Italia
Un anno di guerra, un anno all’Elba: le storie dei profughi dell’Ucraina
Duecento le persone in fuga dal conflitto, sostenute da volontari e istituzioni. «Sono stati 365 giorni di lacrime, ma qui nell’isola mamme e bimbi sono protetti»
PORTOFERRAIO. Un anno di guerra in Ucraina durante il quale l’Elba ha visto arrivare quasi 200 persone fuggite dal paese colpito dalle bombe russe creando morte e distruzione. Ecco cosa ci hanno raccontato alcune donne ucraine arrivate sullo Scoglio cercando di fare una sorta di bilancio. Un anno di preoccupazioni ma anche di gioie: una di loro, Anna, ha partorito Matilda e abita nel pacifico paradiso ambientale marcianese.
Sofia è venuta da Novovolynsk. «Un anno fa – ci ha detto – ho fatto un viaggio con tanti altri profughi che fuggivano. Io ero un po’ più fortunata perché mi aspettava l’accoglienza di una famiglia qui all’Elba. Abbiamo passato momenti orribili e qui abbiamo unito le nostre forze per sostenerci grazie anche agli aiuti elbani e governativi. Tutto il mondo ha capito la crudeltà che sta accadendo e quanto amore abbiamo per la nostra terra. Resistiamo. Non deve accadere mai più. In Ucraina al fronte ho mio cugino Petro e tutte le famiglie qui sull’isola attendono la fine di questo incubo».
Anche Maryna, che viene da Kiev, dice: «È stato l’anno più terribile della mia vita e così per i miei cari rimasti laggiù. Non sanno se il giorno dopo saranno ancora vivi. Mio marito è militare e i primi mesi in Italia sono stati difficili. Ma ci è stato dato un alloggio ai Sassi Turchini di Porto Azzurro e il Comune ci ha dato sostegno e buoni pasto da spendere nel supermercato (vedi articolo a fondo pagina).Anche la Croce Rossa ci aiuta. Abbiamo anche l’assistenza medica e mia figlia Margherita va gratis a fare ginnastica all’associazione locale. Ho trovato lavoro in estate e così siamo usciti per un po’ dalla guerra, ma non dalla povertà. Ora non ho lavoro ma penso di riprendere in lavanderia da aprile. La guerra deve finire e a volte mi consolo con le poesie di Lina Kostenko una famosa nostra poetessa».
Anche Inna è ai Sassi Turchini. «Non è cambiato nulla da un anno fa: il nostro paese è sempre in difficoltà. Almeno ora viviamo in un luogo dove c’è pace, non sentiamo di allarmi aerei, l’esplosione di razzi come è accaduto quando eravamo in Ucraina. Mio figlio era terrorizzato. Sono rimasti laggiù i miei genitori, i fratelli, mio cugino e un nipote. Mi dicono che è spaventoso vivere in quel modo. Le scuole sono online. Solo alcuni istituti fanno lezioni nei rifugi. Una vita impossibile. Qui a Porto Azzurro, viviamo meglio e mio figlio Nikita di sette anni va a scuola. Ho lavorato in estate e ora ad aprile lo farò in un albergo del riese. Ho avuto anche l’aiuto finanziario nel primo mese da due donne generose e sconosciute. Ci aiutano anche i parenti che vivono qui all’isola. Sara Frattale dei Sassi Turchini è per noi indispensabile e guida la nostra vita qua».
Luiba, un’altra ucraina residente da tempo sull’isola, aiuta i suoi connazionali col sostegno del comune di Porto Azzurro, che le ha messo nei mesi scorsi dei locali a disposizione per offrire beni di prima necessità ai suoi connazionali consegnati dagli elbani e dagli stessi ucraini residenti. «È stato un anno di lacrime e qua sono arrivate mamme con i loro bambini, e sono protetti».
Tra i protagonisti dell’assistenza ai profughi c’è Taras Sayko, portavoce della comunità ucraina a cui è andato il Premio città di Portoferraio 2022. «Di recente è stata più dura perché una nostra connazionale, Svetlana, è morta dopo aver lasciato l’Elba dove era stata soccorsa con amore dal personale dell’ospedale di Portoferraio. I profughi accolti in questo anno li abbiamo seguiti per non farli sentire soli, devono sentire la solidarietà nostra e degli elbani. Alcuni sono tornati in patria, volevano stare vicini ai loro cari in difficoltà, poi però stanno tornando qua dove c’è sicurezza. I comuni hanno dato una mano ai profughi, la Caritas del Duomo e quella di San Giuseppe, l’Anpas e altri enti e anche noi raccogliamo materiali di sostegno e li distribuiamo a chi ha più bisogno. Li spediamo anche in Ucraina. Gli elbani hanno capito il nostro dramma, aiutando i profughi, che hanno pure contributi offerti dalla legge italiana. Ora attendiamo per tutti la proroga del permesso di soggiorno, e il governo italiano ha prolungato l’accoglienza fino al 31 dicembre».
Infine parola a Cristina Gentini della Caritas del Duomo di Portoferraio, una dei tanti volontari pro Ucraina. «All’inizio abbiamo accolto e guidato i profughi ai contatti, con la prefettura, le amministrazioni comunali, le associazioni, la Misericordia, Protezione civile, La Racchetta, Novac, l’Arca e altre. Abbiamo fornito dei beni di consumo favorendo poi l’inserimento nella vita locale, intanto la maggioranza dei profughi e ucraini si è ben organizzata e procede autonomamente. Un popolo colpito duramente dalla follia della guerra».
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