Il Tirreno

Natura

Manca l’ossigeno, l’acqua del Cervia colorata di rosa da un batterio

Manca l’ossigeno, l’acqua del Cervia colorata di rosa da un batterio

I dubbi sciolti dalle verifiche Arpat: si chiama fotosintesi anossigenica ed è una reazione che prevede la riduzione dell’anidride carbonica e l’ossidazione del solfuro di idrogeno con produzione di zuccheri, acqua e zolfo

3 MINUTI DI LETTURA





PIOMBINO. Batteri purpurei. Complice la siccità, conquistano un centinaio di metri del fosso Cervia. Tra le località Mortelliccio e Carbonifera, l’effetto è straniante. Una lingua d’acqua, o meglio quel che ne resta, colorata di rosa. A sciogliere i dubbi sul fenomeno, sulla scia di analisi di laboratorio, sono i tecnici Arpat. Un processo naturale per un segno che ha fatto temere la mano dell’uomo.

È il pomeriggio del 10 agosto quando il personale Arpat del Dipartimento Piombino-Elba si reca sul posto. Siamo in piena Costa est, nel cuore del parco naturale costiero della Sterpaia. La segnalazione arrivata all’Agenzia parla di un’anomala colorazione del Cervia. Il tratto di fosso colorato, circa un centinaio di metri, risulta in secca sia monte che a valle. Una lingua confinata dalla siccità, lontana dalla foce e dalle acque marine. Tre le ipotesi da vagliare. Quel colore a colpo d’occhio non evoca niente di naturale. Potrebbe trattarsi di inquinamento dovuto allo sversamento di una sostanza nel fossato, oppure di una fioritura algale amplificata dall’anossia del fossato o dello sviluppo di batteri purpurei.

Gli operatori Arpat per sciogliere i dubbi prelevano un campione di acqua superficiale misurandone i parametri temperatura, ossigeno, pH, potenziale redox – ovvero il carattere ossidante – e conducibilità. Le acque sono risultate totalmente prive di ossigeno. Il campione analizzato in laboratorio si presenta di colore rosa intenso con odore dolciastro misto a terra. L’analisi al microscopio, effettuata dagli operatori del Settore Mare di Piombino, ha escluso fioriture di microalghe e confermato la presenza di qualche diatomea pennata, pochi cianobatteri e una massiccia presenza di piccoli organismi identificati successivamente come batteri purpurei solfitoriduttori, appartenenti alla famiglia delle Chromatiaceae. Sono questi i responsabili dell’inedito fenomeno. Si tratta quindi di una colorazione anomala di origine naturale dovuta alle condizioni ambientali createsi in questi giorni di caldo intenso che hanno portato a una riduzione di ossigeno nel canale creando le condizioni ideali per lo sviluppo di questi batteri anaerobi non patogeni.

L’utilizzo dell’obiettivo a immersione, che permette di ingrandire il preparato 1.000 volte, ha consentito quindi di rilevare la presenza di numerosi organismi sferici-ovoidali delle dimensioni intorno a 2 milionesimi di metro: la colorazione rosa intensa e la presenza di granuli scuri all’interno delle cellule hanno permesso di identificare questi organismi come batteri purpurei.

La spiegazione del processo di colorazione richiede un minimo di competenze di chimica e biologia. Si tratta di organismi che crescono in condizioni anaerobiche effettuando la fotosintesi senza l’impiego di ossigeno. Si chiama fotosintesi anossigenica ed è una reazione che prevede la riduzione dell’anidride carbonica e l’ossidazione del solfuro di idrogeno con produzione di zuccheri, acqua e zolfo. Lo zolfo viene depositato all’interno delle cellule sotto forma di granuli. Contengono pigmenti come batterioclorofille e sono particolarmente ricchi di carotenoidi, che conferiscono la tipica colorazione porpora.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web