Italia
Due monete colorano la fonte di San Cerbone
Incursione nella notte a Baratti dello street artist Ozmo. L’opera richiama il Tesoretto esposto al Museo Gasparri
PIOMBINO. Tratti neri su sfondo bianco. Fattezze ispirate alle monete che formano il tesoro di Populonia. Si raffigura Medusa nei segni lasciati nella notte dallo street artist Ozmo sulla fonte di San Cerbone. A margine della spiaggia di Baratti, l’incursione d’arte non passa inosservata. L’artista sceglie un monumento nell’ombra, cadente e in degrado. L’acqua dalla fonte non sgorga più. Dal rubinetto che ha riaperto ora escono giudizi e inevitabili polemiche se sia arte o un degrado in più. Il tutto con una coincidenza temporale che invita a puntare poco più in alto. Dal 18 giugno al Museo etrusco di Populonia Collezione Gasparri è tornato visibile il Tesoro di Populonia, un tesoretto costituito da oltre cinquecento monete etrusche d’argento noto nella letteratura archeologica come il “ripostiglio della Porcareccia”.
Ozmo ha dipinto sopra alla fonte due delle oltre cinquecento monete d’argento, che formano il famoso Tesoro di Populonia. La sua scoperta risale al 1939, durante gli scavi per il recupero delle antiche scorie di ferro nel golfo Baratti, in località Poggio della Porcareccia. Le monete, contenute in un vaso di ceramica andato in frantumi, furono raccolte dagli operai addetti ai lavori di scavo. Tommaso Gasparri, venuto a conoscenza della scoperta avvenuta nei terreni di sua proprietà, rintracciò uno per uno gli scopritori e, corrispondendo a ciascuno un piccolo risarcimento in denaro, si fece consegnare le monete che si erano spartiti. Ricomposto il tesoretto, lo consegnò al Soprintendente alle Antichità d’Etruria, Antonio Minto, il 16 gennaio 1940. Furono recuperate 565 monete, per la quasi totalità didracme d’argento con la raffigurazione di Medusa (Metus) , l’iconografia tipica della produzione monetale etrusca di Populonia e qui coniate nella seconda metà del IV secolo a. C. .
A 83 anni di distanza dal ritrovamento l’opera di Ozmo guarda simbolicamente verso il mare, col quale gli etruschi strinsero un legame indissolubile. Ozmo, si legge in una nota, «restituisce all’antico popolo questo luogo ricco di stratificazioni storiche e semantiche, grazie alla sua nuova opera site specific, che apre un dialogo tra il tempo presente ed il passato remoto del sito».
«È la sintesi del ruolo che l’archeologia dovrebbe avere nella società contemporanea – afferma la direttrice del Museo etrusco di Populonia, Carolina Megale – : dialogo tra passato e presente, strumento di riflessione nelle politiche di gestione del patrimonio storico, reinterpretazione del passato da parte delle nuove generazioni.
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