale piombinese. Ma oltre a esserle assegnato un codice di accettazione verde (cioè non urgente) e nonostante un prelievo di sangue e un elettrocardiogramma che accertò alterazioni «fortemente sospette di ischemia» non venne ricoverata. E anzi fu dimessa dopo solo due ore «in cui la donna – si legge nella sentenza del Tribunale livornese – nemmeno venne sottoposta a visita cardiologica».
Francesca però continuò a non sentirsi bene: si consultò con la famiglia a Braccagni e chiamò un ulteriore specialista che tuttavia – secondo quanto stabilito dal giudice – non consigliò l’ospedalizzazione della donna perché «la paziente al momento della visita aveva un quadro stabilizzato e in parte migliorato rispetto al tracciato compiuto al pronto soccorso». Infine l’ultimo atto della tragedia si compì il 17 febbraio, con la tragica morte della donna nel suo appartamento di via Trento e Trieste a Piombino.
Dopo l’autopsia che accertò la «morte improvvisa cardiaca su base aritmica», nel gennaio 2017 fu avviato il processo penale che si concluse con l’assoluzione (confermata anche in appello) per i medici coinvolti. Mentre il processo civile intentato dalla famiglia nel 2020 ha avuto un esito diametralmente opposto, costringendo l’Asl a risarcire la famiglia per una tragedia che, ormai è appurato, si sarebbe potuto evitare.
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