Meteo
Piombino, due palazzi popolari cadono a pezzi: «Sistemarli costa una fortuna, non ci sono soluzioni»
Casalp chiede ai proprietari fino a 150mila euro per i lavori: «Ma come faccio con 800 euro di pensione?»
PIOMBINO. «800 euro di pensione per vivere e quasi 150mila euro sono quelli che Casalp mi chiede per rifare facciate, copertura e vani scala. Per sistemare un appartamento, acquistato con mille difficoltà e che ora non ne vale più di 50mila». Fiorella Franchini da via Colombo numero 1 - insieme alla dirimpettaia Manola Organni (che dovrebbe spendere “solo” 70mila euro) - uniche proprietarie dell’alloggio a piano terra della scala 1 non sanno come risolvere questa situazione di rischio dentro casa. Il palazzo all’angolo tra via Colombo e via Marco Polo continua a cadere a pezzi pure sul retro, dalla parte degli stanzini. Stessa situazione per il “gemello” tra via Colombo e via Buozzi (costruito leggermente prima, nel caso è della partita restyling la Soprintendenza) .
«Siamo tra i 12 proprietari degli appartamenti in questi due palazzi, mentre sono 18 gli alloggi di edilizia pubblica popolare, viviamo in costante situazione di rischio – aggiunge Fiorella – e ci siamo rivolti a un perito, come richiesto da Casalp. E proprio attraverso l’ingegner Dario Rossi, abbiamo presentato le nostre proposte almeno per una messa in sicurezza con 350 mila euro; spesa onerosa comunque per noi, ma affrontabile. Ci siamo trovati di fronte alla scarsa considerazione dei tecnici che, per altro, ci hanno fatto avere una risposta scritta ufficiale con mesi ritardo».
«E oltre tutto presentandoci – sottolinea Fiorella – un conteggio di spesa da dividere di un milione e 535mila euro, che vuol dire costi dai 70 ai 150mila euro per ciascuno. L’idea? Che siamo sicuramente noi a dover coprire gli anni di affitti e spese non pagati mai da gente che abita qui da sempre».
E pesa l’affermazione di Casalp che senza la “riqualificazione energetica” nulla si potrà mai fare. La denuncia di Fiorella e Manola tramite Il Tirreno risale al marzo 2022.
Poi il sopralluogo del vicepresidente Casalp Luca Ardenghi - nell’estate dello stesso anno - direttamente nei fabbricati condominiali popolari distrutti dalle bombe alla fine della Seconda guerra mondiale e ricostruito – in fretta e furia – tra il 1946 e 1947.
Le due residenti, qui da tutta la vita e proprietarie solo dal 2000, non avevano mancato di ricordare, allora, che l’unico intervento mai fatto per fronteggiare l’umidità delle cantine ai primi anni Ottanta (senza gran risultato). Adesso, ancora, ci sono le impalcature per evitare la caduta dei pezzi dalle grondaie. Mentre all’interno degli appartamenti restano umidità e crepe. E le preoccupazioni dopo la bocciatura del Superbonus 110%.
«Purtroppo – interviene il vicepresidente Casalp Luca Ardenghi – per le case popolari si verificano situazioni di difficoltà estrema in tutta Italia. La normativa non aiuta gli enti pubblici. Qui in via Colombo, immobili in condizioni critiche anche a causa dei mancati interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria da decenni. L’aggravio nella gestione è legata proprio alla condizione ibrida: alcune unità abitative sono di proprietà pubblica mentre altre sono di proprietà privata».
Palazzi che comunque sembrano vicino al crollo. «Non si possono prevedere interventi tampone – spiega Luca Ardenghi – la normativa è stringente e l’intervento resta ancora legato all’efficientamento energetico. Non si tratta di insensibilità, né di politica, ma di normativa. Di questi giorni la decisione dell’Europa di ridimensionare le aspettative sulle classi energetiche. Ad oggi comunque è in vigore l’obbligatorietà dell’efficientamento delle caldaie condominiali, cioè si possono sostituire le vecchie con altre adeguate che poi, connesse ad accortezze come gli infissi a norma, permettono di raggiungere gli standard richiesti. Purtroppo qui non si può fare e restano obbligatori il cappotto e il tetto coibentato».
Casalp spenderebbe 2milioni e 240mila euro, i proprietari un milione e 535mila. «Si tratta di un conteggio di spesa da riferire al “famoso” 110% quando il credito sarebbe stato ceduto e i privati non avrebbero pagato nulla – dice –. Impossibile da applicare nella realtà, ma certo il problema esiste comunque. Il Comune ha già detto di essere pronto a stanziare la sua parte, ma i pochi condomini proprietari non potrebbero mai spendere quanto più o meno costerebbe loro un nuovo appartamento».
Crescono le preoccupazioni. Mentre si fa strada qualche spiraglio legato a una possibile cornice normativa meno rigida dall’Europa. Ma nell’immediato? «Il problema – conclude il vicepresidente Ardenghi – sono le leggi ma stiamo ancora cercando una soluzione possibile».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
