Italia
In aumento il costo del vetro rischio rincari anche per il vino
Turbati i produttori che devono scegliere se alzare i prezzi o ridurre il margine di guadagno
PIOMBINO. “In vino veritas” sostenevano gli antichi. E la verità è che uno dei settori trainanti dell’economia italiana riuscito a superare i 7 miliardi di euro di esportazioni nel 2021 (una vera manna dal cielo dopo i lockdown del 2020) deve fare i conti con i rincari energetici e di tutte le materie prime. Inevitabilmente il tema è stato anche al centro di quest’ultima edizione di Vinitaly, tornato finalmente in presenza, perché i prezzi ballerini – e in continuo rialzo – delle bottiglie di vetro così come di tutti gli elementi necessari alla produzione, impensieriscono le aziende che molto probabilmente si troveranno costrette ad aumentare i prezzi al consumatore. Preoccupato, per quanto fiducioso che alla fine il buon vino italiano possa tenere botta, il presidente del neonato Consorzio Suvereto wine Val di Cornia che raccoglie 31 aziende vitivinicole tra Suvereto, Piombino e Campiglia: «La situazione è molto difficile – dice Nico Rossi, presidente del consorzio – Purtroppo veniamo da due anni di criticità e problemi e proprio ora che stavamo iniziando a tirare il fiato con la pandemia, ne sono arrivati di nuovi. Insomma, piove sul bagnato. A Verona per quanto la ripresa della manifestazione sia di per sé un bel segnale, mancava tutta la parte asiatica, i paesi dell’est e c’era pochissima America. Certamente abbiamo assistito ad un bel movimento di connazionali però l’assenza di quella importante fetta di mercato si è fatta sentire e determina un po’ di flessione».
Il presidente sottolinea che l’emergenza materie prime e costi delle bottiglie è reale e apre uno scenario ad oggi difficile da definire: «Ci saranno aziende che riusciranno a resistere e altre che risulteranno penalizzate, costrette a chiudere o ad abbassare i prezzi per riuscire a vendere. Stiamo vivendo un momento molto incerto e tra appena tre mesi inizierà la vendemmia». L’effetto finale potrebbe essere un aumento del prezzo ma è tutto da valutare perché i produttori sono consapevoli che ogni rincaro potrebbe comportare un minor numero di acquirenti, la speranza è che la qualità territoriale venga comunque riconosciuta e premiata. «Io lo sostengo da tempo – conclude Rossi – La Val di Cornia è una grande ricchezza ancora in gran parte da scoprire, sotto ogni punto d vista».
Tra le aziende presenti al Vinitaly anche la piombinese Sant’Agnese di Paolo Gigli la cui produzione si attesta intorno alle 25. 000 bottiglie annue e che ha a sua volta notato la pesante assenza di asiatici. Tra gli altri punti interrogativi del settore in particolare punta il dito sul prezzo delle bottiglie che varia all’ordine del giorno: «Non abbiamo neppure un prezzo di riferimento né sappiamo dove arriveremo – spiega Gigli – oltre al vetro mancano anche i cartoni, poco tempo fa me li hanno portati in forte ritardo e di qualità inferiore rispetto alla mia richiesta. Data la situazione e i prezzi che dobbiamo sopportare, è molto probabile che saremo costretti ad applicare dei rincari ma è tutto ancora da definire e comunque dovremo intervenire in maniera ragionevole. È una cosa da valutare attentamente».
Un fenomeno che sembra essersi diffuso dopo la pandemia riguarda la nascita di molteplici associazioni che racchiudono piccoli produttori e puntano su vini biologici, biodinamici o naturali ispirandosi ad un concetto artigianale di tipo familiare. Anche Giovanni Bonti, dell’azienda agricola San Giusto di Piombino (la cui tiratura si aggira intorno alle 30. 000 bottiglie l’anno) sottolinea che ciò che sta accadendo in altri comparti agricoli si riflette anche nel settore vitivinicolo. «Dal carburante a tutte le utenze – dice – sono stati applicati aumenti importanti e repentini che vanno ad incidere sulla dinamica produttiva. Il gasolio agricolo è aumentato del 30% ma è stato paventato di arrivare addirittura al 60-70% poiché ancora non abbiamo un prezzo finito, e questo vale anche per alcuni prodotti utilizzati in enologia, come fertilizzanti, antiparassitari, antifungini o quelli usati durante la vinificazione. Tutto questo tradotto significa aumento dei costi di produzione. Logicamente siamo portati ad aumentare i prezzi, ma venendo da un biennio complicato mi rendo conto sia un problema. Si tratta di capire se ridurre ulteriormente il margine di guadagno pur di vendere oppure giustificare un rincaro sulla base dello scenario attuale. Al momento io ho scelto di stabilizzarmi mantenendo lo standard qualitativo a parità di prezzo, spero solo di riuscire a confermare questa politica anche in futuro».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
