Il Tirreno

Sanità e servizi

Piombino, c’è un solo medico del 118: «È poco, così si corrono dei rischi»

di Gabriele Buffoni

	Volontari del servizio di emergenza al lavoro durante una chiamata (foto d’archivio)
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Volontari del servizio di emergenza al lavoro durante una chiamata (foto d’archivio)

L’allarme delle associazioni: «Spesso è anche impegnato nei trasferimenti»

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PIOMBINO. Non sono le ambulanze a mancare. Bensì il personale. E non solo i volontari – sempre meno – che popolano le fila delle associazioni, ma i medici che svolgono servizio di emergenza.

Attualmente a Piombino c’è un solo medico a fare attività di 118, smistandosi nei vari turni – da 6 ore quelli diurni, 12 ore quello notturno – tra Pubblica Assistenza, Misericordia e Croce Rossa. Un altro è di stanza a Venturina, per coprire – almeno sulla carta – il resto del territorio della Val di Cornia. Si tratta di figure che fanno la differenza nel qualificare il servizio della cosiddetta ambulanza Mike (ovvero con medico a bordo) da quello dell’ambulanza Bravo (senza medico) e dalla India, il mezzo cosiddetto “infermieristico” che sarà presto introdotto anche in Val di Cornia e a Piombino con a bordo, oltre ai volontari, anche l’infermiere. Per questo però «il servizio offerto dalla Mike non è uguale alle altre ambulanze – spiega Loris Marchettini, volontario di lungo corso della Misericordia di Piombino – in casi di reale emergenza il medico sul posto è necessario, tant’è che il protocollo prevede che, qualora la Mike di Piombino risulti impegnata in qualche servizio, la chiamata di emergenza venga dirottata alla corrispettiva ambulanza di Venturina. In questo caso impiegherà quei 10-15 minuti di tempo per arrivare, se tutto va bene, ma il servizio almeno è garantito». Il problema però sopraggiunge «se ci si trova con due emergenze in contemporanea sul territorio – spiega Marchettini – non capiterà tutti i giorni, ma purtroppo è già avvenuto più di una volta. E se un tampone è possibile metterlo, con un medico solo a disposizione in questo caso il servizio già rischia di essere compromesso».

Metodo di utilizzo

Una difficoltà, questa, che è stata lamentata più volte dalle stesse associazioni. Che alla fine si trovano in prima linea «e spesso – racconta Marchettini – le persone se la prendono con noi volontari e con chi interviene senza conoscere bene però le difficoltà dettate da un sistema precario».

Ma la questione non risiede soltanto nei numeri. «È anche il metodo con cui viene usato il medico a bordo che va rivisto – spiega Luigi Coppola, governatore della Misericordia piombinese – se la Mike finisce per essere utilizzata, ad esempio, per i trasferimenti che non avrebbero necessariamente bisogno di un medico di emergenza il sistema impoverisce il territorio. E questo, specialmente per Piombino, è un problema: la nostra è un’area più isolata rispetto alle altre e la smobilitazione dei presidi ospedalieri periferici non aiuta perché, senza reparti specialistici vicini, spesso i trasferimenti portano le ambulanze lontano. A Livorno oppure a Grosseto. Con conseguenti perdite di tempo prima di poterle riavere utilizzabili sul territorio di Piombino, lasciando tutto sulle spalle dei volontari che, purtroppo, sono sempre meno rispetto al passato».

C’è poi da considerare «che il territorio di Piombino è molto vasto – spiega Anna Tempestini, presidente della Pubblica Assistenza cittadina – e un solo medico non può bastare a garantire il completo monitoraggio del territorio. Episodi critici in contemporanea non accadono spesso – ammette – ma il rischio c’è. E con anche solo un medico in più o una diversa gestione del servizio e delle forze disponibili, si potrebbero avere più garanzie sulla sicurezza dei cittadini, che è l’obiettivo primario».

Rivoluzione in arrivo

Ma se la carenza di medici (non solo per il servizio di emergenza) è un problema oggettivo in tutto il territorio, a breve le Valli Etrusche saranno investite da una rivoluzione. «Ci sarà un solo medico in Val di Cornia e uno nella Bassa Val di Cecina, disposti su due automediiche – spiega Nicola Di Paco, responsabile delle Pubbliche Assistenze per la provincia di Livorno – mentre saranno introdotte due ambulanze di tipo India, con l’infermiere. Lo scetticismo su questa rivoluzione, che dovrebbe partire nelle Valli Etrusche nella seconda metà del 2024 o al massimo a inizio 2025, è tanta – ammette – ma la speranza è che in questo modo i medici siano utilizzati solo per le reali emergenze territoriali, mentre le India andranno a coprire i trasferimenti tempo-dipendenti che attualmente richiedono per legge la presenza del medico».

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