Il presidio
Elba, aiuto-cuoco ucciso a bastonate: Mounir Ghallab condannato a 18 anni
Il ventiquattrenne elbano punito per l’omicidio di Angelo Carugati: lo avrebbe preso a bastonate, colpendolo pure con una pentola e una valigia
PORTOFERRAIO. Diciotto anni di reclusione per omicidio volontario: «È stato Mounir Ghallab a uccidere Angelo Carugati». Il giudice per le indagini preliminari Marco Sacquegna, nella mattinata dell’8 marzo, ha condannato il ventiquattrenne elbano, riconoscendolo colpevole per il delitto dell’aiuto-cuoco milanese di 52 anni, colpito a morte con un bastone, una valigia e perfino una pentola di metallo nello scantinato sotto al tunnel di Porta a Terra, a Portoferraio. Un omicidio efferato, giunto al termine di una furiosa lite, quello avvenuto nella notte fra il primo e il 2 febbraio del 2023 nel capoluogo dell’isola, una cittadina tranquilla (specialmente in inverno) sconvolta improvvisamente dall’uccisione di un proprio concittadino. Stando agli esami medico-legali il cinquantaduenne non avrebbe perso la vita immediatamente, subito dopo l’aggressione, ma trascorsa qualche ora, quando ormai il ragazzo nato e cresciuto all’Elba era fuggito verso casa, sempre in zona portuale. Una persona molto conosciuta a Portoferraio, Carugati, dato che aveva lavorato come assistente chef in diversi locali del centro.
La sentenza
La sentenza è stata pronunciata ieri mattina, con il gip del tribunale che ha accolto la richiesta della procura, assolvendo al contempo Ghallab dal reato di rapina (per avergli portato via l’orologio ndr). Il pubblico ministero Massimo Mannucci, il 23 gennaio scorso, per il giovane aveva chiesto la condanna a 18 anni. Pena confermata dopo la camera di consiglio di ieri: l’avvocato del giovane, il livornese Nicola Giribaldi, aveva scelto il rito abbreviato, con un processo più veloce e uno sconto automatico di un terzo della pena, che altrimenti sarebbe stata di 24 anni, sei in più di quella di primo grado pronunciata ieri nel palazzo di giustizia labronico di via Falcone e Borsellino.
La ricostruzione
Il primo febbraio, attorno alle 18,30, Ghallab si sarebbe incontrato con un testimone della lite (un ex studente portoferraiese dell’istituto alberghiero), l’unica persona che si trovava con loro al momento dell’alterco e che lo ha fin da subito accusato del delitto. L’appuntamento vicino al supermercato Eurospin, sotto a “La Centrale Gourmet” di viale Zambelli, di fronte agli imbarchi per Piombino. Insieme avrebbero comprato una birra e da mangiare, poi si sarebbero diretti verso lo scantinato. Carugati li avrebbe poi raggiunti lì, cenando in loro compagnia. Poi, di notte, il diverbio che ha portato al decesso del cinquantaduenne, preso a bastonate e colpito alla testa pure con una pentola e una valigia, anche se la causa della morte – secondo l’autopsia – è un’emorragia provocata dalla rottura della milza. Il decesso sarebbe quindi sopraggiunto successivamente, visto che Ghallab dopo la lite se ne sarebbe tornato a casa, nella zona del “residence”, vicino alla fermata del trasporto pubblico extraurbano e agli imbarchi delle navi, lasciando agonizzante – sempre stando alla ricostruzione dell’accusa – il povero Carugati.
Il ritrovamento
Il testimone chiave dell’inchiesta – coordinata dal sostituto procuratore Niccolò Volpe e delegata ai carabinieri del nucleo investigativo e della Compagnia di Portoferraio – è proprio l’ex studente, coetaneo di Ghallab, in carcere alle Sughere da oltre un anno. Il giovane, senza cellulare, alle 2,18 è andato sotto al commissariato della polizia di viale Manzoni, il presidio delle forze dell’ordine più vicino allo scantinato, parlando di una persona sdraiata per terra davanti alla gelateria “Zero Gradi”. I carabinieri, intervenuti sul posto, non hanno trovato né lui, né la persona da soccorrere. Mentre più tardi, alle 3,35, è tornato sempre al commissariato, chiedendo nuovamente l’intervento della forza pubblica. Poi, una volta sul posto, i militari – di turno quella notte per gli interventi di emergenza – lo hanno trovato e seguito fino alla stanza comunale, scoprendo il corpo senza vita di Carugati. Inutile purtroppo la corsa per salvarlo dei volontari, con a bordo il medico del 118, del Santissimo Sacramento: Angelo era già morto. Sulle due richieste di soccorso, la prima delle quali di fatto non andata a buon fine, e in generale sul racconto del testimone oculare la difesa, nel corso delle indagini preliminari, aveva sollevato più di un dubbio.
Ricorso in appello
L’avvocato Giribaldi, in attesa delle motivazioni che arriveranno fra 90 giorni, annuncia comunque ricorso in appello.
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