Aiuto-cuoco ucciso a bastonate all'Elba: resta in carcere il 24enne Mounir Ghallab
La Corte di Cassazione, così come il tribunale del riesame, boccia il ricorso della difesa. Attesa la perizia su tre cellulari
PORTOFERRAIO. La Cassazione conferma il carcere per Mounir Ghallab, il ventiquattrenne elbano accusato dell’omicidio del cinquantaduenne aiuto-cuoco milanese Angelo Carugati, ucciso nella notte tra il primo e il 2 febbraio scorsi nello scantinato di proprietà comunale sotto il tunnel storico di Porta a Terra, usato come giaciglio di fortuna. I giudici hanno bocciato il ricorso del suo avvocato, Nicola Giribaldi, lasciando inalterata la decisione del tribunale del riesame.
La decisione
Secondo i magistrati sono credibili le dichiarazioni del testimone che ha indicato Ghallab quale autore del delitto, un ventitreenne elbano ex alunno dell’alberghiero che aveva assistito al litigio fra i due e al pestaggio, ritenendo quindi logiche le motivazioni dei giudici fiorentini sulla base degli elementi finora emersi. I carabinieri – coordinati dal sostituto procuratore Niccolò Volpe – avevano fermato il giovane come persona gravemente indiziata del delitto poco dopo l’omicidio per il quale è indagato, la stessa notte, trovandogli addosso l’orologio della vittima e in casa il suo cellulare, motivo per il quale è anche accusato di rapina. La giudice per le indagini preliminari, Tiziana Pasquali, aveva poi convalidato il fermo e durante l’interrogatorio di garanzia Ghallab si è avvalso della facoltà di non rispondere.
La ricostruzione
Il primo febbraio, attorno alle 18.30, Ghallab si sarebbe infatti incontrato con il testimone che lo accusa del delitto vicino al supermercato Eurospin, sotto a “La Centrale Gourmet” di viale Zambelli, di fronte al porto. Insieme avrebbero comprato una birra e da mangiare, poi si sarebbero diretti verso lo scantinato. Carugati li avrebbe poi raggiunti lì, cenando in loro compagnia. Poi, di notte, il litigio che ha portato alla morte dell’aiuto-cuoco, preso a bastonate e colpito alla testa pure con una pentola e una valigia, anche se la causa della morte – secondo l’autopsia – è un’emorragia provocata dalla rottura della milza.
I dubbi della difesa
La difesa continua a nutrire molti dubbi sul racconto del testimone, nonostante l’impianto accusatorio in questa in queste prime fasi, abbia già retto prima al vaglio della giudice per le indagini preliminari, poi a quello del tribunale del riesame, al quale Giribaldi aveva chiesto la revoca della misura cautelare in carcere, e infine alla Cassazione sempre sull’applicazione della misura cautelare. Il legale, già durante l’interrogatorio di garanzia, si era concentrato sulle due richieste di aiuto del testimone. Il giovane, senza cellulare, alle 2.18 è andato sotto al commissariato della polizia di viale Manzoni, il presidio delle forze dell’ordine più vicino allo scantinato, parlando di una persona sdraiata per terra davanti alla gelateria “Zero Gradi”. I carabinieri, intervenuti sul posto, non hanno trovato né lui, né la persona da soccorrere. Mentre più tardi, alle 3.35, il giovane è tornato sempre al commissariato, chiedendo nuovamente l’intervento della forza pubblica. Poi, una volta sul posto, i militari dell’Arma lo hanno trovato e seguito fino alla stanza di proprietà comunale, scoprendo il corpo senza vita di Carugati. Inutile, purtroppo, la corsa per salvarlo dei volontari, con a bordo il medico del 118, del Santissimo Sacramento: era già morto. Secondo il racconto del testimone – e stando anche alle risultanze dei rilievi scientifici dell’Arma, intervenuti anche da Firenze – sarebbe stato Ghallab a uccidere l’aiuto-cuoco, anche se il giovane quando ha chiesto di parlare con il sostituto procuratore ha negato con forza di essere l’omicida.
Le perizie
Si attendono nel frattempo le perizie informatiche dei carabinieri sui tre cellulari sequestrati in fase di indagine: sono quelli di Carugati, Ghallab (lui sostiene che il suo telefonino non funzionasse) e del testimone. Fra gli oggetti sequestrati naturalmente anche il bastone ritrovato nascosto fra la rete e il materasso del letto, acquisito come elemento di prova insieme alla valigia e alla pentola di metallo usate – secondo l’accusa – per picchiare l’aiuto-cuoco. Sullo stesso materasso, stando al racconto reso agli inquirenti dell’ex studente dell’alberghiero che è estraneo alle indagini, stavano dormendo Carugati e il ventiquattrenne, con il primo che avrebbe chiesto al secondo di andare via, scatenando la sua furia. Sarebbe questo, secondo la ricostruzione degli investigatori, il motivo per il quale il cinquantaduenne è stato pestato e poi ammazzato. l
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