Il Tirreno

I nostri soldi

L’indagine a Piombino: frutta e verdura, prezzi alle stelle, «colpa di meteo e caro-logistica»

di Giulia Marmugi

	Un melone danneggiato a causa del maltempo
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Un melone danneggiato a causa del maltempo

Nonostante un calo dell’inflazione tra gli scaffali gli importi restano alti. «Un esempio? In tre mesi le carote passate da 0,60 euro a 1, 50 euro al chilo»

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PIOMBINO.  L’inflazione in Toscana sta calando, eppure i prezzi degli alimenti, soprattutto nel reparto orto frutta, non hanno intenzione di scendere. Di certo non si può attribuire la colpa a un unico fattore e varie voci ce lo testimoniano. Qualcuno sostiene che il rincaro sia legato a una dinamica sovranazionale, mentre altri ritengono vi sia una causa legata a interessi economici privati. «L’inflazione ad aprile era dell’8, 6% - spiegano al da Coldiretti Livorno - mentre a maggio era dell’8, 1%. Quella che misura il prezzo medio di alimenti e bevande è al 13,6%. Relativo alla provincia di Livorno, è il dato più basso da luglio 2022».

L’inflazione, insomma, si sta abbassando. Questo, però, non ha innescato un miglioramento ancora visibile tra i banchi degli alimenti. «Noi siamo una rivendita - spiegano dal banchetto del mercato coperto di Piombino - prendiamo i prodotti all’ingrosso a Bologna, ma anche noi abbiamo visto i prezzi alzarsi. Le carote in tre mesi sono passate da 0, 60 euro a 1, 50 euro al chilo».

C’è stato un grande innalzamento del prezzo a partire dalla fonte stessa di acquisto. «Il problema più grande è stato l’alluvione in Emilia Romagna. È tutto legato al meteo, a partire dai meloni» un frutto che quest’anno viene venduto in media a 4, 90 euro al kilo. «Meloni e altri frutti non sono cresciuti bene e non sono vendibili». Un problema che viene riconosciuto da tutti i negozianti di Piombino, i quali soprattutto evidenziano le loro difficoltà nel rapportarsi con i clienti. «Mi chiedono i finocchi - spiega la dipendente del banco verdura Da Elena - ma non capiscono che ogni stagione ha i propri ortaggi». «Il problema sta nella vendita - spiegano da Coldiretti Livorno - c’è un rincaro ingiustificato».

Sembrerebbe che il problema non risieda nei costi di produzione, né nell’aumento della materia prima, ma piuttosto «si tratta di una speculazione che si verifica nella filiera», cioè nelle fasi intermedie di vendita dalla coltivazione all’acquisto al dettaglio. Si prospetta, quindi, un riequilibrio in cui il prezzo di vendita del prodotto si abbassi e si adatti al prezzo di produzione, eliminando questo divario dannoso. C’è chi, tuttavia, vede il problema nella logistica. «I costi si perdono negli aumenti della catena del valore - racconta Massimo Carlotti, presidente del consorzio Terre dell’Etruria - non si tratta di speculazione, ma di logistica. I costi della produzione sono aumentati del 50%». Di conseguenza, abbiamo un effetto valanga, in cui se la produzione costa di più, il trasporto si innalza e così tutte le altre fasi seguenti. «Il coltivatore non guadagna di più anzi, ci rimette - continua il presidente del Consorzio Terre dell’Etruria - è una fase complicata a livello climatico, sia che piova o faccia troppo sole. L’annata è stata un disastro». Ma il problema non intercorre solo nel reparto frutta e verdura. Ci sono risvolti negativi anche per quanto riguarda l’acquisizione di olio e grano. «A novembre l’inflazione dei concimi ha toccato il 135%. Ci sono varie dinamiche che incidono». Si afferma, quindi, che a rimanere stabile è la domanda, mentre l’offerta è bassa a causa dei cattivi raccolti.

Da aprile in special modo il clima non è favorevole. «Non solo il Italia - sottolinea Massimo Carlotti - il maltempo ha colpito anche l’estero. È un problema europeo». Nonostante la pioggia di maggio, la siccità è evidente e con l’innalzamento della temperatura media europea di 1, 4 gradi centigradi tra dicembre 2022 e febbraio 2023 la vegetazione e le colture sono in una situazione rischiosa. Insomma per gli esperti sia la crisi climatica sia l’inflazione hanno influito negativamente sui costi degli alimenti. Non c’è stata una crescita né qualitativa né quantitativa. La natura è incontrollabile e tutta l’economia ne risente, ma sicuramente «non c’è da criminalizzare nessuno». 

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