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Sos povertà, è stato un 2021 da incubo: «Consegnati 3mila pacchi cibo»
Si stima un’impennata del 15% degli indigenti durante il 2023
PIOMBINO. In via Landi la fila di persone davanti al banco dove l’associazione San Vincenzo de’ Paoli distribuisce – due giorni a settimana, il martedì e il venerdì – i pacchi di cibo per i poveri si fa sempre più lunga. Fino alle 12, quando i volontari chiudono tornando alle proprie famiglie, il via vai resta continuo. E in attesa di un po’ di pasta, pane, qualche verdura e un barattolo di pelati non ci sono solo stranieri ed extracomunitari: molti sono italiani, parecchi pure piombinesi.
Sono infatti sempre di più le famiglie che scendono sotto la soglia della povertà assoluta: secondo l’ultimo rapporto stilato da Caritas su scala nazionale, nel 2021 si è registrato un incremento del 7,7 per cento rispetto a quanti, nel 2020, beneficiavano di servizi di sussistenza. Sono i nuovi poveri: non tutti certo risiedono al di sotto della fascia minima di reddito per sopravvivere, molti di questi nuovi volti connessi ad uno stato di indigenza oscillano in un equilibrio sempre più precario sull’esile linea di confine tra il bisogno e la possibilità di riuscire a sbarcare il lunario con le proprie forze. Un’incertezza economica e sociale che a Piombino – con le sue ampie comunità straniere (in particolare senegalesi e marocchine) e con la diffusa povertà tra quelle famiglie rimaste ancorate a misure previdenziali (come la cassa integrazione) – risulta essere più grave che altrove. E che rischia di diventare a dir poco insostenibile con l’arrivo di un inverno in cui i rincari per i costi dell’energia e dei beni alimentari la faranno da padroni.
I dati della città
Per avere una fotografia di quello che è lo stato in cui versa la città basta dare un’occhiata all’ultimo report stilato dalla San Vincenzo de’Paoli di Piombino sui numeri prodotti in questi primi nove mesi del 2022. Insieme alla Caritas, l’associazione si occupa infatti di circa il 50 per cento della popolazione piombinese che vive difficoltà economico-sociali gravi.
«A Piombino – spiega la presidente della conferenza cittadina dell’associazione Cristina Guerra -sono 129 i nuclei familiari che abbiamo assistito fino a settembre per un totale di 128 bambini sotto i 16 anni e di 3. 229 pacchi alimentari distribuiti, attraverso il nostro centro di distribuzione oppure a domicilio per coloro che non possono muoversi da soli».
Cifre che preoccupano, specialmente perché riguardano – di fatto – la metà della popolazione povera della città: nel 2021 (considerando però l’intero anno) sono state 193 le famiglie che hanno richiesto assistenza, per un totale di 6. 400 pacchi di cibo distribuiti dalla sola San Vincenzo de’ Paoli. «Quest’anno ci sarà un aumento rispetto all’anno scorso – spiega Guerra – anche perché siamo alle soglie del periodo tendenzialmente più critico, e quest’anno bisognerà far fronte a rincari di ogni genere di utenza e bene alimentare che imporranno ulteriori restrizioni. Piombino già viveva una situazione particolare prima del Covid, con tante famiglie coinvolte dalla questione acciaierie e legate quindi alla cassa integrazione. Con la pandemia tutto si è aggravato ulteriormente e ora che sembriamo pronti a lasciarci alle spalle gli ultimi due anni questi rincari rischiano di compromettere la sopravvivenza di molti. Per il 2023 infatti – conclude Guerra – ci aspettiamo un ulteriore aumento di richieste per almeno il 15 per cento».
L’emergenza casa
Se il lavoro è una componente della crisi piombinese, l’altro è costituito dall’emergenza abitativa. Anche in questo caso le cifre aiutano a descrivere il fenomeno: nel 2021 (queste le cifre più aggiornate dagli uffici del Comune di Piombino) sono stati 375 i nuclei familiari che hanno avuto necessità di supporto alla casa ottenendo accesso ad uno dei quattro aiuti (il progetto di edilizia sociale abitativa, il contributo affitto, il piano “blocca sfratti” e l’accompagnamento all’affitto) messi a disposizione dall’amministrazione.
Il bilancio dell’Emporio
Se la San Vincenzo de’Paoli distribuisce dai 30 ai 50 pacchi al giorno nelle due mattinate di distribuzione, nel resto della settimana a rappresentare il punto di riferimento per l’ampia platea di persone sotto la soglia della povertà è l’Emporio Solidale della Caritas, in via Don Minzoni.
Qui infatti, con una tessera su cui viene caricato un credito da spendere nell’arco di un mese (calcolato proporzionalmente in base al livello di povertà e al numero di minori da mantenere) è possibile “acquistare” beni di prima necessità anche per chi non potrebbe permetterseli.
«Siamo aperti da circa 11 mesi e ormai aiutiamo stabilmente circa un centinaio di famiglie – spiega la responsabile Francesca Benenati -per adesso il bilancio che possiamo trarre è certamente positivo. Anche se siamo ancora agli inizi e ci attende un inverno molto difficile. Non solo per i tanti che ci chiedono aiuto e che saranno ancora di più in difficoltà – spiega – ma anche per gli approvvigionamenti. Noi viviamo di donazioni ma per l’80 per cento ci basiamo su fondi europei destinati al sostegno della popolazione indigente: se i beni di prima necessità continueranno a rincarare il rischio è quello di avere difficoltà a rifornirci in misura sufficiente a garantire aiuti a tutti quelli che si rivolgono a noi. Anche perché temiamo che il numero aumenti».
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