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«Tampone di controllo e poi in visita dai “nonni”»
Le operatrici sanitarie raccontano l’affetto che le lega agli ospiti “traslocati”
PIOMBINO. «Ciao nonnina cara! Come stai? Come ti trovi lì, tutto bene? Sai ti volevo confermare che tra poco veniamo a trovarvi, sto organizzando. No davvero, come vi abbiamo detto l’ultimo giorno, non vi scorderemo mai!» Segue un saluto commosso di quelli che portano via il cuore.
Susanna Giannellini fino a pochi giorni fa oss alla Residenza sanitaria assistenziale Phalesia sta mantenendo così, via telefonino, i contatti con i pazienti “traslocati” per ultimi dalla struttura in dismissione insieme a diverse ex colleghe.
«Abbiamo prenotato il tampone – dice Susanna – andremo a trovarli nella nuova Rsa a Cecina».
L’ultimo giorno, il 29 gennaio, è stato raccontato in diretta via social da un’altra oss, Michela Berti condividendo con la città il dolore e l’emozione delle ultime partenze: «Oggi ha chiuso per sempre Rsa Phalesia – scrive – Vi assicuro che vedere tutti quei nonnini andare via, con in volto lo smarrimento e vederli alcuni piangere, perché si dovevano staccare da noi operatori è la cosa più brutta, in più, sentirli dire, che si preoccupavano per noi, è stato veramente terribile. Tutto questo si poteva evitare – ricorda Michela –, non per noi operatori, che abbiamo tutti già trovato una collocazione, ma per loro. Dio mio, per loro, persone indifese e anziane con problematiche gravi di ogni genere. Non aggiungo altro».
Operatrici sanitarie, figure di supporto all’infermiere, che svolgono una lunga serie di attività per garantire l’assistenza di base (come l’aiuto ai pazienti totalmente o parzialmente dipendenti nelle attività di vita quotidiane, igiene personale) e che hanno finito per creare un forte legame con gli anziani, condividendo le preoccupazioni con le famiglie degli ospiti - per lo più con patologie gravi - nella corsa a trovare una diversa sistemazione. Visti i tempi ristretti dell’annuncio della chiusura a metà dicembre scorso.
«Ringraziamo le associazioni e chi ci ha aiutato a continuare a stare vicino agli ospiti fino al trasferimento in sicurezza, dandogli sostegno ed amore – riprende Susanna Giannellini – . Abbiamo pianto con loro perché i momenti vissuti insieme li conosciamo solo noi... terapia dopo terapia. Mi auguro che lottino che sappiano difendersi dalla pandemia, anche se noi non possiamo essere con loro si portano dentro il nostro amore. Alla fine dei conti sono gli operatori socio sanitari e gli operatori socio-assistenziali che assicurano sempre il servizio più totale – aggiunge – a queste persone così fragili. Presto li andremo a trovare perché fanno parte della nostra vita... ci hanno detto che siamo la loro famiglia. Li chiamo al telefono proprio perché ricordino quanto vogliamo tanto bene a tutti».
Insieme a Susanna c’è Nunzia Mazza: «Anche se ho già trovato lavoro – assicura – ho dato la mia adesione alla visita, chiederò un permesso! Con le mie colleghe ho davvero tanti ricordi, ed anche se le nostre strade si sono divise chissà... magari un giorno ci ritroveremo da qualche parte a lavorare di nuovo insieme. Sì mi mancherà il Phalesia: mi mancheranno i “miei nonnetti”. Nel salutarli durante il trasferimento mi hanno fatto piangere. Arrivederci a presto, un abbraccio a tutti. Basta decidere la data per la visita ai nostri anzianissimi nonni e ci sarò anch’io» conclude Nunzia.
Le strutture chiudono, l’affetto, che va ben oltre l’impegno lavorativo dov’è nato, non finisce mai.
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