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Social e adolescenti, i consigli della psicologa: «Non lasciateli troppo soli davanti ai dispositivi, ma niente demonizzazioni»

di Sara Chiarei
Social e adolescenti, i consigli della psicologa: «Non lasciateli troppo soli davanti ai dispositivi, ma niente demonizzazioni»

Michela Cecchi: «I rischi estremi esistono e possono portare a un’alterazione dello sviluppo affettivo ma ci sono anche vantaggi»

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PIOMBINO. Sbagliato demonizzare a priori come concedere troppa libertà. Questa la ricetta che Michela Cecchi, psicologa e psicoterapeuta interpellata da Il Tirreno, suggerisce ai tanti genitori che si interrogano su come gestire l’annoso tema dei social network quando vengono utilizzati dai propri figli. Inutile giraci intorno. Viviamo nell’epoca delle immagini ed i social in brevissimo tempo sono riusciti a conquistare una fetta enorme della popolazione, a prescindere dall’età. Facebook è approdato in Italia nel 2008 e dopo un’iniziale, breve, diffidenza, ha iniziato ad imporsi sugli smartphone della gente con sempre maggiore disinvoltura tanto che nel frattempo è stato affiancato da molti altri canali. Stare su questa piazza pubblica, perché di questo si tratta, può dare enormi opportunità. Tuttavia, se non si posseggono gli strumenti (cosa che vale soprattutto per gli adolescenti) per difendersi da eventuali attacchi, accuse o derisioni – vedi il body shaming – le conseguenze possono essere pesanti. Il segreto perché ciò non si verifichi? Un utilizzo sano e consapevole e il continuo dialogo tra genitori e figli.

«Spesso i genitori sono spaventati da questo mondo virtuale – spiega Cecchi – nel quale i bambini di oggi si muovono benissimo. La verità è che tutto dipende dall’uso che ne viene fatto, poiché è evidente che esistono rischi oggettivi, da quelli più banali a quelli più estremi». Tra questi ultimi citiamo ad esempio coloro che creano un falso profilo per avvicinare giovani, di cui si spacciano coetanei, allo scopo di adescarli per fini sessuali ma anche i frequenti casi di challenge online in cui più persone mettono alla prova resistenza fisica e coraggio con risvolti talvolta estremamente pericolosi.

Rischi e vantaggi

«È chiaro che specie in fase pre-adolescenziale i rischi estremi esistono- sottolinea- e possono portare ad un’alterazione dello sviluppo affettivo o della sfera emotiva e talvolta le chat finiscono per cadere nelle dinamiche di bullismo ai danni dei soggetti più vulnerabili. Però voglio ricordare anche i molti vantaggi che i social apportano sia a livello cognitivo che di socializzazione se ben utilizzati, basti pensare al periodo della pandemia. Il consiglio che mi sento di dare ai genitori – aggiunge Cecchi – è di condividere il più possibile i contenuti, parlare con i figli, dando loro spiegazioni dove necessario e dettando delle regole, anche relative ai tempi di permanenza, senza negare del tutto l’utilizzo dei social (come per la play station). Insomma, una vigilanza attenta ma non oppressiva. Il continuo dialogo favorisce nel bambino la capacità di saper chiedere aiuto». Secondo la psicologa è utile comportarsi nella vita virtuale esattamente come nella vita reale, non si permetterebbe ad un figlio di uscire di punto in bianco per intere giornate senza sapere dove si trovi e cosa faccia, proprio come non è corretto lasciarli troppo a lungo soli davanti ad un cellulare o un computer. “In generale è sbagliato cercare in tutti i modi di contrastare la noia- spiega- perché ciò diminuisce nei bambini la capacità di tollerare questo tipo di frustrazione».

È utile ricordare che per registrarsi sul social di Zuckerberg bisogna aver compiuto 13 anni mentre per dare il proprio consenso al trattamento dati personali in Italia è necessario aver spento una candelina in più (14 anni), altrimenti occorre l’autorizzazione dei genitori. «Voglio comunque mandare un messaggio rassicurante ai genitori – conclude la psicologa – se noi adulti svolgiamo correttamente il nostro ruolo concedendo il cellulare accompagnato da insegnamenti e regole, e senza precorrere i tempi, dotiamo i nostri ragazzi di utilissimi strumenti per rapportarsi al mondo virtuale».  

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