Italia
Piombino, evita il processo pagando dopo le offese a tre vigili
La giunta comunale s’impegna a destinare la somma a iniziative sociali. Il caso scatenato dai controlli alle auto in sosta vietata nel golfo di Baratti
Piombino Mille euro. È il prezzo per riparare. Per rimediare alle offese dell’onore di tre agenti della polizia municipale e del Comune di Piombino. Il risarcimento chiude una querelle del 2022, sfociata in un procedimento penale a carico di un piombinese. La cifra è messa sul tavolo per chiudere la vicenda dal legale che assiste l’uomo che, prima che da imputato si ritrovi condannato, prova a metterci una pezza per quelle parole di troppo pronunciate in una giornata d’estate in cui non è riuscito a tenere a freno la lingua.
Il reato è quello di oltraggio a pubblico ufficiale, recita così l’articolo 341 bis del codice penale. La ricostruzione è sfumata, sia per tutelare i tre agenti e l’autore dell’oltraggio. Durante un servizio di pattuglia nel golfo di Baratti nel cuore dell’estate la scintilla è la contestazione di una sosta dell’auto non in regola e che gli agenti invitano il proprietario a rimuovere. Una delle tante, di quella mattina. C’è chi non gradisce e vedendo gli agenti all’opera non si trattiene. Li apostrofa con un vaffa. E a ruota una sequela di offese che non riportiamo. Parole di fuoco.
«Sono stati apostrofati in diversi modi offensivi e con toni minacciosi», sottolinea la comandante della polizia municipale Angela Galeazzi. Che aggiunge: «Due testimoni, che hanno assistito all’episodio, hanno confermato l’accaduto». Ma che cosa abbia scatenato l’ira del signore e maggiori dettagli su che cosa abbia detto ai vigili non è dato sapere.
Prima che da indagato l’uomo si ritrovi condannato, tramite il suo avvocato ha chiesto di poter riparare il danno “mediante risarcimento di esso sia nei confronti della persona offesa sia nei confronti dell’ente di appartenenza della medesima, il reato è estinto”, come recita il 3º comma dell’articolo 341 bis. Del resto, l’uomo è stato rinviato a giudizio. E prima dell’udienza ha provveduto a versare la somma per estinguere il reato. La cifra l’ha definita la giunta comunale nel 2019 per disciplinare casi di questo tipo, con un’apposita delibera: la numero 16 che quantifica il danno arrecato al prestigio del pubblico ufficiale e all’onore della pubblica amministrazione in mille euro. E ha stabilito anche che “la somma verrà destinata al finanziamento di un’iniziativa di carattere sociale o civico”.
Resta una condizione per chiudere il capitolo penale, messa nero su bianco nella delibera di giunta. Non è sufficiente pagare. L’ultima parola se chiuderla così o portare la persona in giudizio spetta alla comandante della polizia municipale. E lei che tenuto conto della gravità delle offese avrebbe potuto ritenere che i soldi non siano sufficienti a riparare, ma che serva il pronunciamento di un giudicel
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
