Il Tirreno

Acciaio e gas, sinergia possibile: ma le chance sono molto poche

Luca Centini
Acciaio e gas, sinergia possibile: ma le chance sono molto poche

La collocazione dell’impianto potrebbe dare dei vantaggi anche in chiave industriale  

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Lo scenario

Acciaio e gas. Il primo è stato per anni l’elemento alla base dell’economia della nostra città, prima che si aprisse una crisi al momento senza fine. Il secondo è la priorità del momento, il nuovo fronte destinato ad aprirsi a Piombino. Sempre che il progetto di collocare nell’area portuale un impianto per la rigassificazione – tema affrontato nel vertice di giovedì tra Snam e le istituzioni locali – sia destinato ad entrare nel vivo. Quello che non si è capito è sei i due elementi più discussi in città siano destinati a viaggiare su strade parallele o, al contrario, possano intrecciarsi in qualche modo. Insomma, se l’energia è un fattore chiave per rendere competitiva un’azienda siderurgica, avere il gas in casa può essere un vantaggio? La risposta l’ha data il vicepresidente di Jsw Italy, Marco Carrai, non appena l’ipotesi di un rigassificatore a Piombino ha assunto una certa consistenza: «C’è la massima disponibilità. Sono felicissimo che il governo abbia deciso di realizzarlo. Farà bene al polo industriale e spero che saremo coinvolti». In fondo il rigassificatore era uno di punti del progetto industriale di Jsw. Che poi di quel progetto non si sia vista alcuna traccia, è un altro discorso. In teoria il gas servirebbe per ridurre i costi per il funzionamento di un forno elettrico, dal momento che i forni di riscaldo sono alimentati a gas. Servirebbe altrettanto in un’ipotesi di un’acciaieria elettrica alimentata dal pre-ridotto, tecnologia che permetterebbe di ridurre l’utilizzo del rottame i cui costi sono il vero problema di chi opera nel settore siderurgico con forni elettrici. Insomma, il rigassificatore potrebbe essere una carta in più sia nel mazzo di chi l’acciaieria l’ha in mano adesso, sia per chi il sito produttivo di Piombino potrebbe acquisirlo in futuro: non è un caso che le indiscrezioni di un interessamento del Gruppo Arvedi per Piombino siano accompagnate dalle voci ricorrenti di realizzazione in città di un hub per il preridotto.

Insomma, sulla carta il collegamento tra acciaio e gas ci sarebbe, anche se al momento non sono chiare né le modalità né i costi per mettere in campo tale sinergia. E la realtà, al momento, offre una rappresentazione diversa. L’ipotesi di un rigassificatore sta prendendo forma in maniera rapida, sebbene il governo e Snam stiano giocando ancora a carte coperte, mentre dell’acciaio non si parla affatto. E la prospettiva più plausibile, al momento, è che il gas lavorato a Piombino finisca direttamente nella rete nazionale e tanti saluti. Come accede, ad esempio, per l’impianto off-shore di Livorno. Le istituzioni locali, in queste ore, parlano con una voce unica e chiedono al governo di mettere in campo una contropartita – così si direbbe nel calcio – in cambio del sacrificio. Gas in cambio di bonifiche, gas per la 398. Non è chiaro se il rilancio dell’acciaio sia parte o meno di questa discussione. A patto che – fatto non scontato – la città abbia realmente margine di trattativa. E a Piombino, dopo anni di ritardi su tutti i fronti, la fiducia è scarsa.



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