Il Tirreno

La sentenza d’appello

Elba, morì nell’incidente con la fresa: chi è l’imprenditore condannato

di Luca Centini

	Il palazzo di giustizia di Firenze e una foto scattata sul luogo del tragico incidente che costò la vita nel 2017 a Massimo Schezzini
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Il palazzo di giustizia di Firenze e una foto scattata sul luogo del tragico incidente che costò la vita nel 2017 a Massimo Schezzini

Nel 2017 la tragedia che costò la vita a Massimo Schezzini

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FIRENZE. La Corte di Appello di Firenze ha confermato la sentenza di primo grado, condannando un imprenditore dell’isola d’Elba a due anni, oltre al pagamento delle provvisionali alle parti civili. È questo l’esito dell’udienza che si è tenuta martedì scorso a Firenze, nel corso della quale il giudice si è pronunciato sul processo relativo al tragico incidente del 29 maggio 2017, nel quale perse la vita Massimo Schezzini, travolto e lacerato da una motozappa.

Processo che vede come imputato l’imprenditore Gianfranco Marchiani, accusato aver procurato la morte del dipendente a causa della violazione della disciplina sulla sicurezza del lavoro.

Una vicenda dolorosa, che ha lasciato il segno sull’isola. Massimo Schezzini, infatti, era una persona molto conosciuta. Originario di Rio nell’Elba, abitava a Campo. La mattina del 29 maggio 2017 stava lavorando da solo nel terreno privato, in località Bonalaccia, a Marina di Campo. Fu travolto e catturato dalle lame della motofresa. Schezzini lasciò la compagna e due figli. A ottobre del 2021, dopo più di quattro anni dall’incidente, fu il giudice dell’udienza preliminare Antonio Del Forno a emettere la sentenza di primo grado (l’imputato optò per il rito abbreviato): l’imprenditore fu condannato a due anni (con sospensione condizionale della pena nel procedimento civile) e al pagamento delle provvisionali per omicidio colposo. Una sentenza che, di fatto, è stata confermata anche in Appello.

L’udienza si è tenuta martedì scorso a Firenze, alla presenza dei familiari di Schezzini rappresentati dalla legale Cesarina Barghini. Presente anche l’avvocato Giuseppe Quartararo, legale interno dell’Inail, costituita parte civile alla stregua di quanto fatto dai familiari di Schezzini. «In questo genere di processi - ha precisato l’avvocatessa elbana Cesarina Barghini - anche se si esce vittoriosi, non c’è spazio per gioire, perché la sentenza rappresenta, comunque e purtroppo, la dimostrazione che quel tragico evento, così come tanti altri che si consumano nel nostro paese, avrebbe potuto essere evitato». 

Gianfranco Marchiani è stato rappresentato in aula dagli avvocati Vinicio Vannucci e Mario Taddeucci sassolini, che avevano chiesto la riforma completa della sentenza emessa in primo grado dal Gup di Livorno. I legali attendono di poter leggere le motivazioni della sentenza della Corte di Appello (saranno pubblicate entro tre mesi) per commentare e per stabilire se presentare o meno un ricorso presso la Corte di Cassazione, ultimo grado di giudizio.

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