Il Tirreno

Trattori, bandiere e fischietti protestano gli imprenditori Cia

Sara Chiarei
Alcuni momenti della manifestazione a Venturina (Foto Paolo Barlettan)
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Alcuni momenti della manifestazione a Venturina (Foto Paolo Barlettan)

A Venturina la manifestazione che ha radunato gli associati delle regioni del Centro Italia

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VENTURINA. Un centinaio di trattori. Sfilano lungo un percorso di otto chilometri. Circa 800 gli agricoltori che armati di bandiere e fischietti colorano Venturina Terme in occasione della manifestazione nazionale indetta dalla Confederazione italiana agricoltori (Cia) per portare all’attenzione di istituzioni e governo le criticità del settore.

Dopo un biennio condizionato dalla pandemia, quando finalmente si stava iniziando a intravedere la luce in fondo al tunnel, a inizio anno i rincari di energia e materie prime hanno inferto un colpo durissimo alle aziende agricole costrette a sopportare costi di produzione inaccettabili e un margine di guadagno sempre più risicato. La conseguenza è che molti imprenditori decidono di lasciare.

«Quest’oggi più che mai mi sento orgoglioso di essere un agricoltore – dice Valentino Berni, presidente Cia Toscana –, ma bisogna far sentire la nostra voce perché è tempo che i politici si mettano a un tavolo per trovare una soluzione ai molti problemi, tra cui quello della fauna selvatica che ha già arrecato danni inimmaginabili». I danni di cinghiali e ungulati in genere, il cui numero è talmente alto da poter essere considerato il «primo allevamento d’Italia», stanno mettendo in ginocchio moltissime aziende, perciò quello che si chiede è di ripartire dalla legge 157 del 1992 che dopo trent’anni merita di essere perlomeno rivista. «Questa legge – spiega Dino Scanavino, presidente nazionale Cia – è nata come tutela degli animali selvatici, oggi ne chiediamo una che si occupi della loro gestione. Nessuno parla di abbatterli, siamo i primi a essere ambientalisti e non è certo quello che vogliamo, ma è necessario trovare una soluzione». Il problema ne richiama un altro, ovvero quello della peste suina, a oggi confinato a poche aree del Nord Italia ma che senza un’adeguata attenzione, in primis rispetto al contenimento della fauna selvatica che potrebbe essere portatrice del virus, l’epidemia potrebbe diffondersi anche negli allevamenti del resto della penisola.

Quella di Venturina è la terza iniziativa Cia in breve tempo, segue a quelle svoltesi al Nord e Sud Italia. Per l’occasione sono arrivate rappresentanze degli agricoltori di cinque regioni del Centro: Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo e Lazio. Tutte realtà legate da temi affini, che spaziano dagli universali rincari ai danni causati dalla fauna selvatica.

Presenti alla manifestazione anche molti sindaci. Tra questi la prima cittadina di Campiglia Marittima Alberta Ticciati intervenuta anche in rappresentanza di Anci Toscana, l’Associazione dei comuni italiani che nella nostra regione è presieduta da Matteo Biffoni. «La Toscana è tra le regioni più ricche di eccellenti prodotti, conosciuti in tutto il mondo, e i nostri agricoltori non solo garantiscono un’elevata qualità, ma sono un presidio indispensabile per l’ambiente e il paesaggio toscano, un patrimonio di inestimabile valore – sostiene Ticciati –. Il momento difficile che attraversiamo aggrava le molte criticità che ogni giorno il mondo dell’agricoltura deve affrontare. L’ascolto e il dialogo – prosegue – tra i vari livelli istituzionali e la ricerca di soluzioni condivise sono un nostro preciso dovere di sindaci». Ticciati ha infatti ribadito la sua vicinanza istituzionale al mondo agricolo costretto a fare i conti con rincari fino al 300 per cento sui concimi, 170 per cento sui fertilizzanti senza considerare, semi, mangimi, gasolio agricolo, cartoni e vetro. Problemi più che tangibili già oggi, ma che con gli effetti della guerra in Ucraina sono destinati ad acuirsi ulteriormente qualora non si decida di cambiare passo tutelando attraverso misure strutturali un settore prezioso per l’intero Paese.

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