Piombino, il volontariato è in ginocchio: «Costi enormi e pochi addetti»
Dal caro carburante fino alle bollette alle stelle: «Così non possiamo reggere». I presidenti delle associazioni lanciano un appello ai cassintegrati: dateci una mano
PIOMBINO. Sos volontari. Il grido d’allarme arriva dalle associazioni di soccorso che, al di là dei dipendenti, si servono soprattutto del volontariato per garantire tutta una serie di attività. Parliamo di personale sulle ambulanze ma non solo. Delle emergenze come pure dei servizi ordinari, quale il trasporto di pazienti per dimissioni, visite e quant’altro. Sia in città che fuori Piombino.
Pubblica Assistenza, Misericordia e Croce Rossa lamentano una sofferenza in questo periodo legata proprio alla mancanza di risorse umane, ma anche relativa all’aumento delle spese, dal caro bolletta su luce e gas per le sedi ai prezzi del carburante per il parco macchine di ciascuna associazione. «Dopo un forte aumento di volontari nel periodo della pandemia, stiamo registrando un calo – spiega Anna Tempestini, presidente della Pubblica Assistenza piombinese – Se nell’emergenza coronavirus è arrivata tanta disponibilità dovuta alla spinta emotiva e al fatto che le persone, stando a casa, avessero più tempo libero, adesso siamo in flessione. Il nostro personale è giovane, ed è un aspetto positivo e un valore aggiunto. D’altra parte i ragazzi spesso, soprattutto durante il periodo estivo, trovano lavori anche temporanei e la loro disponibilità viene a diminuire. Ad oggi abbiamo 21 dipendenti e, a fronte di 70 iscritti, una quarantina di volontari attivi. Una grossa mano ci è sempre arrivata dal servizio civile che, però, quest’anno, non ha ricevuto domande sufficienti. Problema di un po’ tutte le associazioni, non solo della nostra».
Oltre alla mancanza di volontari, la difficoltà è anche legata ai vari costi, rispetto a tariffe di rimborso erogate dall’azienda sanitaria ferme a molti anni fa. Per capire: per un’ambulanza in stand-by, cioè attiva 24 ore su 24, con un medico dell’emergenza, le associazioni ricevono circa 9mila 500 euro al mese. La cifra scende per il mezzo senza medico a disposizione del 118 (7mila 500 euro). In questo caso, se l’ambulanza effettua un servizio a chiamata riceve altri 17 euro, mentre per un trasporto ordinario vengono pagati 26 euro.
«I costi sono lievitati e le tariffe invariate – afferma Tempestini – C’è, tuttavia, una trattativa nella Regione per la nostra rete associativa, e sono stati disposti dei ristori ma, allo stato attuale, siamo in sofferenza, sia per le spese che per il numero di volontari. Il nostro parco macchine prevede otto ambulanze, due pullmini e altri mezzi e il carburante è un peso grande. C’è una difficoltà nel rispondere ai problemi dei cittadini, dal trasporto d’emergenza a quello ordinario, fino alle attività minori come la spesa, le visite e via dicendo. Ci uniamo all’appello che arriva un po’ ovunque: cittadini se volete i servizi delle nostre associazioni, non vi lamentate se manca una risposta perché siamo in carenza di volontari. E non possiamo fare nuove assunzioni. Piombino è sempre stata una città solidale. Ci sono tante persone in cassa integrazione o che percepiscono il reddito di cittadinanza e potrebbero dare una mano».
Sulla stessa linea d’onda la Misericordia: «I nostri volontari sono quelli tradizionali che ci sono sempre stati – dice il governatore Luigi Coppola – Dopo il boom arrivato con la pandemia, siamo riusciti a mantenere qualche volontario in più, ma oggi viviamo molto con i dipendenti. Per svolgere alcuni servizi siamo obbligati ad assumere con costi pesanti. Detto questo, abbiamo 9 dipendenti e una quarantina di volontari. A questo problema, va aggiunto quello del caro carburante. Per ora riusciamo a mantenere alta la disponibilità dei servizi, ma con sacrificio. Purtroppo ci stanno portando a diventare aziende invece che associazioni, anche se non vorremmo. Quanto alle tariffe di rimborso sono le stesse da anni e tutto il peso finisce sulle nostre spalle, dall’emergenza al trasporto ordinario. Siamo sempre più provati».
Anche Coppola ha citato il fattore carburante: «Abbiamo un parco macchine di 25 mezzi in totale, che vanno in larga parte a gasolio, e in minima a benzina – spiega il governatore della Misericordia di Piombino – Siamo passati, per il solo carburante da una spesa di circa 3mila euro mensili a 5mila. Per il momento, come bilancio siamo messi bene, ma non benissimo. Cerchiamo di evitare spese inutili, ma facciamo fatica. Come ne usciamo? Non lo so. Abbiamo bisogno di ossigeno, di una mano per aiutare la città. I contributi sono sempre meno e il distacco dal volontariato non aiuta. Mi unisco all’appello di Anna Tempestini, ma con poche speranze. La cassa integrazione e il reddito di cittadinanza ci sono da un po’ di anni. E finora non abbiamo visto nessuno, o pochi, farsi avanti». Stessa storia alla Croce Rossa: «Il mondo del volontariato è sparito – il commento di Daniele Bettini, commissario della CRI piombinese – Il perché non lo so. Forse la gente è impegnata in altre attività. Di sicuro nel periodo del Covid le persone si erano avvicinate, ma pian piano si sono ritirate. Stiamo cercando di sensibilizzare la popolazione verso un mondo e un servizio necessari alla comunità. Non so, senza di noi, se l’azienda sanitaria potrebbe essere in grado di garantire le solite attività. Non parlo tanto delle ambulanze. È chiaro che l’emergenza sarà sempre garantita, bene o male. Mi riferisco, piuttosto, ai servizi ordinari, alla persona che deve fare una visita a Livorno, ad esempio. Le tariffe fornite dall’Asl si basano sui costi di dieci anni fa. Oggi soltanto per comprare un’ambulanza, che ha un massimo di vita di dieci anni, fra acquisto del mezzo e apparecchiature, servono 70mila euro. A questa cifra vanno aggiunti il carburante, la manutenzione e quant’altro». La Croce Rossa piombinese ha sei dipendenti e circa 40 volontari, quattro ambulanze, tre mezzi attrezzati e un pullmino. «Mediamente spendiamo ogni mese 3.700 euro di gasolio – dice Bettini – L’anno scorso ne spendevamo 700-800 in meno. Come siamo messi? Male. I dipendenti sono tanti e i volontari pochi. Abbiamo parlato proprio in questi giorni con l’amministrazione comunale per provare a sensibilizzare soprattutto le persone in cassa integrazione e chi prende il reddito di cittadinanza. Potrebbero dare un grosso aiuto. Non tanto alla Croce Rossa, quanto alla comunità. Il nostro bilancio? Beh, io sono commissario. A gennaio il consiglio direttivo ha rassegnato le dimissioni anche per problemi economici».
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