Il Tirreno

La confessione

Omicidio dell’Elba, il presunto killer vuole parlare col Pm: «Non ho ucciso io Angelo»

di Stefano Taglione
Nella foto a sinistra i carabinieri durante gli accertamenti nello  scantinato (foto Giò Di Stefano). A destra, in alto, Mounir Ghallab (in carcere per l’omicidio) e, sotto, la vittima l’aiuto-cuoco milanese Angelo Carugato
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Nella foto a sinistra i carabinieri durante gli accertamenti nello scantinato (foto Giò Di Stefano). A destra, in alto, Mounir Ghallab (in carcere per l’omicidio) e, sotto, la vittima l’aiuto-cuoco milanese Angelo Carugato

Mounir Ghallab ha chiesto di essere ascoltato dal pubblico ministero «Ho difeso l’amico che era con noi, quando sono andato via era vivo»

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PORTOFERRAIO. «Non sono stato io a uccidere Carugati. Abbiamo litigato, è vero, ma stavo difendendo l’amico che era con noi, dato che Angelo lo stava picchiando e stava avendo la meglio. Quando me ne sono andato dalla stanza di Porta a Terra li ho lasciati soli». Mounir Ghallab, il ventiquattrenne portoferraiese da tre mesi in carcere con l’accusa di aver ucciso l’aiuto-cuoco Angelo Carugati nella notte fra il primo e il 2 febbraio scorsi in uno scantinato, ha chiesto di parlare agli inquirenti ed è stato ascoltato dal pm titolare dell’inchiesta, Niccolò Volpe. In compagnia del suo avvocato Nicola Giribaldi è stato quindi sentito e sulla scia delle dichiarazioni del legale (prima alla gip Tiziana Pasquali, poi al riesame che ha bocciato la richiesta di scarcerazione) si è detto innocente: «Non ho ucciso Angelo».

La vicenda

I due, quando avrebbero litigato, sarebbero stati in compagnia dell’amico, un ventitreenne portoferraiese ex studente dell’alberghiero che ha indicato il ragazzo di origine marocchina quale autore dell’omicidio. I carabinieri hanno quindi fermato il giovane come persona gravemente indiziata del delitto, trovandogli addosso l’orologio della vittima e in casa il suo cellulare. Secondo l’accusa l’aiuto-cuoco milanese, colpito alla testa con una pentola e una valigia e preso a bastonate, avrebbe perso la vita in seguito a un’emorragia causata dalla rottura della milza dopo essere stato picchiato per aver chiesto a Ghallab – secondo l’accusa – di andarsene dal suo materasso, dove entrambi in quel momento stavano dormendo.

Gli orari e i soccorsi

Le parole agli inquirenti del testimone non convincono la difesa. L’ex alunno dell’alberghiero, senza cellulare, alle 2.18 è andato sotto al commissariato della polizia di viale Manzoni, il presidio delle forze dell’ordine più vicino allo scantinato, parlando di una persona sdraiata per terra davanti alla gelateria “Zero Gradi”. I carabinieri sul posto non hanno trovato né lui, né la persona da soccorrere. Mentre più tardi, alle 3.35, il giovane è tornato al commissariato chiedendo nuovamente un intervento. Poi, una volta in zona, i militari lo hanno trovato e seguito fino alla stanza, scoprendo il corpo senza vita di Carugati. Inutile, purtroppo, la corsa per salvarlo dei volontari, con a bordo il medico del 118, del Santissimo Sacramento: era già morto. Secondo il racconto del testimone – e stando anche alle risultanze dei rilievi scientifici dell’Arma – sarebbe stato Ghallab a uccidere l’aiuto-cuoco. Il bastone è stato ritrovato nascosto fra la rete e il materasso del letto, sequestrato insieme alla valigia e alla pentola di metallo usate per picchiarlo.


 

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