Il Tirreno

Emergenza climatica

Temperature record nel mare dell’Elba: 22 gradi a 40 metri di profondità

Temperature record nel mare dell’Elba: 22 gradi a 40 metri di profondità

L’allarme lanciato dai sensori di Greenpeace nella costa nord dell’isola. Non è una buona notizia per il Santuario dei Cetacei del mar Ligure

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PORTOFERRAIO. Una temperatura del mare anomala – 22 gradi centigradi fino a 30/40 metri di profondità – è stata registrata anche nel mese di ottobre dai sensori posizionati quest’estate da Greenpeace Italia sul versante settentrionale dell’Elba. Un’anomalia termica, superiore di circa 2 gradi centigradi, con temperature superficiali che hanno raggiunto, e in alcuni casi superato, i 27 gradi.

È quanto emerge dalla rete di monitoraggio installata all’Isola d’Elba, in collaborazione con il Distav dell’Università di Genova e ElbaTech. «Si tratta – dicono gli ambientalisti – di un segnale allarmante ma evidentemente ignorato dal nostro governo, che invece di proteggere l’ambiente e le persone dai cambiamenti climatici ha deciso di incentivare le trivellazioni, anche in mare, e l’uso di gas fossile».

Il rapido riscaldamento della temperatura del mare ha portato a una veloce stratificazione delle masse d’acqua superficiali fino a 15 metri di profondità, che si sono mantenute ben separate dalle acque più profonde, dove sono state registrate temperature inferiori alla norma. Nei mesi successivi il calore assorbito dagli strati superficiali si è distribuito nella colonna d’acqua. «Quanto rivelano questi dati preliminari – aggiunge Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia – non è una buona notizia per il Santuario dei Cetacei del mar Ligure. Una stratificazione eccessiva delle acque può ridurre la produttività del mare, mentre temperature anomale hanno effetti negativi sugli organismi marini dei fondali che, purtroppo, abbiamo già cominciato a vedere».

I precedenti monitoraggi eseguiti nell’ambito del progetto “Mare caldo” avevano già mostrato impatti evidenti causati dalle temperature elevate degli ultimi anni. Oltre alla continua espansione delle specie aliene, o comunque adatte a temperature più elevate (come, a esempio, il pesce pappagallo del Mediterraneo, ormai presente nella costa settentrionale dell’isola), si registrano fenomeni di necrosi e mortalità di organismi sui fondali, come le gorgonie e le spugne.

«Le ondate di calore registrate quest’anno – conclude Monica Montefalcone, responsabile del progetto “Mare caldo” per il Distav dell’Università di Genova – sono della stessa entità di quanto avvenuto nella famosa estate calda del 2003, a cui sono seguiti eventi di mortalità di massa di moltissimi organismi marini vulnerabili allo stress termico».

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