Piombino, ubriachi pretendono da bere: scoppia la rissa in un ristorante del centro
Erano in tre, ci sono state delle spinte. Uno ha estratto un rasoio ma è riuscito a scappare. Un altro è stato picchiato. Intervengono i carabinieri. Il titolare: «Situazione insostenibile»
PIOMBINO. Finisce con l’intervento di due volanti dei carabinieri il sabato sera in corso Vittorio Emanuele. Anzi, si chiude quasi prima di cominciare. A far scoppiare la miccia sono tre uomini stranieri. Si presentano già ubriachi. Sono all’incirca le 22,30 quando entrano nell’osteria Buco Giusto. Ai tavoli ci sono i clienti che stanno consumando la cena. Incuranti di tutto, i tre chiedono da bere. Al rifiuto del titolare continuano a farlo con insistenza, finché la situazione precipita. Si archivia così un’altra sera segnata dalla violenza e da un crescente senso di insicurezza che si fa sempre più strada in chi frequenta il centro storico e in chi li ha la propria attività lavorativa e si sente esposto.
«Si sono messi a sedere a un tavolo nella veranda e volevano da bere. Erano già visibilmente alterati dall’alcol». A ricostruire l’accaduto è Sandro Cioni, titolare del Buco Giusto. A trovarsi di fronte i tre uomini è stata sua moglie, lui sabato sera stava lavorando nell’altro locale Buco del Ghiotto, che dista qualche decina di metri. «Mia moglie ha provato a spiegare loro che non poteva servigli da bere, ma non volevano saperne – dice Cioni –. Anzi, hanno continuato a insistere sempre di più». Il clima all’interno dell’osteria ha iniziato a farsi pesante. I clienti hanno smesso di mangiare per cercare di capire che stava accadendo. «Le voci dei tre si sono alterate e mia moglie per cercare di convincerli ad alzarsi dal tavolo si è offerta di dargli 20 euro purché andassero fuori. A quel punto uno dei tre si è risentito ed ha iniziato a matteggiare. Sono intervenute delle persone per cercare di buttarli fuori dal nostro gazebo».
La scena non passa inosservata. Le urla richiamano gente. A quell’ora c’è movimento in corso Vittorio Emanuele, i locali sono aperti. È sabato sera. Nella stretta via che porta verso piazza Bovio si forma un capannello di persone. C’è chi dice che saranno stati un centinaio ad assistere all’ennesimo episodio che finirà per alimentare il senso di insicurezza di tutti, in chi ci lavora e in chi sceglie di frequentare il centro storico per trascorrere alcune ore in compagnia.
La situazione s’infiamma. Scoppia un parapiglia. I tre sembrano non aver paura di niente. «Uno ha estratto un rasoio, ci sono state delle spinte», prosegue Cioni. Nel frattempo, viene chiesto l’intervento dei carabinieri. E al suono delle sirene due dei tre se la danno a gambe. L’altro viene acciuffato, ha il volto tumefatto. Nessuno ha visto come sia andata, fatto sta che deve essersi accapigliato con qualcuno ed ha avuto la peggio. Viene caricato su una volante e portato in caserma. E qui, a distanza di un po’ di tempo, si sarebbe presentato spontaneamente anche uno dei due che in un primo momento si sono allontanati dalla scena e da corso Vittorio Emanuele.
«Ci sono tensione e una preoccupazione crescente, così non è possibile andare avanti – dice Cioni –. Ci sono colleghi che pur di non avere noie e correre dei pericoli decidono di rinunciare a lavorare e chiudono prima il loro locale». Che conclude: «La sera di Halloween, per esempio, ci hanno rubato delle bottiglie di vino tagliando la zanzariera di una finestra nella via laterale, ce ne siamo accorti ed abbiamo provato a rincorrerli, ma è stato tutto inutile».
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