Il Tirreno

“Faccio da solo”: il progetto riparte con il Carnevale

Valeria Parrini
I ragazzi di “Faccio da solo” al mare con un gruppo di boy scout l’estate scorsa
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I ragazzi di “Faccio da solo” al mare con un gruppo di boy scout l’estate scorsa

Autonomia e disabilità, così una decina di ragazzi tra i 18 e i 25 anni sono impegnati nel programma di Pubblica assistenza e coop Il Granaio

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PIOMBINO. Si ricomincia dal Carnevale. Appuntamento il martedì dalle 16 alle 19 alla Pubblica assistenza per preparare maschere e disegni. Sempre con materiale di recupero. Se poi le regole anticovid lo permetteranno, tutti a sfilare dietro a Cicciolo per accompagnarlo al rogo. È ripartito il progetto “Faccio da solo”. Affronta la disabilità di una decina di ragazzi tra i 18 e i 25 anni, ormai fuori dai circuiti scolastici. In piena zona grigia. Niente scuola. Inserimenti lavorativi rarissimi. Qualcosa da fare aiuta. Specie se contribuisce ad accrescere la propria autonomia. A fare da soli, appunto.

Il progetto è curato dalla Pubblica assistenza (settore sociale, consigliere Maurizio Grassi) e dalla Coop Il Granaio, piano educativo di Cecilia Simoncini e Alice Leoncini. Tutto in sintonia con il settore sociale dell’Asl. Il contributo della banca Mediolanum è arrivato giusto in tempo per riprendere il cammino iniziato con i contributi di Fondazione Livorno e proseguito con quelli di Cesvot. Risorse destinate allo stipendio delle tre educatrici.

Molto lavoro è garantito dai volontari. Anche coetanei dei partecipanti. Si va dai 17 ai 25 anni. Come gli scout che accompagnano i ragazzi al mare in estate. O gli studenti dell’Einaudi Ceccherelli che con i ragazzi hanno instaurato un rapporto di amicizia e di scambio collegato a un progetto scuola-lavoro. Ne nascono incontri in cui tutti hanno qualcosa da imparare.

Laboratori di cucina, uscite serali per festeggiare un compleanno o un diploma. Come fanno tutti i ragazzi a quell’età. Non si sono mollati neanche durante il lock down. Videochiamate per rimanere, e per sentirsi, connessi.

La rete di rinforza con i volontari della Pubblica assistenza, spesso molto giovani. Ed è così che l’occasione è buona per preparare un pasto veloce e gustoso per gli operatori della protezione civile. Polpettine, salsa allo yogurt, insalata e via. Tutto confezionato con gli accessori in scatole da asporto. La cucina della Pubblica assistenza è a disposizione. Anche per qualche dolcezza. Frati fritti da offrire, per esempio. E per Carnevale c’è chi spera in un bis. Imparare a gestire il denaro per la spesa. A leggere un’etichetta. A capire cosa è il Bio e a riciclare correttamente i rifiuti. C’è anche questo nel programma.

I ragazzi sono una decina. L’obiettivo è rendere il progetto circolare. Con qualcuno che esce e altri che entrano. Ma per questo è indispensabile uno sbocco occupazionale attraverso convenzioni tra l’Asl e le aziende. È così che in tre ragazzi hanno trovato da occupare qualche ora.

Chiara Raugi, pedagogista e volontaria, afferma: «Vorremmo sensibilizzare le piccole aziende e i piccoli esercenti ad aiutarci ad includere i nostri giovani nel mondo del lavoro. Dare loro un’opportunità di autonomia. Comunque – aggiunge – niente sarebbe possibile senza la fiducia e il sostegno delle famiglie».

E di qualche associazione. Grazie al contributo del Comitato Io sto con Walter è stato allestito in sede uno spazio Snoezelen. Parola strana che sintetizza due verbi: risvegliare e calmare. L’ambiente offre stimoli tattili, visivi, olfattivi e uditivi che facilitano l’approccio con i ragazzi, specialmente con quelli che non parlano.

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