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Le ombre del costo dell’energia sulla Liberty
I sindacati temono ripercussioni sul lavoro in fabbrica a causa delle spese triplicate per alimentare gli impianti
PIOMBINO. La preoccupazione c’è. Ed è emersa con tutta la sua forza nel corso del consiglio territoriale della Uilm che si è tenuto martedì scorso al Centro Giovani. L’aumento considerevole del costo dell’energia mette a rischio la tenuta dello stabilimento Liberty Magona, la cui marcia degli impianti di zincatura e verniciatura sono spinti da una grande quantità di gas ed energia elettrica. Insomma, proprio mentre lo stabilimento di via Portovecchio sta cercando di rialzare la testa dopo i problemi dello scorso anno seguiti al fallimento della banca Greenshill, riferimento per gli affari del gruppo indiano guidato dal magnate Sanjeev Gupta, l’impennata dei costi energetici rischia di assottigliare notevolmente il margine di guadagno per il sito produttivo piombinese.
Il timore dei sindacati è che, in assenza di decisioni in tempi rapidi da parte del governo nazionale, l’andamento del mercato possa convincere la multinazionale indiana a mordere il freno della produzione piombinese. Nello stabilimento ad oggi lavorano circa 450 dipendenti diretti e un centinaio di lavoratori interinali. Ad oggi non ci sono addetti in cassa integrazione e gli impianti della fabbrica viaggiano a pieno regime e con un buon volume di ordini. Ma la stangata energetica ha già assestato i suoi primo colpi e, visti gli importi sul tavolo, sta assottigliando notevolmente il margine di guadagno delle aziende energivore. E Magona è una di queste. Secondo quanto trapela da fonti sindacali l’azienda con sede in via Portovecchio spendeva ogni anno una cifra tra i 5 e i 10 milioni di euro all’anno per l’energia (gas ed elettricità).
Un valore che rischia di triplicarsi con gli aumenti energetici scattati dall’inizio dell’anno. Per tenere questa marcia la spesa stimata per l’energia salirebbe a circa 30 milioni di euro.
Insomma, il futuro è incerto nonostante in questi mesi l’azienda abbia trovato una nuova stabilità produttiva e si sia lasciata alle spalle il periodo nero dovuto ai problemi di liquidità del gruppo anglo-indiano. Ancora una volta sarebbero dei fattori esterni, non connessi alla capacità del sito produttivo piombinese di reperire ordinativi sul mercato dei prodotti piani, a creare più di un’apprensione per la tenuta occupazionale.
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