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Concessioni balneari a gara. Le incertezze degli operatori

Francesca Lenzi
Concessioni balneari a gara. Le incertezze degli operatori

Lotti di Fiba Confesercenti: «La questione riguarda 80mila aziende, non solo i bagni»

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PIOMBINO. Stop alle proroghe e via libera alle gare. Pare questa ormai la strada tracciata dal governo. Il Consiglio dei ministri lo ha ribadito dopo la sentenza dello scorso novembre del Consiglio di Stato. C’è anche la data del nuovo corso, partito oltre dieci anni fa con la Bolkestein: dal 2024 le concessioni saranno assegnate tramite gara. Fra i punti salienti della riforma del Consiglio dei ministri ci sono la promozione di una maggiore concorrenza sulle concessioni balneari e l’avvio del bando di gara almeno 12 mesi prima della loro scadenza ma anche una serie di aspetti che tranquillizzano – si fa per dire – i titolari degli stabilimenti, come l’esperienza tecnica e professionale già acquisita quale criterio per la scelta del nuovo concessionario, e una durata della concessione tale da garantire l’ammortamento degli investimenti realizzati o, altrimenti, un indennizzo per gli stessi.

«Il tema non è la data di quando partiranno o meno le evidenze pubbliche, ma la riforma strutturale del demanio – afferma il presidente nazionale di Fiba-Confesercenti Maurizio Rustignoli – Com’è possibile legiferare su un territorio così complesso con caratteristiche profondamente diverse? Non lo è fin quando lo Stato proprietario di quel bene non è a conoscenza del numero delle concessioni, dell’introito, e di ogni altro elemento. Serve una riforma strutturale nella sua interezza. Intanto le leggi, per quanto ben fatte, vanno attualizzate ricordando sì che la spiaggia è un bene pubblico, ma che deve essere utile per la collettività producendo ricchezza. Il primo passo adesso è interloquire con le forze politiche per portare il nostro fattivo contributo. Nessuno vuol evitare le evidenze pubbliche, ma fra quelle e l’esproprio c’è di mezzo il buon senso. Partiamo dallo storico e andiamo incontro al cambiamento graduale nel rispetto dei principi europei».

«La palla ora passa al parlamento – dice Fabrizio Lotti vicepresidente nazionale Fiba Confesercenti, anche titolare del bagno la Capannina in costa est – Si parla solo degli stabilimenti, ma le concessioni demaniali sono molto più ampie. Parliamo di 80mila aziende fra negozi, ristoranti, e via dicendo. Diventa complicato fare 80mila gare. Senza una linea precisa dipenderà molto dalla capacità del dirigente del demanio e non so quanti contenziosi potrebbero nascere. Comunque siamo moderatamente soddisfatti di alcuni aspetti: del canone che non sia parametro per eventuali gare e del riconosciuto valore aziendale».

Fra i titolari dei bagni c’è per ora molta incertezza.

«Non c’è ancora nulla di definito, a parte le gare, che sembrano inevitabili – le parole di Paolo Caramante dei Bagnetti Salivoli – Siamo in alto mare. Sicuramente l’idea della gara ci spaventa. Anche il mio bagno è stato oggetto di una manifestazione d’interesse. Che dire, ho quasi 60 anni, sono qui dal 1998 quando la concessione era illimitata e ho investito. Dovessero togliermi tutto non so proprio cosa farei. Mi auguro, almeno in una grande buonuscita».

«C’è ancora molta confusione – sostiene Riccardo Parrini del Calamoresca Beach – Ogni giorno cambia qualcosa. Una volta in meglio, una volta in peggio. Per ora siamo in attesa. Le gare? Non è che mi spaventano. Parlo in generale e temo che questa strada porti a un pericolo: che le grandi società possano prendere in mano strutture portate avanti finora da famiglie che hanno fatto il bene del territorio. Più che altro ci sarebbe da intervenire a livello strutturale».

«È presto per parlare, ma faccio alcune considerazioni generali – dice Sergio Biagini, titolare del bagno la Conchiglia a San Vincenzo – Si va all’asta, uno si aggiudica la concessione e io devo andar via. Ma lo stabilimento è mio, l’ho fatto io. Che faccio, lo smonto e lo porto con me? Così quello dopo deve ripartire da zero. Ho impiegato dieci anni per portarlo a questa redditività e mi va riconosciuto. Non solo. Il demanio ha autorizzato i mutui. Se, però mi togli il lavoro, io non posso più pagarlo il mutuo. E chi viene dopo, prende una concessione con un’ipoteca sopra? Sono tanti gli aspetti da chiarire. A partire dalle tempistiche delle gare. Con i tempi che abbiamo in Italia per risolvere le questioni legali la vedo lunga. Senza pensare alle problematiche che si innescheranno sull’indotto».

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