Il Tirreno

La voce della crisi da affidare alla politica

Un carico di rotaie Jsw in attesa dell’imbarco al porto di Piombino (Foto Paolo Barlettani)
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Un carico di rotaie Jsw in attesa dell’imbarco al porto di Piombino (Foto Paolo Barlettani)

Oggi l’iniziativa pubblica unitaria dei sindacati sulla siderurgia piombinese, al palazzetto in largo Caduti sul lavoro

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PIOMBINO. È il giorno in cui mettere in fila i nodi della lunga vertenza Jsw. Rompere il prolungato e insopportabile silenzio. Uscire dallo stallo. Ci provano i sindacati metalmeccanici. E lo dicono a una sola voce: «Serve uno scatto di orgoglio da parte di tutti per garantirci il futuro e per questo chiediamo a tutti i lavoratori e ai cittadini piombinesi d’essere presenti». Oggi alle 9,30 scendono in piazza tutti assieme. Il ritrovo è al cavalcavia della ex Lucchini. E da qui al palazzetto dello sport in largo Caduti sul lavoro.

Un’analisi a più voci da cui prendere spunto per un documento da affidare alla politica nazionale e chiedere un chiaro impegno delle istituzioni. Presenti le segreterie nazionali di Fim, Fiom, Uilm, Usb e Uglm, il presidente dell’Autorità di sistema portuale Guerrieri, il sindaco di Piombino Ferrari, il presidente della Regione Toscana Giani. Si proverà a sottolineare che non c’è più tempo.

Tutta da decifrare l’accelerazione di Jsw Steel Italy a mettere in ordine le carte per accreditarsi alla maxicommessa di rotaie Rfi, il valore in dieci anni è di 2,4 miliardi di euro. Lo scetticismo di chi ne ha viste ma soprattutto sentite tante è d’obbligo. Atteso da troppi mesi nei giorni scorsi è spuntato sul tavolo del ministero per lo Sviluppo economico il piano industriale. Ad illustrarlo il vicepresidente dell’azienda Marco Carrai in occasione del primo incontro istituzionale con tutti i sottoscrittori dell’Accordo di programma, il documento del 2018 per il rilancio della città. Nel piano essenzialmente tre interventi: l’aggiornamento delle tre linee di laminazione, rotaie, barre e vergella, per un investimento di circa 60 milioni; la realizzazione del forno elettrico dopo la firma del contratto con Rfi; la riassunzione del personale in due step, da 650 fino a 1.200 dipendenti. Il risultato per il fronte sindacale è di aver aumentato lo spettro delle domande a cui non riescono ad avere risposta.

L’ultimo vertice su Jsw tra i sindacati e i rappresentanti del ministero allo Sviluppo economico risale a dicembre scorso. In quell’occasione fu stabilita una proroga di due mesi alla due diligence nell’ambito della trattativa per l’eventuale ingresso di Invitalia. Ingresso che, tuttavia, non si è concretizzato. La guerra in Ucraina ha spostato le priorità del governo, facendo cadere la vertenza in una sorta di angolo. Ad oggi non è chiaro chi abbia in mano il dossier Piombino nel governo. Eppure, quanto sta accadendo sottolinea quanto la produzione di acciaio sia strategica per un Paese. E che vi sono spazi perché si torni a produrlo anche a Piombino. In questo contesto si sono moltiplicate le voci circa un interessamento di Arvedi, che non ha mai avuto una conferma ufficiale. I sindacati chiedono di riattivare i contatti con il governo anche per verificare questo. Ma c’è dell’altro. Basta pensare alla partita delle bonifiche all’interno dello stabilimento. E al tema delle banchine portuali e delle aree in concessione.

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