Accoltellò l’affittuario per gelosia a Venturina: condannato a sette anni in appello
Una notte di sangue, con la lite prima in appartamento, poi in strada. La pena ridotta rispetto al primo grado, ma c’è il ricorso in Cassazione
LIVORNO. È stato condannato dalla corte d’appello a sette anni di reclusione per tentato omicidio, uno in meno rispetto alla sentenza di primo grado in rito abbreviato. Ma ora il suo avvocato Emanuele Spina ha fatto ricorso in Cassazione. Saranno i supremi giudici, a settembre, a decidere la sorte del sessantatreenne rumeno Stelica Apetroaie.
La ricostruzione
La vicenda risale al 24 settembre del 2020: una notte di sangue consumata tra le mura di un appartamento e finita in strada, nel centro di Venturina. Sono da poco passate le 21 quando dalla centrale operativa del 118 si rivolgono al 112 per chiedere l’intervento dei carabinieri. C’è un uomo a terra in via Indipendenza, che sta perdendo sangue e ha ferite provocate da un’arma da taglio. Sul posto l’ambulanza con medico della Croce rossa. E un secondo mezzo di soccorso è in via Silvio Pellico. Qui c’è una donna, anche in questo caso con ferite da arma da taglio. In un attimo i due episodi vengono messi in relazione dai militari dell’Arma. Nel frattempo, l’accoltellatore si dà alla fuga a bordo della propria auto. Questi gli elementi all’origine di un’indagine che si concluderà con l’arresto di Apetroaie in aperta campagna, in località Ponte di Ferro.
Il movente
Stando alla ricostruzione dei fatti il sessantatreenne accusava la compagna Elena Tabrea di avere una relazione con l’inquilino affittuario Daniel Danila, 48 anni, parte civile nel processo assistito dall’avvocata piombinese Elena Parietti. Al termine di una discussione, la sera del 24 settembre del 2020, Apetroaie sferra un pugno all’uomo minacciandolo: “Ti ammazzo”. E in un attimo passa alle vie di fatto colpendolo più volte con un coltello. Ferite al collo e all’emitorace destro, con lesioni classificate potenzialmente mortali. Danila finì all’ospedale di Cisanello a Pisa per essere operato d’urgenza, aveva un polmone perforato. Le testimonianze acquisite a processo parlano di un Apetroaie fuori di sé, con una rabbia alimentata dalla gelosia verso la compagna e dall’alcol. Quella sera a cena avrebbe bevuto molto vino. Le minacce, il pugno. E afferrato il coltello, una lama affilata di 24 centimetri, non avrebbe esitato a infierire su quello che ai suoi occhi era il rivale in amore. A consentire a Danila di evitare il peggio è stato l’intervento della donna. Si sarebbe messa in mezzo tra i due per tentare di fermare il compagno, finendo a sua volta per essere colpita, cavandosela con qualche punto di sutura e una prognosi di otto giorni.
La Cassazione
Dopo le due condanne – a sette anni quella della corte d’appello di Firenze, non ancora passata in giudicato – ora sarà la Cassazione, a settembre, a mettere la parola fine al processo. Prima del rito abbreviato – la pm Ezia Mancusi, aveva chiesto l’immediato e il giudice lo aveva disposto, anche se poi l’indagato aveva optato per l’abbreviato beneficiando dello sconto automatico di un terzo della pena – si era svolto, nel dicembre del 2020, l’incidente probatorio dove era stata raccolta la testimonianza di Danila e dell’altra persona offesa, la compagna dell’indagato, ora condannato in secondo grado.
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