piombino
cronaca

Morti in corsia, lo sfogo dei familiari dopo l'assoluzione: «Ditemi chi ha ucciso mio padre, vuol dire che c’è un assassino in libertà»

Monica Peccianti e Enzo Peccianti

Monica Peccianti è la figlia di uno dei pazienti morti in ospedale: «Se i giudici hanno ragione, c’è ancora un killer da trovare»


26 gennaio 2022 Luca Centini


PIOMBINO. «La sentenza dei giudici dice una cosa chiara: a Piombino c’è un assassino che ha ucciso dei pazienti ricoverati in ospedale e gira liberamente, come se non fosse accaduto nulla».

Monica Peccianti riassume con queste parole il significato della sentenza della Corte d’assise d’appello di Firenze, vista dalla prospettiva delle famiglie dei pazienti morti nel reparto di anestesia e rianimazione dell’ospedale di Villamarina. Enzo Peccianti era il padre di Monica. Aveva 77 anni quando fu ricoverato in ospedale e morì in seguito a un grave problema di coagulazione del sangue in rianimazione il 2 ottobre del 2014. Peccianti era uno dei tredici pazienti le cui morti furono attribuite in un primo momento dalla Procura di Livorno all’infermiera Fausta Bonino. Con la sentenza di primo grado la rosa delle persone morte per omicidio si ridusse a quattro (Peccianti non era più incluso in questa lista), il pronunciamento di ieri, invece, ha ribaltato tutto ancora una volta. Per i giudici Fausta Bonino è innocente perché «non ha commesso il fatto». Nove persone sono morte in ospedale per delle iniezioni massicce di eparina, ma non si sa – secondo il pronunciamento dei giudici – chi sia stato a somministrarle.

Signora Peccianti, cosa ha provato lunedì durante la lettura della sentenza?

«Eravamo a Firenze, perché io e mia madre abbiamo seguito l’udienza con l’avvocato Carlo Castaldi. Che dire. C’è stato lo sbigottimento generale da parte di tutti, sia dalla parte dell’accusa ma posso dire anche della difesa. Anche la Bonino non credeva di essere stata assolta. Questo sbigottimento ce lo siamo portati fino a casa nel tragitto da Firenze fino a Piombino».

Che idea si è fatta sul pronunciamento della Corte?

«Il giudice con la sua sentenza dice una cosa chiara: c’è un assassino a giro a Piombino, qualcuno ha ucciso delle persone in ospedale ma è libero. Questa per noi è una beffa rispetto a una vicenda che di per sé è molto dolorosa».



Come ha vissuto questi sei anni?

«Senza mio babbo li ho vissuti male, così come li ha vissuti male mia madre. È come ogni volta che seguiamo le udienze del processo si riaprisse una ferita in una maniera atroce. E poi sia a Livorno, sia a Firenze c’ è stata la mazzata finale. Alla mia famiglia ci vorranno mesi per riprendersi da questa sentenza».

Ha sempre fiducia di poter trovare giustizia per la morte di suo padre?

«No, non ho più fiducia. Se prima c’era un minimo di speranza che fosse messo anche il mio babbo tra le vittime di omicidio, adesso non c’è più. Non so se il procuratore generale della corte di appello vorrà andare in Cassazione o meno. Il fatto è che mia madre non ce la fa più. È molto provata».

Ritiene giusto il pronunciamento dei giudici?

«Non credo nella sentenza».

Quali sono i prossimi passi che intendete compiere?

«Vediamo se ci sono i presupposti per andare avanti, ne parleremo con il nostro avvocato. Mia mamma però non ha più energie, non so cosa faremo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Gruppo SAE (SAPERE AUDE EDITORI) S.p.A, Viale Vittorio Alfieri n.9 - 57124 Livorno - P.I. 0195463049


I diritti delle immagini e dei testi sono riservati. È espressamente vietata la loro riproduzione con qualsiasi mezzo e l'adattamento totale o parziale.