Il Tirreno

Il caso

«Pessima mamma»: offese sui social contro la sindaca di Campiglia

di Manolo Morandini
«Pessima mamma»: offese sui social contro la sindaca di Campiglia

Alberta Ticciati: «Vittima di un retaggio culturale». All’origine dei giudizi ci sarebbe l’insofferenza per lo stato del parco pubblico alle scuole Altobelli

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CAMPIGLIA. Siamo in un parco pubblico. La sindaca di Campiglia Marittima Alberta Ticciati è lì con il suo compagno e la loro bambina di 4 anni. La piccola gioca. Il babbo la segue da vicino. Mentre la mamma parla al telefono. A chi assiste, la scena non va giù. Una lettura con occhi di donna, ma che non lascia spazio ad attenuanti. Il giudizio viene sparato sui social: “Sta sempre al cellulare e non con la figlia, che vergogna”. Il post su un gruppo Facebook è già stato rimosso, come altri dello stesso tenore. Ma la traccia resta. Ed è l’occasione per una riflessione, quella che ha scelto di fare ad alta voce Ticciati.

All’origine dei giudizi ci sarebbe l’insofferenza per lo stato del parco pubblico alle scuole Altobelli, con le radici dei pini che affiorano dal terreno, e per l’erba alta che in queste settimane di pioggia e sole è cresciuta a più non posso. «L’erba alta negli spazi di pertinenza pubblica è innegabile ed è un tema non solo a Campiglia, la stagione ha di fatto anticipato la necessità di tagliarla. Abbiamo superfici a verde per 84mila metri quadrati, in cui facciamo manutenzioni programmate, ma non sempre riusciamo ad essere tempestivi. Questo non autorizza a fare un salto e finire per etichettarmi come una mamma snaturata». Che prosegue: «La scena che si descrive rappresenta in maniera plastica uno stereotipo culturale dal quale non riusciamo ad emanciparci. Il fatto che a dare voce a questo siano altre donne deve interrogare tutti i soggetti che possono far evolvere verso una cultura della parità, dell’uguaglianza e dell’equità, per una società più civile e avanzata».

La scena se fosse stata ribaltata, stando a quel cliché di giudizio, avrebbe suggerito tutt’altra lettura. A darla ci prova Ticciati: «Guarda che bravo babbo, nonostante gli impegni da sindaco, trova il tempo per stare al parco con la compagna e la figlia – sostiene – . È una lettura che fa riflettere rispetto alle conquiste che pensiamo di aver fatto dal periodo della famiglia patriarcale. Dei passi in avanti sono stati fatti, ma resta il nodo culturale ed è necessario scioglierlo per una vera emancipazione».

La misura non sfugge. «È evidente che siamo di fronte a un fatto minore – dice – , ma ho scelto di segnalarlo perché lo ritengo indicativo di quel tipo di cultura. Non si deve restare immobili. È necessario cogliere gli elementi di pericolo e violenza psicologica nelle piccole cose perché sono quelle che rivelano la strada a cui possono portare». E conclude: «Dopo la pandemia in cui si è riscoperto il valore delle istituzioni c’è stata una regressione e sono prevalsi gli elementi egoistici che portano a smarrire una visione d’insieme, a far perdere il rispetto dei ruoli e ad arrogandosi il diritto di giudicare senza avere gli elementi per farlo. E questo finisce per invadere tutti i campi e interessa in maniera trasversale qualunque parte politica. È chiaro che i problemi sono anche altri, ma c’è anche questo e affrontarlo non significa negare il resto. I diritti sono una parte essenziale.


 

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